lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il mito di Frida Kahlo rivive alle Scuderie e a teatro
Pubblicato il 19-03-2014


Frida-Kahlo-Autoritratto-collana-di-spine“Non sono malata, sono rotta. Ma sono felice fintanto che potrò dipingere”. Forza, coraggio e talento le consentirono di dipingere fino alla fase conclusiva della sua breve vita, quando venne abbandonata da “quel Giuda di un corpo” come lei stessa lo definì. A testimoniarlo sono alcune nature morte e le ultime auto-rappresentazioni tra le 140 opere, tra dipinti, fotografie e disegni di Frida Kahlo, l’artista messicana divenuta figura indiscussa della cultura messicana del secolo scorso, antesignana del movimento femminista nonché icona della moda. Ad ospitare la prima grande monografica in Italia dedicata alla pittrice sono le Scuderie del Quirinale a partire da giovedì 20 marzo e fino al 31 agosto. Nel frattempo sembra essere esplosa una sorta di Frida-mania con libri e spettacoli che commemorano la pittrice messicana a quasi sessant’anni dalla morte: per esempio nella Capitale sono in scena alcune rappresentazioni teatrali tra cui “Frida K.” al Teatro di Documenti, dal 20 al 23 marzo.

LA CORPOSA RETROSPETTIVA L’esposizione – a cura di Helga Prignitz-Poda – intende documentare l’intera carriera artistica di Kahlo, accogliendo i capolavori dei principali nuclei collezionistici, prestigiose raccolte pubbliche e private che provengono da Messico, Europa e Stati Uniti. Dagli esordi caratterizzati da un forte entusiasmo verso l’arte rivoluzionaria degli stridentisti (lo stridentismo fu un movimento d’avanguardia artistico e multidisciplinare, fondato a Città del Messico alla fine del 1921, ndr) alle componenti ideologico-politiche ispirate al muralismo messicano, passando per il realismo magico e quello americano, la monografica intende indagare sul rapporto dell’artista messicana con i movimenti culturali e artistici dell’epoca.

Nell’insieme sono infatti 170 le opere in mostra, tra cui quelle Giorgio De Chirico, Gino Severini, Diego Rivera (pittore e muralista, e grande amore di Kahlo, ndr) e altri artisti messicani a lei contemporanei, nonché alcuni esponenti delle avanguardie europee e americane, cui lei ha guardato in una maniera più o meno vicina. “Si tratta di confronti, suggestioni, che intendono ricordare quale fosse lo sfondo internazionale in cui si muoveva l’artista messicana” ha dichiarato Matteo Lafranconi, responsabile scientifico delle Scuderie.

Frida-Kahlo-dipinge-bustoL’ARTE COME SPECCHIO DELLA VITA – I dipinti di Kahlo rappresentano lo specchio della sua esistenza. Non si può infatti comprendere la sua arte senza conoscerne la vita. Una vita segnata da drammi: affetta da spina bifida, a soli 17 anni rimase coinvolta in un terribile incidente, in seguito al quale dovette subire – nel corso della sua breve vita – ben 32 operazioni chirurgiche. Sono oltre 40 i ritratti e gli autoritratti esposti nella corposa retrospettiva romana, tra cui il celebre “Autoritratto con collana di spine” del 1940, mai esposto prima in Italia, mentre tra le numerose immagini realizzate dal fotografo americano Nickolas Muray – con cui Frida intraprese una relazione anche sentimentale  – è possibile ammirare il rinomato scatto di Frida sulla panchina bianca a New York nel 1939, fotografia che finì sulla copertina del patinato mensile di moda “Vogue”.

A partire dal 20 settembre, una parte della mostra si trasferirà al Palazzo Ducale di Genova, concentrandosi più sulla biografia di Frida Kahlo, privilegiando il suo rapporto con l’amore/ossessione della sua vita: Diego Rivera.

Frida K-Enrica-Rosso“FRIDA K.” AL TEATRO CON ENRICA ROSSO  – Sul fronte delle rappresentazioni, il teatro di Documenti, dal 20 al 23 marzo, ospiterà “Frida K,” intenso monologo di Valeria Moretti, messo in scena e interpretato da Enrica Rosso.

La pièce intende indagare sulla vita e la personalità della grande pittrice messicana attraverso la voce e il corpo dell’attrice che all’Avanti! confida che ciò che è stato privilegiato nel testo è “la fierezza di Frida, la sua reattività e il gusto per la vita. Il suo non soccombere lo trovo moderno e aderente alla realtà, sia dal punto di visto fisico che etico-morale. La sua famiglia era povera, Frida iniziò a dipingere per aiutarla perché si sentiva un peso dal punto di vista economico” continua l’attrice. Da un punto di vista visivo ha concepito un abito-costume capace di rendere – “oltre il folklore, il rigore di questa artista straordinaria dal fascino magnetico. Non cerco di fare né una copia, né una fotocopia della grande icona del Novecento, non intendo imitarla. Sono interessata all’energia vitale”.

 Silvia Sequi

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