lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Cuba, Castro vara il piano
per riformare l’economia
Pubblicato il 05-03-2014


Cuba-capitali stranieriRaùl Castro prosegue nelle riforme economiche che sembrano portare Cuba verso una svolta. Il Parlamento dell’isola (l’Asamblea nacional del Poder Popular) ha approvato, in una seduta straordinaria, la nuova legge sugli investimenti stranieri, abrogando di fatto quella del 1995.

Attirare capitali internazionali, questa le parola d’ordine del “new cuban deal”; il povero mercato locale, infatti, non è più in grado di autosostentarsi, soprattutto alla luce del costante aumento demografico. Il governo cubano ha dunque capito che è necessario aprire, non in maniera drastica e selvaggia, ma graduale, le porte dell’economia cubana al mondo.

Le riforme avviate da Raùl Castro e dai suoi fedelissimi putano a vari obiettivi e si prefiggono di agire su diversi aspetti dell’economia dell’isola caraibica. Primo tra tutti, la nomenclatura cubana punta a dare fiducia e garanzie giuridiche a chi vorrà investire sull’isola caraibica. In un secondo momento, invece, sarà cruciale favorire le nuove relazioni commerciali che Raùl intende consolidare, in particolare nei confronti dell’Unione Europea e del Brasile. Il terzo fine di questa apertura è cercare nuovi spiragli per lo sviluppo di Cuba, dal punto di vista sia industriale sia dei servizi, cioè del terzo settore.

Il settore primario a Cuba registra, infatti, una fase di affanno che va avanti ormai dagli ultimi cinque anni poiché la politica di “collettivizzazione” nelle campagne non garantisce sufficientemente la produzione di generi alimentari per la popolazione. Proprio per questo, nei piani del governo, il progetto di “autarchia” di Fidel Castro dovrà subire una drastica sterzata. Infatti con l’apertura a capitali stranieri sarà possibile apportare migliorie nelle tecniche di coltivazione e, soprattutto, nuove tecnologie, chimiche e meccaniche, per il trattamento dei campi. L’importazione e l’esportazione di prodotti agricoli devono entrambi aumentare percentualmente rispetto agli ultimi anni.

La nuova legge varata dal Parlamento, sotto l’egida di Raùl Castro, offre notevoli benefici fiscali e sconti sulle tasse di eventuali profitti. Inoltre la nuova normativa eliminerà faticosi ostacoli burocratici per l’importazione e l’esportazione di macchinari industriali. Ciononostante le aziende straniere che arriveranno a Cuba non potranno assumere dipendenti direttamente ma solo attraverso un’agenzia statale creata ad hoc che filtrerà le assunzioni. Importanti infrastrutture saranno a breve inaugurate, ad esempio il nuovo porto di Mariel, il quale è stato praticamente finanziato in tutto e per tutto dal Brasile per 750milioni di euro. Nel 1980 questo porto vide la partenza di circa 130mila cubani verso gli Stati Uniti d’America in fuga dal regime di Fidel Castro.

Tuttavia l’apertura agli investimenti e capitali esteri a Cuba non potranno essere indirizzati in tre settori strategici: Sanità, Istruzione, Forza Armate. Questi tre capisaldi dell’ideologia castrista non saranno toccati perché considerati le tre vie per perpetuare il socialismo cubano. Infatti l’indottrinamento militare e la fedeltà delle forza armate nazionali sono fondamentali per continuare a governare con autorità. La Sanità cubana, inoltre, è famosa in tutto il mondo perché dalle Università di Medicina e Chirurgia vengono formati medici e chirurghi preparati e altamente istruiti. Il sistema sanitario cubano è considerato il “fiore all’occhiello” del regime castrista dagli inizi degli anni ’70.

“Le riforme economiche sono un obiettivo improrogabile se si vuole aiutare il popolo cubano”, sostiene il leader Raùl Castro. Mentre per le riforme politiche bisogna ancora attendere: work in progress.

Manuele Franzoso

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