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Opinioni e commenti
 

Cosa gli ha detto Obama
Pubblicato il 28-03-2014


Se non sbaglio ad afferrare il senso di un colloquio, Obama ha chiesto a Renzi, sia nelle vesti di premier italiano, sia di futuro presidente della sessione italiana del Consiglio dell’Unione europea, di farsi carico delle spese di difesa che non possono essere sopportate in misura così sproporzionata dagli Usa. Dunque non solo di non diminuire la percentuale attuale della spesa per la difesa rispetto al Pil che per l’Italia e gli altri stati europei è attorno all’1 per cento, mentre per gli Usa è attorno al 3 per cento, ma di potenziarla. È giusto? Secondo me dobbiamo essere coerenti.

Per troppo tempo abbiamo accusato gli Stati Uniti di essere i poliziotti del mondo, di occuparsi di situazioni locali seguendo innanzitutto gli interessi nazionali, e nel contempo abbiamo rivendicato all’Europa un ruolo da protagonista, soprattutto nel Mediterraneo, possibilmente in chiave unitaria, e non improvvisata e disarticolata com’è avvenuto in occasione dell’intervento in Libia. E oggi dovremmo disimpegnarci e non corrispondere alle esigenze di Obama, che intende concludere due guerre ed affidare all’Europa e in particolare all’Italia un nuovo ruolo nel mondo e in particolare sui temi del nord Africa? Non mi pare giusto.

Obama non può reggere la sproporzione attuale di spesa e di responsabilità che una politica internazionale impone. Chiede un equilibrio diverso, soprattutto nelle situazioni che più direttamente investono l’Europa: pensiamo non solo al Mediterraneo, ma alla Russia, alla situazione ucraina, dove i temi della scissione da Mosca e dell’adesione all’Europa sono alla base del conflitto attuale. Gli Usa chiedono a noi europei di farcene carico. E a chi altri? E allora, se siamo investiti di un nuovo ruolo, di una nuova responsabilità, occorre anche non fare finta di niente e scegliere una linea. Che può essere quella dell’indifferenza o quella dell’interesse ad assumere questa nuova responsabilità.

Quest’ultima non necessariamente ci deve portare alla conferma dell’acquisto o costruzione degli F35, che sono aerei da guerra sulla cui necessità molti tecnici nutrono forti. dubbi. Non sono in grado di sposare sulla questione alcuna impostazione. Resta tuttavia alta la sproporzione tra questo investimento e la sua utilità. Altra cosa è la spesa complessiva per la difesa. Dobbiamo essere chiari. O sposiamo l’impostazione di Gino Strada che ritiene che non esista un pericolo e che non dobbiamo difenderci da nulla (ma non vorrei che Strada arrivasse al paradosso che sono i talebani e gli estremisti islamici che devono difendersi da noi), oppure siamo consapevoli che la pace e la democrazia corrono anche adesso, e non solo nel 1939, quando i pacifisti facevano il gioco di Hitler, seri pericoli nel mondo, e in molte sue parti questi principi sono da anni negati.

Troppo deboli sono i giovani governi più o meno democratici dei paesi arabi dopo la decantata primavera, troppo aspro è ancora il conflitto in Siria, e la situazione in Turchia rischia ancora di esplodere. Poco più in là esiste l’Ucraina e una possibile invasione russa, che già si è presa la Crimea. Potrei continuare con l’Iran che è ormai entrata nel nucleare, con l’Iraq e l’Afghanistan, che non sono state pacificate, con la Palestina e Israele senza una pace stabile, e anche con nuove incognite che sia affacciano coi riarmi pesanti di Cina e Giappone. Non mi pare che si possano dormire sonni tranquilli. Vogliamo “mettere i fiori nei nostri cannoni”, come diceva una canzone degli ormai vecchi Giganti? Non vorrei però che gli altri mettessero bombe. Il disarmo deve essere globale e bilanciato, come avvenne per il nucleare negli anni novanta, non una spinta verso l’avventura.

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Commenti all'articolo
  1. Il disarmo è follia (vedi quel che sta succedendo in Ucraina), ma si può spendere meno e avere una Difesa più efficace in un solo modo: creando una Difesa unita europea; bastano 9 stati dell’UE per creare una cooperazione rafforzata; facciamo la proposta noi italiani e chi ci sta ci sta!

  2. Caro Mauro
    Come sempre hai centrato il problema.
    Un giorno qualcuno disse che l’Europa era un gigante economico, un nano politico e una formica militare. lo per quanto riguarda il ” gigante economico” ho dei dubbi , ma per il nano politico e la formica militare il paragone e sempre più che valido.
    Con la frantumazione delle roccie profonde gli Usa diventeranno o sono diventati, esportatori di fonti energetiche, anziche importatori , la loro presenza in Medio Oriente e Nord Africa sarà sempre meno forte.
    Quanto ha detto Obana non è una novità ,ma un qualcosa che era già ben visibile da tutti quelli che hanno voluto vedere. Quì , non si tratta di armiamoci e partite, ma di prendere coscienza che la difesa non sarà più garantita dagli Usa , in cambio di stampaggio a gò gò di dollari, ma dovremo provedere noi Europai e per primo darci una politica estera comune di fermezza e di dialogo, evitando gli errrori madornali fatti dagli Usa negli ultimi 30 anni. ma la fermezza senza possiblità di difenderla vale poco
    Per noi italiani questo è una necessità imperativa , con il Medio Oriente e il nord Africa in fiamme , sperare che una scintilla di questi incendi non intacchi prima o poi i nostri fienili è aleatorio, dovremo occuparcene ma sinceramente io , tremo , alla sola idea che questi problemi vengano affrontati dai dilettanti allo sbaraglio del governo attuale.
    Fraterni saluti
    Compagno maurizio Molinari

  3. Sul bellissimo libro di Intini Avanti! – Un giornale Un’epoca – in fondo a pag. 617 è scritto: ” il lepenismo neofascista in Francia, la destra in Italia, l’esplosione della demagogia populista, il conservatorismo in Germania, gli egoismi, la mancanza di politica con la P maiuscola, di solidarietà e “vision” metteranno in crisi l’Europa e la sua moneta. Anche perchè una valuta comune non regge senza una vera integrazione politica. Ripetendo gli insegnamenti dei vecchi socialisti lo avrei detto alla Camera nel 2001 (quando ancora i pericoli per l’euro non si volevano riconoscere), semplicemente sottolineando le immagini non a caso impresse sulle monete. “Mai nella storia si è vista una moneta reggere rimanendo appesa al nulla. Dobbiamo pertanto appendere l’euro alla bilancia di una giustizia comune, alla spada di una difesa comune, a una politica economica ed estera comune”.

  4. L’Italia, non si puó negare, è una potenza mondiale. Membro del G8, potenza militare con mezzi di eccellenza e nuovi ampliamenti, come la portaerei Cavour, prima esportatrice di manufatti e artigianato, culla di moda, arte, gastronomia, ricercatori, architetti e grandi personalità. Nonostante le nostre difficoltà siamo un paese potente, non possiamo negarlo. Come noi non possiamo negare la ” carica” di potenza all’Italia, noi non possiamo negargli potere sulla regione mediterranea e sul mondo. In tale situazione privarsi di alleati, seppur scomodi e portatori del marcio capitalismo, sarebbe un errore, come privarsi di una efficente flotta aerea sia un errore. Il compagno Mauro Del Bue ha fatto una critica vera e attuale sulla politica internazionale che alla fine lascia un ammonimento reale che non dovrebbe essere ignorata.

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