martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Troppi scandali per Erdogan
Dopo Twitter, chiuso anche Youtube
Pubblicato il 27-03-2014


Erdogan-Youtube-TwitterDopo il tentativo di “spegnere” Twitter, Tayyip Erdogan ha deciso la sua prossima vittima: Youtube. A tre giorni dalle elezioni amministrative locali del 30 marzo, il sultano di Ankara vuole oscurare il popolarissimo canale video di internet.

La censura nei confronti di Youtube è scattata dopo la pubblicazione online di un file-audio di una conversazione tra il capo dei servizi segreti e un generale dell’esercito. Il contenuto dell’intercettazione pubblicato verteva su un possibile attacco turco contro i militanti jihadisti in Siria. L’Autorità per le Telecomunicazioni turche ha giustificato la censura di Youtube poiché con la pubblicazione della conversazione – a loro dire – si potrebbe mettere a rischio la “sicurezza nazionale”.

Il paranoico premier turco addita i social network come mezzi di complotto per far cadere il suo governo. Infatti su Youtube sono apparsi video e audio di alcune telefonate con il figlio e dei suoi ministri con altri interlocutori. Dalle parole ascoltate si rivelano, così, casi di presunta corruzione. La trama ordita dai social network nei confronti di Erdogan include anche un video a “luci rosse” con protagonista lo stesso primo ministro.

Gli utenti turchi hanno iniziato una dura protesta arrivando addirittura a comunicare informazioni su come aggirare i blocchi posti dalle Autorità per le Telecomunicazioni e bypassare i filtri di internet. La Commissaria Europea Neelie Kroes, la stessa che era stata interpellata per l’affaire Twitter, ha pronunciato dure parole definendo “disperato” il tentativo di censura di Erdogan.

Come già detto, il premier Erdogan giustifica questa censura perché si violerebbero dei “segreti di Stato”. A due giorni dall’abbattimento di un MIG-23 siriano da parte di due F-16 turchi, le decisioni del primo ministro potrebbero non essere del tutto infondate. Ciononostante è da mettere in evidenza la vulnerabilità delle comunicazioni nel Paese dove sembra molto facile fare intercettazioni. Qualcuno sostiene che se esistesse un valido apparato tecnologico di sicurezza telematica forse questo vespaio non avrebbe iniziato a ronzare, ma è più probabile che il materiale scandalistico contro Erdogan provenga dall’interno stesso delle istituzioni turche e sia il prodotto di una parte dell’intelligence che sta conducendo una sua guerra privata, in nome della laicità e del kemalismo, contro il predominio religioso e la deriva integralista.

L’inefficienza e la fragilità dei sistemi di sicurezza turchi non possono essere comunque una giustificazione per arrivare ad oscurare social network e di conseguenza violare la libertà dei cittadini. La stessa magistratura sembra non essere d’accordo e un primo segnale in questo senso si è avuto con il pronunciamento della Corte Amministrativa di Ankara che ha riaperto il canale Twitter su internet.

L’opposizione contro Erdogan si fa comunque ogni giorno più serrata e c’è solo da sperare che anche Youtube venga presto riacceso.

Manuele Franzoso

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