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Opinioni e commenti
 

Il regista di “Bambini guerrieri”: “Investite nei documentari”
Pubblicato il 24-03-2014


Daniele Cini e Claudia Pampinella“Siamo contenti che la Rai abbia creduto nel progetto. È stata un’esperienza straordinaria sapere che chi ha visto il programma si sia commosso, venendo in tal modo a conoscenza del funzionamento della Casa di Peter Pan”. A parlare è Daniele Cini che, con Claudia Pampinella ha realizzato il documentario “Bambini guerrieri” una produzione “Talpa Sas” in collaborazione con Rai 1. Cini, che ha curato la regia del programma, ha inoltre lanciato il suo appello a investire di più nei documentari, un genere “trascurato”, in cui non si rientra mai dell’investimento, “a meno che non lo si destini all’estero” ha dichiarato all’Avanti! il regista, con tono pacato, conciso, ma determinato di chi ha le idee chiare, ostinato a proseguire nel suo lavoro, nonostante le difficoltà.

Cini, le tecniche di ripresa usate sono diverse da quelle del reportage. Qual è il motivo di questa scelta?

Ho scelto di girare il documentario con le ultime fotocamere Hd della Canon (5D), adottando una tecnica che si avvicina più al mondo cinematografico che a quello del reportage. Ciò ha reso tutto più difficile, ma ci ha permesso al contempo di avere un’alta qualità fotografica. È stata una scelta estetica per avvicinarsi al racconto cinematografico, piuttosto che al tradizionale reportage televisivo.

C’è un continuo passaggio tra le riprese del vissuto dei bambini e le interviste/testimonianze agli adulti con i primi piani. Ciò aiuta a dare ritmo alla sceneggiatura?

Sì, è una tecnica che utilizzo spesso. Risulta più facile alternare il racconto in prima persona e le vicende nella casa. Inoltre, il dare voce a più persone e personalità, favorisce un senso di obiettività, attendibilità e completezza. Infine fornisce un’idea di coralità a cui tenevo, poiché la Casa di Peter Pan accoglie molte persone, diverse tra loro, che condividono lo stesso problema.

Ci sono poi i colori che sono centrali, come lo sono nella Casa.

Appena sono entrato volevo che fosse tutto molto colorato. Cercavamo di inquadrare sempre i posti pieni di colori, anche perché uno dei motti che si ripetono spesso nella Casa è: “Dove non possiamo aggiungere giorni alla vita, aggiungiamo vita ai giorni”. Questo viene fatto anche attraverso i colori della struttura che sono quelli delle attività organizzate, del calore e dell’affetto umano che infondono.

Avete in mente altri progetti con la collega Claudia Pampinella?

Con Claudia abbiamo in mente diversi programmi: per esempio stiamo lavorando a un documentario sui disturbi alimentari e sull’obesità che potrebbe avere più attenzione all’estero in quanto più generalista di “Bambini guerrieri” (che era più specifico sulla Casa di Peter Pan, ndr)

Qual è la situazione del documentario oggi?

È disastrosa. La Rai finanzia pochissimi progetti di documentari, che spesso sono autofinanziati, e non si riesce neppure a coprirne le spese coi guadagni che ne derivano dalla loro diffusione e proiezione. Si continua a considerarlo un genere secondario che non fa ascolti, quando invece ottiene share pari o superiore a molti programmi come talent e talk show. Questo degli scarsi ascolti è dunque un pregiudizio infondato e smentito dai fatti.

Ha lavorato anche per “La storia siamo noi”. Qual è la percezione che si ha della storia nel mondo della televisione?

Secondo me la storia è un po’ trascurata dalla televisione, ed è un peccato che la Rai – che ha un archivio straordinario (per non parlare quello dell’Istituto “Luce”) – non sfrutti tutto questo materiale storico che ha a disposizione.

Che ne pensa del premio che è stato assegnato a Milena Gabbanelli per “Report” al 54° Premio della regia televisiva?

È un ottimo premio per Milena Gabbanelli, una valida conduttrice e giornalista con Riccardo Iacona. Ritengo che “Report” sia un programma interessante e, soprattutto, necessario.

Barbara Conti

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