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Opinioni e commenti
 

I muri parlano: il coraggio delle donne
Pubblicato il 07-03-2014


womanonwall-donneSpesso la condizione femminile è quella di “donna al muro” senza possibilità alcuna di scegliere, ma da qualche anno grazie a un’iniziativa interessante la donna si è spostata sul muro per poter liberare l’espressività che la donna e il concetto femminile possono rappresentare. Si tratta di un’iniziativa culturale che mette in risalto la donna e la concezione dei suoi diritti attraverso i graffiti sui muri, si chiama Femme Fierce e sarà l’evento che Londra ospiterà per una settimana, dal 7 al 14 marzo, in concomitanza con la giornata mondiale della donna. Durante questi giorni oltre 100 writer, artiste di strada e pittrici, esclusivamente donne, celebreranno la donna nei 300 metri del Leake Street Tunnel a Londra. Alla fine verrà proiettato il docu-film “Women on Walls” per raccogliere fondi per il Breast Cancer Care (l’Istituto di ricerca sul cancro al seno).

Il film è incentrato sul gruppo egiziano WOW (Women on Walls) che utilizza l’arte di strada per affrontare un tabù nella società egiziana: la condizione delle donne. A febbraio dello scorso anno le artiste di WOW per sei giorni consecutivi (dall’8 al 13 febbraio) hanno dipinto i muri de Il Cairo per metter in risalto il problema dell’emancipazione femminile.  Il successo dell’evento si è propagato in altre città durante la scorsa primavera: Mansoura, Alessandria e Luxor.

C’è da sottolineare come i graffiti facciano parte della rivoluzione del 25 gennaio dall’inizio. Sui muri si sono da sempre espressi gli egiziani, raffigurando dalle stelle del cinema alle citazioni per deridere lo status quo politico fino ai volti dei martiri.

I muri in Egitto hanno sempre parlato. Da qui l’idea della scrittrice svedese e fotoreporter Mia Grondahl di utilizzare i graffiti per dar voce anche alle donne. Dopo aver raccolto per un anno e mezzo la storia della Rivoluzione sui muri d’Egitto in un libro La Rivoluzione nei Graffiti ha deciso di convocare venti artisti per raffigurare la donna sui muri. La donna è così uscita dalle mura domestiche ed è finita in primo piano sui muri delle strade per riprendersi voce e presenza e uscendo così dal rifugio costruitole dall’autorità maschile. I disegni partivano dalla denuncia del concetto maschilista di donna-madre a temi via via più spinosi come l’infibulazione, le molestie sessuali e le mutilazioni genitali. Anche se si tratta di una forte impronta per denunciare e scuotere l’immaginario della società egiziana, tutto questo non basta, come è stato rilevato anche da Angie Balata, responsabile del movimento WOW: “Non è che con i graffiti la situazione delle donne in Egitto cambi, bisogna agire sulla società attraverso le istituzioni, le leggi, la cultura, l’economia e la religione”. Però intanto qualcosa si è mosso tanto che a Londra hanno preso esempio dalle iniziative del movimento WOW e le organizzazioni Street Art Agency, Cre8 Gallery, Paint My Panda e GOT (Girls on Top) hanno deciso di usare come in Egitto l’arte per veicolare le idee delle donne.

Intanto in Italia qualcun altro se n’è accorto, ma tardi, a Roma il deputato Anzaldi aveva lanciato la proposta, senza alcun riscontro, di adibire il muro in cemento armato antistante il Colosseo per un’iniziativa simile a quella adottata a Londra. Purtroppo però alle donne italiane non restano che futili premi di consolazione come mimose e auguri. Così mentre in Italia si discute ancora di quote rosa e partecipazione politica, nelle capitali estere si punta sull’espressività femminile, tanto da far parlare anche i muri.

Teresa Olivieri

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