lunedì, 21 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Continua la protesta
dei lavoratori sardi
Pubblicato il 10-03-2014


Protesta_lavoratori_sardi_mobilitàNon ho mai avuto personalmente a che fare con l’istituzione dei sindacati. Almeno non dal punto di vista strettamente legato alle questioni professionali. Ho sempre cercato di tutelare i miei diritti facendo da sola. D’altra parte, indirettamente, per altre questioni, conosco il mondo dei sindacati. Alcuni aspetti, ad oggi, posso serenamente ammettere che confermano il mio pensiero in merito al fatto che negli ultimi vent’anni quella che dovrebbe esser un’istituzione di sinistra che prende le difese dei lavoratori tutti, iscritti e non, è diventata oggi una classe dirigente improntata ai personalismi. I sindacati hanno smarrito la bussola. Non sono più dentro i problemi reali del paese e dei lavoratori. A conferma di ciò posso addurre tanti esempi ma il più eclatante si ravvisa in quanto accaduto il 20 marzo poche ore dopo il sit-in davanti al palazzo del Consiglio regionale sardo.

È nota oramai la vicenda che vede coinvolti gli oltre 12 mila lavoratori disoccupati in mobilità in deroga sardi. Un gruppo di questi lavoratori si sono costituiti in comitato spontaneo, hanno deciso di seguire da vicino la vicenda, hanno voluto conoscere per filo e per segno tutti gli aspetti, compresi quelli normativi, inerenti alla legge sugli ammortizzatori sociali in deroga, in questo caso la “mobilità”. Si è creato spontaneamente un gruppo che lavora costantemente alla ricerca degli atti di governo, di regione, di Inps e, nella fattispecie, nella approfondita lettura di tutti gli aspetti degli accorsi sottoscritti anche con le tre sigle sindacali.

Queste persone, a cui va riconosciuto il merito di aver sollevato, da alcuni mesi a questa parte, la questione portandola all’attenzione degli organi di stampa nonché delle istituzioni, ha dovuto scegliere tra il cadere in uno stato di disperazione assoluto, facendosi guidare da altri per capire il motivo per cui a loro ad oggi è negato un diritto riconosciuto per legge. Prima di tutto a loro, età media 45 anni, è negato il diritto al lavoro, quello strumento di dignità per cui come dettato dalla nostra costituzione, all’art. 3 – “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” – I diritti vanno di pari passo con i doveri, ma per camminare uniti il primo elemento deve poter consentire l’effettiva applicazione del secondo. Questi lavoratori disoccupati di cui sopra hanno deciso di sollevare la testa e andare avanti incentrando la loro disponibilità di tempo nell’impegno quotidiano nella lotta per riprendersi il diritto ad esistere. Ora sono persone invisibili per le istituzioni, e ahimè, talune volte anche per i sindacati che dovrebbero tornare ad incentrare la loro attenzione sui temi caldi di questa società civile troppo sovente bistrattata e calpestata. Come dicevo, il comitato dei lavoratori disoccupati in mobilità in deroga sardi ieri, il 20 Marzo, sono tornati per la terza volta, dopo le due precedenti del dieci e quattordici febbraio, a farsi sentire sotto le porte delle istituzioni. Nello specifico, hanno deciso di far sentire la loro voce il giorno del giuramento dei neo consiglieri della Regione Sardegna, e dell’elezione del neo Presidente del Consiglio Regionale sardo. Da rilevare, in concomitanza sotto la sede del consiglio regionale sardo, sono state organizzate altre due manifestazioni, una per la vertenza degli operai Alcoa organizzata dalla Cisl ( sigla sindacale ), l’altra dal comitato ‘Viale Trento’ che segue la vicenda degli inquinamenti industriali, ed in particolar modo l’aspetto che vede le grandi multinazionali arrivare in Sardegna, investire, chiudere e fuggire lasciando il territorio in balia di veleni e desolazione, oltre alla disoccupazione. Come si evince dal video nel quale i lavoratori rappresentati qui da alcuni portavoce tra i quali Stefania Zorco, cercano di spiegare quale disagio stanno vivendo da oltre 16 mesi. “I Lavoratori chiedono alla nuova giunta regionale Sarda” – come spiega Stefania Zorco – “ innanzitutto il pagamento della mobilità in deroga per tutto l’anno 2013, a fronte di 4500 persone circa che fortunatamente l’hanno già percepita tutta, siamo qui nel giorno del primo consiglio regionale per dare un segnale della nostra presenza, che ci siamo ancora anche noi, stiamo ancora aspettando”. Un vicenda che inizialmente pareva poter trovare rapide soluzioni“Invece” – continua la signora Zorco – “è accaduto il contrario. Il 18 marzo è uscito sul sito della Regione e su quello di Sardegna Lavoro, un comunicato per informare i lavoratori della procedura per aver accesso ad una sorta di sussidi in sostituzione di quello che effettivamente ci spetta, nella misura del 50%, che allo stato attuale è l’ennesima beffa ai nostri danni”. Il neo Governatore Francesco Pigliaru giunto sul posto, precisano i lavoratori – “Ci ha incontrato, ha chiesto chiarimenti e voluto i documenti che abbiamo portato. Gli diamo atto che loro non hanno responsabilità nel merito, gli diamo il tempo di prender visione di tutti gli atti relativi e chiediamo un incontro formale possibilmente prima del 26 Marzo”. Qui il video documento dell’incontro tra i lavoratori e il Governatore. Piccola nota stonata della giornata, la polemica nata in serata tra alcuni componenti del comitato e una esponente della sigla sindacale Cisl, la quale, prendendo visione delle immagini del sit –in sul profilo personale facebook, ha ritenuto opportuno diffidare la lavoratrice dall’utilizzo di immagini in cui si vedono le bandiere del sindacato. Del tutto fuori luogo la richiesta dal momento in cui le manifestazioni si sono svolte all’aperto in un luogo pubblico. Le tre manifestazioni distinte per le richieste e contenuti sfortunatamente, a questo punto, si sono svolte in concomitanza e tutti hanno fatto fotografie e video. Ancora più assurdo è dover rilevare che l’attenzione del sindacato , ed in particolare dell’esponente di cui sopra, sia caduta esclusivamente sulle bandiere visibili nelle foto e non invece sull’incresciosa vicenda che dopo sedici mesi dire incredibile risulta anche riduttivo. L’Avvertimento scritto come commento sotto la foto dice testualmente : “La foto pubblicata con le bandiere del sindacato fa sì che chi le pubblica vada incontro ha una diffida. Ciò che appare ad occhi altrui è che il sindacato fosse presente ma così non è, nessuno di noi è stato contattato. Bene la solidarietà, ma la foto ad alcuni fa capire che siamo presenti ad una manifestazione da noi mai indetta. Grazie.” – La foto incriminata pubblicata unitamente ad altre e ad altri video e, alle rimostranze sollevate da alcuni componenti del comitato che facevano notare la casualità della immagini e tenevano a precisare, in riposta al primo intervento della sindacalista, che il loro sit-in era stato organizzato autonomamente, precisando che nessuno ha inteso fregiarsi di simboli e/o altro. Ancor più perché hanno precisato, “noi abbiamo manifestato per la terza volta soli come gruppo spontaneo.” Del resto, in manifestazioni miste, risulta difficile distinguere le sigle sindacali presenti e i lavoratori ad esse appartenenti. La foto voleva semplicemente raffigurare, in totale buona fede, un momento di solidarietà tra i gruppi lì presenti che versano realmente in situazioni drammatiche. Risulta invece strano che un/a sindacalista rimarchi che gli iscritti hanno chiesto conto di una manifestazione e della assenza del sindacato. E risulta ancora più offensivo verso questi lavoratori l’ironica risposta pervenuta alla precisazione: “Quindi se la regione ha deciso di anticiparvi i soldi visto che avrebbe dovuto pagare l’Inps il merito è vostro? Anche se mi sforzo non riesco a ricordare alcuno dei vostri nomi nell’accordo.” – Vuole per caso alludere che chi non è iscritto ad una delle tre sigle sindacali deve ritenersi fortunato se prima o poi riceverà i soldi? Paradossale è che a fregiarsi e erigersi a paladini della difesa dei diritti dei lavoratori vi siano persone che fanno delle differenze di trattamenti e appartenenze. In chiusura è doveroso segnalare per chi avesse necessità di informazione che su facebook è presente un gruppo che raccoglie oltre seicento iscritti i cui amministratori e fondatori Sig. Giancarlo Mereu, Sig. Stefania Zorco sono e restano disponibili per ogni richiesta e si dicono pronti a non abbandonare questa battaglia che va avanti, tengono a ribadirlo, oramai da sedici mesi. Io dico una cosa, su eventuali accordi non sarà presente di certo nessun nome di queste persone ma quei soldi sono un loro diritto e nessuna sigla e/o bandiera può negare questo dato di fatto.

Antonella Soddu

Gli articoli precedenti:
La scandalosa odissea dei 12 mila lavoratori sardi – 18/3/201
12 mila in mobilità dimenticati dallo Stato – 
21/2/2014
Niente ammortizzatori per i disoccupati sardi – 2/1/2014
Ammortizzatori sociali fantasma per centinaia di disoccupati – 28/10/2013

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Salve scrivo per avvisarvi che questo gruppo chiuso di facebook , non ha ottenuto assolutamente niente, anzi si distacca dai sindacati che come loro hanno fatto manifestazioni e si sono sbattuti senza ottenere niente. Facendo palesemente propaganda politica di destra. Elimina i suoi iscritti che giustamente arrabbiati li fanno notare quanto scritto sopra. Io sono un lavoratore in mobilita, e mi sono sentito più volte offeso da questi pseudo lider.

  2. Di solito, le persone con un’apertura media di testa, accettano i commenti altrui……voi invece siete stati bravissimi a censurare qualsiasi vostro oppositore…..degni dei politici e dei giornalisti italiani…..anche se vi siete dimenticati che si doveva lottare solo per un motivo……e signora Soddu, non faccia del sarcasmo con delle presone che non conosce……

Lascia un commento