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Opinioni e commenti
 

IL COSTO DELLA LIBERTÀ
Pubblicato il 27-03-2014


F35-Obama-Renzi

«C’è un divario troppo grande nella spesa per la difesa tra gli Stati Uniti e l’Europa. Noi spendiamo circa il 3% del Pil per la Difesa e l’Europa circa l’1 per cento». Sul nodo centrale dei costi della difesa, Barak Obama in visita a Roma non si perde in giri di parole o equilibrismi. Parole di rito a parte, pesa sull’incontro tra Obama e Renzi quello 0.89 per cento del budget destinato dall’Italia alle spese militari. Come membro della NATO, infatti, il Belpaese dovrebbe essere obbligato a sostenere una spesa in armamenti non inferiore al 2 per cento, un impegno mai mantenuto. Non che in Europa la situazione sia diversa, visto che la media è dell’1 per cento, ma l’Italia spicca tra i “big” per i tagli alla difesa.

Nel ribadire che sono finiti i tempi in cui l’ombrello americano copriva l’Europa, Obama invita dunque l’Italia a riflettere su la questione degli F35 così come sull’impegno in Afghanistan.

Un invito al quale il Presidente del Consiglio risponde sottolineando che «l’Italia ha sempre fatto la sua parte» e che è necessario «insistere sul concetto della specializzazione in alcune aree». E poi aggiunge: «Nel rispetto della collaborazione con i nostri partner, verificheremo i nostri budget per poter intervenire in tutto il mondo e al contempo evitare gli sprechi». Un’affermazione che segue di poco quella del Segretariato generale della Difesa e Direzione nazionale degli armamenti che ha fatto sapere che «Nessuna nuova attività contrattuale per il lotto 9 dei caccia F-35 è stata avviata dall’Italia dopo le mozioni approvate lo scorso anno dal Parlamento».

Avanti! ha intervistato Massimo Teodori giornalista, politico e storico, autore di numerosi libri ed esperto di relazioni atlantiche.

Professor Teodori, quali sono stati i punti centrali su cui si sono confrontati Renzi e Obama?

Innanzitutto, a mio avviso, gli incontri più importanti che Obama ha avuto a Roma sono stati quello con il Pontefice e quello con il presidente Napolitano. Soprattutto quest’ultimo, rispetto al vertice con Renzi, ha segnato il momento politicamente più significativo innanzitutto per il tipo di relazione che lega i due: il Presidente della Repubblica, come ha ricordato Obama, è uno statista, un politico sperimentato oltre che un antico amico degli USA ben conosciuto sull’altra sponda dell’Atlantico. Del resto è la terza volta che Napoletano e il presidente USA si incontrano. Il punti importanti su cui si è trattato sono stati due.

Quali?

Il primo riguarda quella che sembra una vera e propria chiamata degli Stati Uniti all’Italia perché il nostro Paese svolga un ruolo egemone per conto dell’Occidente nello scacchiere mediterraneo. Il secondo punto è stato quello della richiesta fatta all’Italia affinché faccia la sua parte nel sistema di  sicurezza europeo.

Un richiamo molto esplicito, soprattutto rispetto alla questione delle spese militari.

Molto esplicito. Obama ha invitato l’Italia a fare la sua parte in proporzione al proprio PIL.

A questo proposito, sulla questione F35 la risposta di Renzi non le è sembrata un po’ fumosa?

L’impressione che ho è che sugli F35 non c’è affatto una posizione chiara. Si oscilla fra i due estremi: i più radicali che vorrebbero abolire l’acquisizione dei caccia e i più conservatori che pretendono che non ci si muova rispetto al numero di aerei prenotati. Probabilmente alla fine verrà fuori una posizione intermedia e un piccolo taglio agli ordini.

Rispetto all’Ucraina Renzi ha dichiarato di essere con Obama. Pochi giorni fa, in Germania aveva detto di essere con la Merkel. Ma, le due posizioni non sono le stesse. Come si spiega questa ambiguità?

Nel governo ci sono dei rapporti di forza difficili da stabilire e questo si rispecchia nel fatto che non ci sono mai davvero dichiarazioni esplicite in merito.                                               A questo si somma il solito problema di questo governo e cioè che siamo di fronte ad un esecutivo che fa molte dichiarazioni, ma poi quando si tratta passare ai fatti cominciano ad insorgere le contraddizioni. Sappiamo benissimo tutti che un terzo del fabbisogno energetico italiano deriva dalla Russia e, pur essendo consapevoli che Berlusconi ha fatto dei pasticci, esiste un dato di fatto che è quello. Non so in che misura l’Italia possa davvero essere pronta ad affrontare le conseguenze di un atteggiamento più duro nei confronti di Mosca.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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