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Opinioni e commenti
 

Trionfano astensionismo e FN di Marine Le Pen
Pubblicato il 24-03-2014


Elezioni-Francia-LePen-HollandeChe Hollande negli ultimi tempi non godesse del gradimento popolare era cosa nota, ma la sconfitta al primo turno delle elezioni amministrative in Francia è di una portata tale da andare oltre le peggiori previsioni.

Il responso delle urne è fin troppo chiaro: la destra ha raccolto il 46,54% dei voti, la sinistra il 37,74%, e l’estrema sinistra appena l’0,58%. Ma il vero vincitore è il Front National di Marine Le Pen che raccoglie il 4,65 %. Risultato che diventa ancora più pesante se si considera che il partito dell’estrema destra si presentava in soli 597 comuni su oltre 36mila, e che consentirà al FN di partecipare al secondo turno in 229 città, imponendosi come terza forza sullo scacchiere politico.

Il partito di Marine Le Pen ha vinto al primo turno nella sua roccaforte settentrionale di Henin Beaumont, una città mineraria nel Pas-de-Calais, e si piazza in testa in 16 comuni con più di 10mila abitanti e sette città minori. A Marsiglia, il Fn è arrivato secondo, mentre a Beziers, Avignone e Perpignan è il primo partito. In quest’ultimo comune del sud della Francia il suo candidato, Louis Aliot, supera il sindaco dell’Ump Jean Marc Pujol con il 34,20% contro 30,57%, mentre il Ps è solo all’11,9%. Buon risultato anche per Florian Philippot, il numero due del Fn, che ha ottenuto il 35,7% a Forbach (dipartimento della Mosella), davanti al sindaco e deputato socialista Laurent Kalinowski (33%).

Hollande paga un prezzo altissimo alla debole crescita, alle politiche restrittive, al calo della competitività e dell’occupazione e il conto della crisi si riversa anche sugli incolpevoli candidati del Ps. È il caso di Parigi dove la candidata socialista Anne Hidalgo, data per favorita alla vigilia, ottiene il 34,4% rispetto al 35,6% di Nathalie Kosciusko-Morizet, la candidata del centrodestra nota soprattutto per le gaffe con cui ha costellato i suoi richiami all’elettorato “bobo” (borghese-bohemian). A nulla è valso il fatto che la Hidalgo, consapevole del basso gradimento di Hollande, avesse preso le distanze dal presidente evitando di coinvolgerlo nella campagna elettorale, né l’evidente differenza di spessore rispetto alla candidata dell’Ump: a Parigi come a Marsiglia, dove l’Ump del sindaco uscente Jean-Claude Gaudin è in netto vantaggio contro il socialista Patrick Mennucci, si sconta il legame con l’impopolare partito di governo.

Se a questo si aggiunge che l’affluenza è stata appena del 64,1%, l’analisi del voto è fin troppo chiara. Così come avviene sempre in momenti di crisi, il cittadino esprime la propria protesta e il proprio malcontento indirizzando il proprio voto verso i partiti più populisti che promettono cambiamenti estremi e tabula rasa di quanto fatto fino ad oggi, oppure si astiene e sceglie di non andare a votare.

Difficile dire quale dei due atteggiamenti sia più allarmante, fatto sta che il messaggio è chiarissimo e non solo per Hollande e la sinistra francese.

“Il voto francese dimostra che la crisi premia i populismi, gli estremismi e i sostenitori del gioco allo sfascio. A pagare sono quei partiti che esistevano prima e a essere messe sotto accusa le loro politiche”. Commenta Pia Locatelli, deputata socialista e capogruppo del Misto in Commissione Esteri alla Camera.

“Tutto questo però non deve spingere la sinistra a fare altro, ma a fare meglio. Sarebbe, infatti, estremamente sbagliato smettere di essere sinistra per inseguire i populismi anti euro, anti welfare, anti diritti, anti Europa. L’obiettivo – ha concluso – non deve essere conquistare i voti della destra, ma riappropriarsi di quell’elettorato deluso, scontento e disperato che si è rifugiato nel voto di protesta e nell’astensionismo”.

La Francia di Hollande ha appena due settimane per correre ai ripari, convincere gli astenuti e cercare di limitare i danni al ballottaggio. C’è anche chi suggerisce l’estremo rimedio, un ‘patto repubblicano’ per dare vita a insolite alleanze con la destra, dove necessario, pur di non far vincere il Fronte nazionale.

È vero che queste erano solo elezioni amministrative e non politiche, ma il segnale è inequivocabile e le sinistre del resto d’Europa hanno solo due mesi di tempo per limitare i danni dell’euroscetticismo, per convincere milioni di elettori che buttar via tutto, il bambino con l’acqua sporca, non serve, anzi è pericoloso per il futuro di tutti; che insomma ci sono ancora solide fondamenta sulle quali si può e si deve ricostruire un Unione europea migliore.

Cecilia Sanmarco

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