sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

El Salvador, alle presidenziali
vittoria ancora incerta
Pubblicato il 10-03-2014


San_Salvador_elezioniToo close to call, letteralmente “troppo vicini per giudicare”. Domenica 9 marzo si è tenuto il secondo turno delle elezioni Presidenziali nella Repubblica di El Salvador, ma il vincitore non sarà proclamato prima di mercoledì.

Con il 100% delle sezioni scrutinate sono solo 6.634 i voti che separano il rappresentante del FMLN, Salvador Sánchez Cerén, ed il candidato delle destre, Norman Quijano.

In leggero vantaggio è l’attuale Vice-Presidente Salvador Sánchez Cerén (che al primo turno era avanti del 10%), candidato del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, che in caso di vittoria diventerebbe il primo leader guerrigliero ad assurgere alla più alta carica dello stato.

I tempi per l’insediamento del nuovo Presidente sono lunghi, il mandato inizia il 1° giugno, ma il paese ha più che mai la necessità di conoscere rapidamente e con certezza il risultato elettorale.

Il Salvador, la più piccola e la più popolata delle repubbliche centramericane, è infatti uno dei paesi più turbolenti ed instabili del pianeta. Scosso fino al 1992 da una lunga e sanguinosa guerra civile (di cui fu protagonista proprio il FMLN), El Salvador si contende con il vicino Honduras il poco agognato titolo di Stato più pericoloso del pianeta, con 66 morti violente ogni 100mila abitanti (il dato italiano è di 1 ogni 100mila, dati rapporto ONU 2011). La capitale, San Salvador, è percorsa da bande di giovani armati, le cosiddette maras, ormai tristemente note anche alle pagine di cronaca nera dei quotidiani italiani.

La situazione dovrebbe chiarirsi entro mercoledì, secondo quanto dichiarato dal Presidente del Tribunale Elettorale, quando termineranno le operazioni di riconteggio. Entrambi i candidati, però, si sono dichiarati vincitori. Quijano, che accusa il governo di voler instaurare un regime “dittatoriale chavista”, ha giurato di essere disposto a mettere in gioco la propria vita per difendere la “sua” vittoria.

L’esercito, a lungo vero dominus della politica nazionale, non si è ancora pronunciato, in attesa del responso ufficiale del Tribunale Elettorale.

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