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Opinioni e commenti
 

Crimea: Ue e Usa protestano, ma è l’ora della realpolitik
Pubblicato il 17-03-2014


Crimea-Referendum

Non sorprende che la votazione svoltasi domenica 16 marzo in Crimea abbia dato come risposta un ampio plebiscito di Sì (96,6%) alla domanda che chiedeva ai cittadini se volevano che la penisola facesse parte della federazione russa. Così, sessant’anni dopo esser stata trasferita da Nikita Kruscev all’Ucraina, la Crimea, lunedì, 17 marzo, ha chiesto il suo ritorno sotto l’autorità di Mosca.

La domanda è stata formalmente avanzata dal parlamento di Crimea e venerdì 21 sarà accettata dalla Duma, il Parlamento russo. Il vicepresidente Sergei Neverov, ha promesso un “futuro molto vicino fra i due Stati”. Il trasferimento tuttavia non sarà senza difficoltà.

Quale sarà lo status per la “Crimea russa”? Un’altra entità amministrativa? Una repubblica con un parlamento, una costituzione e un presidente, come la Cecenia ?

Non si sa ancora, ma la Russia ha diversi strati amministrativi, più o meno autonomi. Definire lo status giuridico di Crimea sarà probabilmente oggetto di discussione venerdì durante l’esame da parte della Duma di Stato della richiesta per collegare la penisola alla Federazione russa.

Oltre a Mosca, nessuna capitale ha riconosciuto il voto di ieri. Gli Stati Uniti e i Paesi della UE hanno tutti condannato il referendum, definendolo “illegale”, “contrario alla Costituzione dell’Ucraina e del diritto internazionale” e si sono tutti espressi per l’adozione di sanzioni contro i leader russi e quelli ucraini filo-russi.

Tuttavia, è difficile immaginare come l’Europa e gli Stati Uniti possano garantire un passaggio indolore della sovranità della Crimea alla Russia.

Se la Duma ratifica venerdì l’annessione, l’ Unione europea (UE) prevede un terzo round di sanzioni, considerato più pesante per le relazioni economiche e commerciali della Russia, così come è avvenuto dopo la guerra in Georgia nel 2008, ma diversi funzionari mettono in guardia sulla risposta di Mosca a tali sanzioni perché molti Paesi europei sono fortemente dipendenti dalle forniture di gas russo. Tra le sanzioni previste c’è anche quella del possibile boicottaggio della prossima riunione del G8 a Sochi.

C’è poi un problema legato al destino dei tartari e degli ucraini in Crimea. Già vittime della collettivizzazione forzata di Stalin, furono anche deportati in Asia centrale durante la seconda guerra mondiale. Il nuovo presidente della Crimea, il filo-russo Sergei Aksyonov, tuttavia ha cercato di tranquillizzare la minoranza e martedì scorso il Parlamento ha adottato una risoluzione sui diritti dei tartari, garantendo loro una rappresentanza negli organismi statuali e uno status ufficiale. Ma il messaggio inviato dal parlamento di Crimea non convince i tartari che, memori del passato, temono per la loro sicurezza e non è un caso se molti di loro sono oggi tentati dall’imboccare la strada dell’esilio.

Per quanto riguarda gli ucraini di Crimea (circa il 25% della popolazione), l’offerta che gli è stata fatta è quella di un passaporto russo. Insomma non verranno costretti ad andarsene ma, ciononostante, hanno rifiutato di assumere la cittadinanza russa.

Ben più dure le condizioni imposte alle forze militari ucraine. Lunedi 17 marzo il parlamento di Crimea ha ordinato lo scioglimento delle unità militari sotto la bandiera ucraina. I soldati o accetteranno di essere filo-russi, giurando fedeltà alla Crimea ed alle nuove autorità, oppure verranno considerati parte di una “formazione armata illegale”.

Ci si aspetta comunque un esodo anche perché con un salario medio di 250 euro, la penisola è tra le più povere di tutte le regioni russe e per questo molti analisti si aspettano un flusso di migranti verso le zone più ricche della Russia. La Crimea abbandonerà la ‘grivna’, la moneta ucraina mentre verrà adottato il rublo. Le banche locali sembrano già aver anticipato questo movimento. Infatti già un paio di giorni prima del referendum, era difficile trovare la moneta ucraina nei bancomat della Crimea.

Centrale anche la questione del sistema di sicurezza sociale. La percentuale di pensionati nella penisola è di 17 punti percentuali superiore a quello della Russia. I pensionati in Crimea, ‘sperano’ nell’annessione: la pensione media mensile di un russo è difatti di 195 €, molto più elevata rispetto alla media di 107 euro dei pensionati ucraini. Dunque l’annessione della Crimea peserà non poco sui bilanci del sistema russo di sicurezza sociale. Tra i costi c’è anche un’altra promessa: la città di Mosca ha anche promesso di dare un sostegno di 5.000 rubli (circa 100 euro) a ogni veterano della Seconda Guerra Mondiale.

Alla fine, secondo gli analisti, il costo dell’integrazione nel medio termine costerà al Cremlino circa 20 miliardi di euro e Mosca si troverà a finanziare infrastrutture costose in una penisola isolata geograficamente, che non ha neppure una frontiera terrestre con la Russia. Anche per questa ragione il primo ministro russo, Dmitry Medvedev, ha firmato un decreto solo due settimane fa, il 3 marzo, per la costruzione di un ponte che unisca la Russia alla città di Kerch, per un costo stimato di circa mezzo miliardo di euro; un sogno che probabilmente non vedrà la luce per diversi anni. Bisognerà poi mettere mano al nodo delle forniture di energia e acqua della penisola perché oggi i tubi del gas, gli acquedotti e gli elettrodotti che alimentano la Crimea provengono o appartengono all’Ucraina. Per questo si prevede che la Russia fornirà il gas via mare mentre, almeno simbolicamente, le centrali termoelettriche installate a Sochi per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi dovranno essere trasferite. Ma la speranza della Crimea è oggi quella di pagare meno la benzina; infatti i prezzi dei carburanti sono molto più bassi in Russia che in Ucraina.

Questo allo stato sono le condizioni amministrative, burocratiche ed economiche che illustrano bene i vantaggi per la popolazione della Crimea ed il conseguente impegno economico della Russia di Putin. Ma al di là di ciò è evidente che dalla fine della Guerra Fredda e dalla caduta del Muro, la mossa di Putin rimette in campo una potenza economica, politica e militare con la quale sarà difficile non fare i conti per l’Europa e per tutto l’Occidente. Difficile limitarsi ad affermazioni di disapprovazione di rito.

Chi ha paragonato l’annessionismo guascone espansionista di Putin a quello dei tedeschi del ’36 commette un errore. La Russia ha sofferto un isolazionismo di fatto e oggi intende esercitare un ruolo di primo piano stretta com’è fra le nuove potenze asiatiche e il protagonismo americano e un’Europa divisa e sonnacchiosa in attesa delle decisioni della Germania, desiderosa di sedersi nuovamente a Yalta, ma questa volta nel ruolo di vincitrice e non più di sconfitta.

Putin dovrà vedersela con la Merkel, più che con Obama; dopotutto sono gli eredi delle stesse famiglie che più di un secolo fa si contendevano l’Ucraina. È per questa ragione che la questione della Crimea riguarda anche l’Italia, i nostri interessi energetici e la nostra sicurezza. Fare e promuovere il dialogo sarà più conveniente che fare e promettere facce feroci ed interventi isolazionistici. L’Europa allargata confina con questa nuova realtà e dovrà essere capace di sondare le reali volontà russe di determinare cooperazioni rafforzate e federazioni fra Stati, non nuove e pericolose divisioni.

Bobo Craxi

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Commenti all'articolo
  1. Un giorno qualcuno disse che l’Europa era un gigante economico, un nano politico e una formica militare, al giorno d’oggi non sono più certo del gigante, ma per il resto direi che è tutto immutato se non peggiorato .
    Del nanismo europeo , Germania o non Germania, ne abbiamo una tragica conferma della crisi Ucraina.
    L’occidente ha vinto, nel 1989 senza sparare un colpo, la 3° guerra mondiale per implosione del blocco sovietico. Gli ex paesi satelliti dell’Urss hanno costituito governi democratici ,molti sono entrati in Europa, alcuni nella Nato , istituzioni che ora confinano con la rinata potenza Russa , mentre gli Usa stanno riscoprendo una politica isolazionista..
    l’Europa, che ancora ha una politica estera che è fatta di almeno 5 politiche estere, doveva agire con maggiore diplomazia e lungimiranza prima di allagare ad est sopratutto la Nato, non doveva aumentare il senso di isolamento e accerchiamento della Russia , tanto più che sia la UE che che i paesi Est Europei dipendono dalle forniture di fonti energetiche e dagli scambi commerciali con la Russia, in pratica si doveva far partecipe la Russia stessa del processo di sviluppo democratico ed economico di tutta l’area.
    Circa l’Ucraina, si è stati immobili a vedere come sarebbe finita la rivolta che alla fine ha travolto il regime filo russo, anziché intervenire con mediazioni prima , cercando di difendere e aiutare , nel concreto .le ragioni di chi chiedeva più Europa e dare le giuste assicurazioni alla Russia.
    Ora si invocano e si fanno sanzioni, dopo che è stata inglobata la Crimea, troppo tardi perché , al netto del come la Russia abbia occupata la Crimea e al netto anche della farsa del referendum, ma sul serio si poteva pensare che la Russia e la Russia di Putin, lasciasse la sua base principale sul mar Nero , Sebastoboli isolata in un territorio si autonomo ma, inglobato in uno stato,l’Ucraina non più in sintonia con lei ? Inoltre la Crimea non è mai stata Ucraina e neanche Russia ma dei Tatari però ormai popolata da una ambia maggioranza di russi per cui l’esito del passaggio alla Russia della stessa è cosa ormai scontatata .Quello che ora resta da fare è ben poco , tranne fare azione diplomatica per non far perdere la faccia all’Ucraina e non fargli mancare aiuti economici , far avere le dovute garanzie alle minoranze della Crimea a questo punto Ucraine, Tatare e financo per la piccola comunità Italiana che da sempre ignoriamo.
    Vi sono anche altre garanzie che dobbiamo pretendere da Zar Putin, le più urgenti e difficili , è grave che Putin abbia giustificato l’azione verso la Crimea con la difesa della popolazione russa , in quanto per la politica che fu di Lenin e Stalin ,molti russi furono inviati a popolare ampie zone di Ucraina come di tutte le Ex repubbliche federare nell’Urss, cosa ha voluto durre ,che non si fermerà alla Crimea? Inoltre non ci possiamo dimenticare che le 3 repubbliche baltiche : Lituania, Lettonia ed Estonia sono abitate da minoranze russe che arrivano fino al 45% della popolazione totale e sopratutto sono membri della Nato, in caso di minaccia alla loro integrità noi siamo obbligati a difenderli armi alla mano.
    Tanto è il lavoro da fare all’Est con diplomatica fermezza, grande sarebbe il ruolo che l’Italia potrebbe svolgere in ambito Europeo ma francamente dubito che il Signor sindaco di Firenze ne sia all’altezza , per non dire della sbrabatella ministra degli esteri.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari Fed. di Torino

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