giovedì, 28 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Disabili discriminati sul lavoro: Italia a rischio condanna Ue
Pubblicato il 31-03-2014


L’Italia rischia sanzioni di carattere economico e un ulteriore deferimento alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza della stessa Corte sulla parità di trattamento dei disabili sul lavoro. A paventare la possibilità di multe per il nostro paese e di deferimento per violazione dei trattati sono state fonti interne alla Commissione europea: l’esecutivo di Bruxelles sta, infatti, valutando l’adeguamento della legislazione italiana alla direttiva 2000/78/CE in merito alla non discriminazione delle persone con disabilità sul lavoro, dopo che la Corte di giustizia Ue aveva condannato l’Italia nel luglio 2013.La Corte: “Le misure adottate dalla legge italiana non sono organiche”. Il nostro paese aveva recepito la direttiva col decreto legislativo 216 del 9 luglio 2003, ma il massimo organo giuridico europeo non ha ritenuto questa legge sufficiente e ha chiesto all’Italia, in particolare, di recepire meglio l’articolo 5 della direttiva, che riguarda le soluzioni e gli adattamenti ragionevoli che il datore di lavoro deve mettere in atto per favorire l’inserimento delle persone disabili. La Corte ha altresì rilevato che le misure per l’impiego di persone con disabilità sono spesso lasciate alla discrezione delle autorità locali e non sono adottate in maniera organica. Infine, è stato segnalato anche il mancato accesso a un’adeguata formazione lavorativa per le persone disabili. L’Italia, in risposta alla sentenza del luglio 2013, ha adottato la legge 99 del 9 agosto 2013, che la Commissione sta ora vagliando e che – se troverà di nuovo insufficiente – porterà a un secondo deferimento dell’Italia e al rischio di sanzioni economiche.La battaglia di Lorenzo Torto. A portare il nostro paese sul banco degli imputati è stato un ventiseienne paraplegico abruzzese, Lorenzo Torto, che nel marzo 2013 ha presentato una petizione al Parlamento Ue per chiedere che il governo accelerasse il percorso per garantire a tutti i disabili un accesso al lavoro dignitoso. Torto è recentemente tornato di nuovo di fronte alla commissione Petizioni dell’Europarlamento dove ha sostenuto che l’Italia non si stia muovendo abbastanza velocemente ed efficacemente su questo fronte. Al punto che Ilaria Brazzoduro, della direzione generale Giustizia della Commissione europea, non ha escluso la possibilità di una multa per il nostro paese, una volta terminati gli accertamenti di Bruxelles.

Sollecitazione a Renzi e Poletti per una soluzione rapida del problema. “Sono convinto che avremo un altro deferimento e un’altra sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia – ha commentato Torto – perché la legge adottata dall’Italia per recepire la direttiva affronta solo alcuni problemi minimi. Tengo ha sottolineare che questa battaglia non è solo per me, ma per tutte le persone con disabilità”. La presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Ue, l’eurodeputata Erminia Mazzoni, ha detto che nei prossimi giorni scriverà una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, perché considerino della massima priorità l’adeguamento dell’ordinamento italiano alla legislazione europea in materia di occupazione per le persone disabili.

Lavoro: Cud Inail 2014

I Cud 2014 relativi alle indennità erogate dall’Inail nell’anno 2013 per inabilità temporanea assoluta sono consultabili e scaricabili dalla sezione Servizi online del portale www.inail.it . L’accesso è previsto per i lavoratori (che si dovranno registrare come “Utente generico”) e i loro intermediari (Caf aziende). Dall’11 marzo è inoltre possibile per i Caf federati acquisire sul portale dell’Inps i Cud 2014 relativi alle indennità di inabilità temporanea assoluta. Dal 17 marzo sono altresì disponibili sul “Portale del pensionato” i Cud 2014 per gli ex dipendenti Inail.

Come consultare il Cud. Dal 2013 gli Enti previdenziali sono tenuti a rendere disponibile in modalità telematica la certificazione unica (Cud) dei redditi di lavoro dipendente, pensione e assimilati (legge di stabilità 2013).

I dati riportati nel Cud. Per i lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale si tratta delle indennità di inabilità temporanea assoluta e dei redditi esenti liquidati nell’anno precedente, mentre per i lavoratori del settore navigazione si tratta anche delle indennità di malattia e di maternità. Per gli ex dipendenti Inail e i loro superstiti si tratta degli emolumenti del trattamento di pensione.

Come acquisire il Cud.

Lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale:

dalla sezione Servizi online del portale Inail

tramite i Caf convenzionati

chiamando il Contact center Inail da rete fissa al numero verde gratuito 803.164 e da cellulare al numero 06/16416406/164164 (a pagamento in base al piano tariffario del proprio gestore telefonico).

Lavoratori settore navigazione:

specifico portale dedicato ai servizi online

tramite i Caf convenzionati

chiamando il Contact center Inail da rete fissa al numero verde gratuito 803.164 e da cellulare al numero 06/16416406/164164 (a pagamento in base al piano tariffario del proprio gestore telefonico).

Ex dipendenti Inail e i loro superstiti, titolari di pensione a carico dei Fondi interni di previdenza:

tramite il portale del pensionato, raggiungibile dalla sezione Servizi online del portale Inail

per posta, unitamente al cedolino del mese di riferimento, per i soli  pensionati che hanno fatto richiesta del servizio di spedizione cartacea del cedolino, a fronte di un contributo al costo di spedizione nella misura di € 13,00 annui. Soltanto nel caso in cui non sia possibile ottenere il Cud attraverso le modalità appena descritte, sarà possibile acquisirlo in forma cartacea presso una sede territoriale Inail.

Dai contratti a termine all’apprendistato: tutte le novità del dl Lavoro

Nuovi criteri per i contratti a termine, risorse per contratti di solidarietà, semplificazione per l’apprendistato e in materia contributiva. Sono i contenuti, suddivisi in due capi e cinque articoli, del testo definitivo del decreto legge per il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese, da poco emanato dal governo dopo il via libera del Cdm della scorsa settimana Come si legge nel testo, “vengono proposti interventi di semplificazione per specifiche tipologie contrattuali di lavoro (il contratto a termine e quello di apprendistato), per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo, nazionale e internazionale”. “Sono inoltre introdotte – prosegue – disposizioni per aggiornare le procedure finalizzate all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, per realizzare la ‘smaterializzazione’ del documento unico di regolarità contributiva (Durc), nonché per individuare ulteriori criteri per il riconoscimento della riduzione contributiva per i datori di lavoro che stipulano contratti di solidarietà che prevedono la riduzione dell’orario di lavoro e per incrementare le risorse finanziarie destinate alla medisma finalità”.

Per quanto riguarda i contratti a termine, l’obiettivo, si spiega, è quello di facilitarne il ricorso. Il numero di contratti a termine stipulati da ciascun datore di lavoro non può eccedere il limite del 20% dell’organico complessivo presente nella stessa azienda, ad eccezione delle imprese che occupano fino a 5 dipendenti, per le quali è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato. Il decreto lascia comunque alla contrattazione collettiva la possibilità di modificare tale limite quantitativo e tiene conto delle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità. Inoltre, viene elevata da 12 a 36 mesi la durata del rapporto a tempo determinato, per il quale non è richiesto il requisito della causalità, consentendo al datore di lavoro di poter instaurare sempre rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale nel limite della durata massima di 36 mesi. Viene così superata la precedente disciplina che limitava tale possibilità solo al primo rapporto di lavoro a tempo determinato. Si stabilisce, poi, la possibilità di prorogare fino a un massimo di otto volte il contratto a tempo determinato, entro il limite dei tre anni e sempre che ci si riferisca alla stessa attività lavorativa.

Un termine che, però, è privo di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto. Quanto all’apprendistato, l’obiettivo è di semplificarne la disciplina. In particolare, viene previsto il ricorso alla forma scritta solo per il contratto e il patto di prova e non per il relativo piano formativo individuale, come previsto finora. Si provvede, poi, a eliminare la norma che attualmente condiziona l’assunzione di apprendisti alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. E la retribuzione – per il contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale – deve fare riferimento alle ore di lavoro effettivamente prestate e al 35% del relativo monte ore di complessivo di formazione. Eliminato l’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa elemento discrezionale. Semplificazione in arrivo anche in materia di servizi per il lavoro. Rientra in questo ambito la norma con cui si intende garantire la “parità di trattamento” delle persone in cerca di occupazione in uno degli Stati membri dell’Unione, indipendentemente dal loro luogo di residenza. Si elimina il “domicilio” quale requisito per usufruire delle azioni di politica attiva da parte dei servizi competenti.

Si rende così immediatamente operativa la ‘Garanzia Giovani’ (che, per usufruire dei relativi percorsi, stabilisce che siano individuati, come requisiti fondamentali, la “residenza” e la “contendibilità” del lavoratore), consentendo quindi al giovane in cerca di occupazione di rivolgersi a un servizio per l’impiego indipendentemente dall’ambito territoriale di residenza. Un altro intervento di semplificazione riguarda la procedura per la verifica della regolarità contributiva, con la cosiddetta “smaterializzazione” del Durc, attraverso il superamento dell’attuale sistema che impone ripetuti adempimenti burocratici alle imprese. Un successivo decreto ministeriale individuerà le tecniche necessarie per dare avvio alla procedura. Infine, arrivano nuove risorse per finanziare i contratti di solidarietà a partire già dal 2014, attraverso un aumento del limite di spesa, per un importo pari a 15 milioni annui, “in considerazione – si sottolinea – dell’attuale crisi occupazionale”. E si prevede la possibilità di stabilire criteri per l’individuazione dei datori di lavoro beneficiari delle misure previste in caso di ricorso al contratto di solidarietà.

Carlo Pareto

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