lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

È stagione di tagli,
ma non per i soldi alla Chiesa
Pubblicato il 17-03-2014


Gli italiani che non hanno più fiducia nella politica, che non sperano nelle istituzioni, che disprezzano i media – e con più di una ragione – hanno idealizzato la figura dell’ultimo pontefice che, presentandosi in modo volutamente dimesso, ha conquistato la pancia di un Paese secolarizzato. Quanto poi sia vero che Francesco mangia e dorme a santa Marta invece che negli sfarzosi alloggi papali per vivere in comunità piuttosto che per la sua sicurezza lo sapremo con i lenti tempi della storia. Quel che oggi sappiamo è che gli italiani aborriscono i privilegi della casta, ma ignorano quanto la Chiesa di Roma lo sia e quanto costa a ognuno, compresa la numerosa popolazione che ha altre convinzioni filosofiche.

Pochi sanno quanto veramente spendiamo per mantenere questa religione che, grazie alla revisione concordataria voluta da Craxi (che pur con le sue ombre fu il politico che meglio seppe comprendere il cambiamento della società e mettere a nudo la perdita con la sfida della modernità il grande Pci) nell’84 non è più religione di Stato.

Molti addebitano a quella revisione la responsabilità dell’8 per mille, ignorando che il meccanismo aveva lo scopo di sostituire la congrua obbligatoria. Il primo anno di applicazione dell’8 per mille volontario portò a donazioni risibili che indussero il sistema partitocratrico ad escogitare meccanismi per far arrivare nelle casse della Chiesa quel che liberamente i cittadini non davano. Oggi perfino un 4 per mille di quote inespresse viene concesso dallo Stato alla Chiesa cattolica e a qualche altra religione che ha siglato intese con lo Stato, ma la domanda è stata inoltrata da tutte.  Perché è evidente che lo Stato italiano considera  che solo le religioni che abbiano siglato una intesa debbano essere gratificate di un 8 per mille, non così, ad esempio, un ente di ricerca.

Quando compiliamo il nostro modello irpef troviamo tra le caselle per le religioni anche la casellina per lo Stato. Incredibile due volte: per primo perché tutte le tasse dovrebbero essere per lo Stato, secondo perché mai lo Stato ha fatto uno spot per ricordarci che eventualmente quella casellina a lui riservata potrebbe essere finalizzata ad un fondo scuole ospedali, calamità naturali così come previsto dalla legge 222/1985… Uno Stato laico, almeno sulla carta, che attribuisce tanti privilegi alle religioni  – segnatamente ai cattolici – diminuisce l’importanza della laicità che possiede pluralità e completezza, quello che le fedi pretendono per se stesse.

Arrivare a conteggiare i privilegi della Chiesa non è facile ripartiti come sono tra la Santa Sede (addirittura ci sono in corso procedure di infrazione dalla Ue per indebito aiuto a Stato estero) , Cei, ordini religiosi, associazionismo vario. Una analisi attenta e affidabile è quella dell’Uaar (unione atei agnostici razionalisti)  che ha dato vita a una piattaforma visitabile on line I costi della Chiesa  http://www.icostidellachiesa.it/

Se la voce del padrone la fanno l’esenzione Imu (o come si chiama oggi), l’insegnamento della religione cattolica (i docenti vengono scelti dalla Cei ma lo stipendio è a carico dello Stato), i contributi alle scuole e alle università, colpiscono  i contributi statali per cappellani presso le forze armate, polizia di Stato, carceri. E ancora i contributi delle Regioni e dei Comuni a eventi di vario tipo, aiuti all’editoria, pagamenti per la sicurezza, le ambasciate presso la Santa Sede.

Un capitolo a parte sono i grandi eventi.

Ad uno assisteremo presto, la santificazione di ben due papi. E se in molti hanno contestato il decreto salvaRoma, sarà il silenzio più assoluto sulla follia di soldi che Roma e il governo centrale metteranno in campo in quei giorni e che peseranno sulle gracili spalle italiane e romane. Se la nazione fosse consapevole dei soldi che gli vengono sottratti per il mantenimento del clero, aprirebbero un’altra Breccia? E il buon appetito trasmesso dal servizio pubblico Rai – pagato anche dai non cattolici – ogni santa domenica  manderebbe più di un boccone di traverso.

Tiziana Ficacci 

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Commenti all'articolo
  1. Spero che i socialisti non dimentichino mai la loro storia e le loro origini.
    Ricordo sempre con orgoglio come si opposero all’articolo 7 della Costituzione intravedendone i pericoli

  2. Post da vero socialista. Ricordo con orgoglio che i socialisti da soli contestarono l’articolo 7 della ostituzione intravvedendone i problemii che oggi abbiamo con la preenza costante anche inpolitica dei cattolici

  3. Egregia Tiziana Ficacci, Brava se anche i così detti “socialisti” si comportassero, scrivessero, parlassero da socialisti avremmo risolto la maggior parte dei problemi fatto salvo ovviamente la seconda Breccia, alla quale da subito rispondo “presente” a patto che questa volta si finisca il lavoro..

  4. Blog davvero interessante e soprattutto necessario. A proposito di uno dei commenti ricordo che la Breccia è stata chiusa con i Patti Gentiloni ancor prima del fascismo che però ha fatto il Concordato che ancora ci opprime. Ma anche dopo il fascismo la Breccia è stata murata ermeticamente con l’articolo 7 della Costituzione che ha avuto troppi complici nella sua attuazione. E, ancora, i media non ci parlano di questi argomenti perchè sono legati alle “proprietà” che li limitano senza neanche
    doverlo fare a parole, ma soltanto con i loro potere.

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