mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Elezioni europee, la parità può attendere
Pubblicato il 19-03-2014


Francobollo_anniversario_voto_donneNulla di fatto. Niente parità di genere, niente abbassamento della soglia di sbarramento, niente circoscrizione per la Sardegna. Il disegno di legge di modifica della legge elettorale per le europee in discussione al Senato non ha modificato nulla. Anzi una modifica c’è, ma ha tutto il sapore di una presa in giro. Si è infatti introdotta per le elezioni di maggio la possibilità di esprimere una terza preferenza, stabilendo che questa dovrà appartenere a un genere diverso dalle altre due, pena l’annullamento… della terza preferenza. Ossia nulla impedirà di votare per due uomini e visto che la terza preferenza non è obbligatoria e che è l’unica a poter essere annullata non c’è nulla che potrà garantire un numero accettabile di donne elette.

Per la parità piena si dovrà attendere il 2019, quando nelle liste ci sarà il 50% di donne e le preferenze espresse dovranno essere di genere diverso.

Non si capisce in base a quale principio quanto andrà bene per il 2019 non poteva andare bene adesso.

O meglio lo si capisce benissimo: da una parte nessun uomo vuole rinunciare a un seggio a favore di una donna quindi meglio per ora tenerseli stretti e domani si vedrà, dall’altra l’accordo fatto tra Renzi e Berlusconi fuori dal parlamento non riguarda più solo la legge elettorale.

Se la balla che si è consumata alla Camera era: ‘No alle quote, per non sfasciare l’accordo e perché bisogna valorizzare il merito’, quella andata in scena al Senato è stata: ‘buona idea, ma non è il momento’. E così ancora una volta sulla parità di genere sembra che una parte della maggioranza e una parte dell’opposizione si siano coalizzate in una sorta di alleanza misogina per non fare nulla”. Ha commentato Pia Locatelli, parlamentare del PSI e presidente onorario dell’Internazionale socialista donne. “Adducendo la scusa che i tempi sono stretti, – ha aggiunto – si è rinviato tutto e le stesse senatrici del Pd che avevano promosso il ddl si sono dovute arrendere accontentandosi di una scelta al ribasso. È vero che nel 2019 la parità sarà piena e che questo è un passo importante, ma allora perché attendere? A questo punto il sospetto che ormai le decisioni vengono prese fuori dalle aule parlamentari è più che una realtà, così come è una realtà il fatto che ci sia una maggioranza ombra che non deve essere disturbata”.

Le donne del Pd – ha dichiarato il senatore Luigi Marino del gruppo ‘Per l’Italia’ – sono partite lancia in resta per chiedere la parità di genere in liste e preferenze e si sono ridotte ad accogliere, per ragioni di politica generale dettate dall’accordo Pd-Forza Italia, un emendamento mortificante per le battaglie delle donne in Italia

Al Pd fanno buon viso a cattivo gioco con Valeria Fedeli e Anna Finocchiaro che parlano di primo passo avanti e di buona premessa e Doris Lo Moro, relatrice del provvedimento che afferma amaramente che “Quando si tratta di legiferare per i diritti delle donne c’è sempre motivo per rinviare. Oggi però è il momento della sintesi e io non mi sottraggo ai miei doveri di relatore”.
Il centro destra, intanto, esulta.

Cecilia Sanmarco

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