lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

FORNERO CIAO CIAO
Pubblicato il 21-03-2014


Fornero-lavoro

Si fa una gran parlare della soglia del 3% e del Fiscal Compact senza che vi sia alcuna notizia o decisione di rilievo e invece rischiano di passare sotto silenzio un paio di novità che possono davvero cambiare la vita, si spera in meglio, a tanti italiani. Oggi è stato pubblicato in gazzetta Ufficiale il Decreto Legge che rivoluziona la legislazione sui contratti a termine e l’apprendistato, di fatto capovolgendo l’indirizzo che era stato dato dalla ministra Fornero col Governo Monti.

E ieri è stato pubblicato un altro decreto che può avere un notevole impatto, quello sugli incentivi fiscali per chi investe in una società innovativa. Si tratta di una rivisitazione del ‘decreto sviluppo bis’ del Governo Monti che prevedeva agevolazioni e una serie di misure, che ora entrano in vigore, dagli oneri azzerati di costituzione e registrazione presso le Camere di commercio alla remunerazione dei collaboratori con stock option, dal credito d’imposta sulle assunzioni di ricercatori alla corsia preferenziale per accedere al Fondo centrale di garanzia. Una serie di misure che dovrebbero facilitare anche l’ingresso di capitali dall’estero per stimolare la nascita di nuove aziende e aiutare il mercato del lavoro con start up innovative.

Per tornare al tema della riscrittura delle regole sul lavoro, la riforma del ministro Giuliano Poletti che entra in vigore da domani, cancella di fatto la riforma Fornero e modifica alla radice i contratti a termine, dove l’imprenditore potrà fissare la fine del rapporto di lavoro senza indicare una ‘causa’, mentre gli apprendisti vecchi, potranno essere sostituiti senza i limiti di prima.

La riforma della Fornero, di cui si è parlato male spesso senza davvero una ragione plausibile, aveva inserito delle norme per contenere la precarietà. Le intenzioni erano più che buone, ma l’esperienza ha purtroppo dimostrato che queste norme protettive producevano soprattutto la fine di tanti contratti a termine e la sostituzione con forme ancora peggiori di finto lavoro autonomo.

Oggi si prende la direzione opposta sperando che questa volta vada meglio e solo i prossimi mesi saranno in grado di dirci se il rimedio questa volta funziona.

Tra le regole della Fornero modificate c’è quella che riguarda i termini temporali del contratto e che introduce l’‘acausalità’, cioè la possibilità riconosciuta al datore di lavoro di non specificare le motivazioni che lo portano a fissare un termine al rapporto. Insomma «mano libera» non solo per i primi 12 mesi, come era fino a ieri, ma fino a 36 mesi. Non solo: se la durata massima del contratto a termine resta fissata in 36 mesi (dopo bisogna passare a quello a tempo indeterminato), da domani tra un contratto e l’altro non c’è più l’obbligo di quella pausa che lasciava a casa i lavoratori per dieci o venti giorni. Con la Fornero poi ci poiteva essere solo una proroga mentre adesso sono fino a otto. Infine, sempre che non vi siano regole stabilite dai contratti collettivi in essere, il decreto stabilisce che quelli a termine possano coprire fino ad un massimo del 20 per cento dell’organico, ma anche le aziende sotto i cinque dipendenti possono averne uno.
Le differenze rispetto al passato come si diceva sono tante e le critiche sono per ora arrivate dal sindacato e da alcuni esponenti di centrosinistra. L’ex viceministro dell’economia, Stefano Fassina, ha dichiarato che questo “decreto è più grave dell’abolizione dell’articolo 18”. Secondo Fassina “siamo di fronte a una regressione del mercato del lavoro che aumenta in modo pesantissimo la precarietà. Non è una riforma e per quanto mi riguarda deve essere modificato, altrimenti non è votabile”.
Resta intanto l’eco delle anticipazioni della spending review di Cottarelli, soprattutto quella delle polemiche sulla possibilità di nuovi prelievi a carico dei pensionati, tanto che lo stesso Presidente del Consiglio è stato costretto oggi a ribadire che esclude interventi in questo settore, o meglio non li esclude per “la pensione d’oro di chi guadagna 200 mila euro avendoli presi con il contributivo”. Una formula un po’ vaga e tutta da decifrare, ma chiara nell’escludere da nuovi sacrifici una platea di lavoratori la cui unica colpa sembra quella di non aver evaso (o potuto evadere il fisco), di aver lavorato (a volte tanto e bene) e di aver raggiunto quindi un livello di pensione che all’estero sarebbe considerata solo ‘dignitosa’ e che qui invece appare incredibilmente ‘d’oro’.

Insomma nessun ‘intervento a pioggia’ e ha concluso ribadendo che “gli 80 euro che daremo ai lavoratori, non li andremo a prendere dai pensionati” anche se ancora nessuno ha capito bene da dove verranno i soldi che oggi non ci sono. Piuttosto qualcuno obbietta che se si danno 80 euro a chi guadagna 1500 euro netti, analogo trattamento andrebbe riservato ai pensionati nelle stesse condizioni economiche. “Ha ragione Carla Cantone, segretaria dello SPI-CGIL, – ha detto Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera – a rivendicare per i pensionati che percepiscono un assegno fino a 1.500 euro netti mensili, un bonus da 1.000 euro annui come è previsto dal Governo per i lavoratori dipendenti”. La disparità c’è già – ha spiegato – e si non farebbe altro che aggravare quella determinata dal blocco dell’indicizzazione delle pensioni per il2012 e il 2013. Giusto. Ma qualcuno dovrà ricordare al Presidente del Consiglio che la metà del mercato del lavoro è costituito da lavoratori autonomi, giovani precari, professionisti all’inizio della carriera, che sovente hanno un reddito assai più basso del limite fissato da Renzi per il bonus. A questi non verrà dato nulla? La promessa di Renzi, più passano i giorni, più appare temeraria.

Meglio concentrarsi sui fatti.

Armando Marchio

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