lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il monumento al dolore,
le Fosse Ardeatine settant’anni dopo
Pubblicato il 24-03-2014


Fosse Ardeatine-EccidioRoma fa i conti con la storia rispolverando una delle sue pagine più dolorose, quella della strage delle Fosse Ardeatine. Alla Casa della Memoria e della Storia è stato ricordato il 70esimo anniversario da quell’eccidio partendo dalla proiezione del film-inchiesta di Massimo Sani, “Roma 1944: l’eccidio alle Cave Ardeatine”. Un documentario che ripercorre, grazie alla testimonianza di chi quella tragedia l’ha vissuta sulla sua pelle, le fasi più cruenti che portarono all’uccisione di 335 persone. Un intreccio di storie che toccarono ogni classe sociale e ogni quartiere della città eterna, per questo quando si ricorda la strage delle Fosse Ardeatine significa prima di tutto parlare di Roma.  

Tutti ne furono in qualche modo toccati, eppure Roma resta sempre impassibile e indifferente, grande e maestosa, relegando i fili della memoria nelle roccaforti di qualche monumento. Forse per questo il filo logico che alla Casa della Memoria e della Storia hanno voluto seguire è stato quello dell’arte e dell’architettura. Dalla testimonianza del figlio del’architetto Giuseppe Perugini, uno dei progettisti del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, ai ragazzi del liceo artistico che hanno presentato un video “L’arte della libertà” fino al ricordo dei pittori Emilio Vedova e Giulio Turcato e dell’architetto Giorgio Labò.

Settant’anni dopo quest’iniziativa porta alla dolorosa riflessione su quanto sia materialmente necessaria la memoria, tanto da poterla riportare a galla solo grazie a qualcosa di visibilmente eretto, che sia un monumento, una lapide o comunque una testimonianza visibile. Un altro punto di riflessione su quella strage è che essa non fu mai documentata, le SS provvidero subito a occultare i cadaveri ammassati, ma il fango che arrivò dopo fu peggio… però questa è un’altra storia.

Teresa Olivieri 

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