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Opinioni e commenti
 

HELP ME, BARACK!
Pubblicato il 26-03-2014


Renzi-Obama

Ieri è arrivato il segretario di Stato americano John Kerry, e questa sera atterra (20,40) a Roma anche il Presidente Barack Obama per una visita di 36 ore. Il programma, in una capitale ‘blindata’, prevede una visita in Vaticano per fare conoscenza con Papa Francesco con cui è ansioso di discutere “l’impegno per affrontare questioni come la disparità di reddito”, col presidente della Repubblica Napolitano e col presidente del consiglio Matteo Renzi. Non manca anche una parte ‘turistica’ con la visita ad alcuni gioielli del patrimonio storico e artistico di Roma (domani pomeriggio sosta privata al Colosseo, chiuso al pubblico per l’occasione). Si prevedono parecchi problemi per i romani nel centro storico della capitale, diviso in sei zone ‘rosse’, cioè di fatto chiuse ai cittadini, visto che il ‘corteo’ presidenziale è composto di 26 auto e 8 moto. La città sarà presidiata da mille agenti e 50 uomini ombra. Obama a Roma sarà ospite a Villa Taverna, la residenza di John Phillips.
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 “Un governo di legislatura” con l’obiettivo di cambiare “verso” all’Italia. L’esecutivo diretto da Matteo Renzi ha grandi ambizioni, ma ha appena un mese di vita e già appare in difficoltà. Al Senato l’esecutivo guidato dal presidente del Consiglio e segretario del Pd, si è salvato per un soffio. Il disegno di legge Delrio, prima tappa per abolire le province, ha superato la mozione di costituzionalità presentata dal M5S con appena 4 voti di margine. Così Renzi è stato costretto a chiedere il voto di fiducia sulla riforma a Palazzo Madama.

La maggioranza rischia di decomporsi. Una parte dei Popolari per l’Italia, dopo la rottura con Scelta Civica di qualche mese fa, ha un pessimo rapporto con Renzi. Contesta quasi tutte le scelte del giovane presidente del Consiglio, a cominciare dal progetto di riforma elettorale, frutto dell’intesa con Silvio Berlusconi, che mira a strozzare i partiti minori con un’impostazione iper maggioritaria in chiave bipartitica più che bipolarista. I centristi criticano Renzi per molte scelte politiche e per la penalizzazione subìta sulle “poltrone”: i due ex alleati (Scelta Civica ed Udc) hanno incassato due ministri e loro sono rimasti a mani vuote.

Insofferenza verso Renzi c’è anche da parte di altre componenti centriste della maggioranza come il Nuovo Centrodestra. Se ne sentono di tutti i colori. È fortissima l’alzata di scudi contro un presidenzialismo strisciante. Pino Pisicchio, vice presidente del Centro Democratico, punta il dito contro le ipotesi che darebbero il potere al premier della revoca dei ministri. “Si tratta di una norma – dice – risalente all’ordinamento fascista e mai abrogata”. Farla rivivere ora non sarebbe possibile, perché “si tratterebbe di un ritorno in campo in un regime democratico di un istituto previgente alla Costituzione”.

Critiche arrivano anche da una parte della minoranza del Pd (bersaniani e lettiani). Di qui i problemi. Il piano di “riforme rivoluzionarie” del governo in economia (in testa l’occupazione e la crescita) e nelle Istituzioni rischia d’impantanarsi.

I prossimi due mesi, prima delle elezioni europee del 25 maggio, saranno decisivi per l’ex “rottamatore” del vecchio gruppo dirigente del Pd. Mira, in chiave populista, a raccogliere consensi appellandosi direttamente “alle famiglie e alle imprese italiane” tagliando le tasse ai bassi redditi (ma solo quelli che hanno una busta paga e dimenticando tutti gli altri, i pensionati, gli ‘incapienti’, le partite Iva vere e finte …) e varando riforme anti ‘casta’. O passeranno decisioni popolari, come gli 80 euro in più al mese per gli stipendi sotto i 1.500 euro e l’abolizione delle Province e del Senato, o rischia il patatrac alle elezioni europee. Beppe Grillo, facendo leva sulla totale opposizione populista, alimentata dalla crisi economica e sociale, punta a tagliare per primo il traguardo battendo il Pd di Renzi.

Per vincere il presidente del Consiglio punta a far cambiare rotta all’Unione europea, ottenendo più flessibilità sui conti pubblici italiani e criticando l’impostazione burocratica e tecnocratica di Bruxelles. Spera di avere l’aiuto di Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti d’America, in visita in Europa, incontrerà anche Renzi. Obama vuole rinsaldare i rapporti con gli alleati europei della Nato, mentre è scoppiata la crisi con la Russia sull’Ucraina (la Crimea è già stata inglobata da Vladimir Putin).

Renzi gioca la carta americana a sostegno della sua politica di “radicale cambiamento”. Sono diverse le analogie: anche lui, come Obama, è giovane ed è “un uomo nuovo”. A sorpresa, e con le elezioni primarie, ha conquistato Palazzo Chigi così come Obama espugnò la Casa Bianca battendo in casa la più rodata Hillary Clinton. Il presidente americano ha superato la crisi economica Usa con una politica economica espansiva, stampando un fiume di moneta. Anche in questo caso le posizioni sono vicine…

L’Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha sempre cercato il sostegno degli Usa. Alcide De Gasperi cercò e ottenne il sostegno e la fiducia di Washington per la rinata democrazia della Penisola e fu il boom economico della ricostruzione. In tempi molto più recenti anche Mario Monti ed Enrico Letta sono andati negli Usa cercando, e ottenendo, il sostegno del Presidente. Ma alla fine non andò affatto bene. Il governo tecnico di Monti durò poco più di un anno. L’esecutivo politico, di “larghe intese”, di Enrico Letta è vissuto appena 9 mesi. I veti di Angela Merkel in sede Ue hanno pesato molto. Gianni Agnelli spiegò così la decisione dell’intesa della Fiat con la Gm invece che con la Mercedes: “Mi fido più degli americani che dei tedeschi”.

Leo Sansone

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