venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

IMPEGNI PRECISI
Pubblicato il 14-03-2014


Cambiale_RenziLa data è quella del 28 maggio. Il dado sembra tratto e la linea è irrevocabile: abbiate fiducia e non fate troppe domande perché parleremo con i fatti. In attesa degli incontri con Hollande e la Merkel da cui il presidente del Consiglio Renzi spera di ottenere il via libera alla crescita dell’indebitamento dell’Italia, restano i dubbi sui passaggi necessari per poter finanziare il piano di rilancio. Sulla questione delle coperture alle misure annunciate sembra, infatti, calata una cortina di silenzio sul come farà l’esecutivo a rispettare la promessa di mettere 80 euro in busta paga il 27 maggio, giusto il giorno dopo le europee.

Proprio la “campagna” europea di Renzi e le reazioni della Germania potranno far capire cosa si celi dietro gli annunci. Alle consultazioni italo-tedesche di lunedì prossimo, infatti, prenderanno parte ben sei ministri tedeschi: segnale di grande attenzione, ma anche segnale che, probabilmente, Renzi a Berlino non potrà cavarsela con semplici promesse perché i tedeschi vorranno qualcosa di più convincente.

Al di qui delle Alpi, invece, anziché sul come raggiungere il traguardo, il dibattito sembra essersi spostato sui temi interni al PD, tra maggioranza renziana e opposizioni.

L’accusa, neppure tanto velata, che la maggioranza interna rivolge agli oppositori è quella di ‘lesa maestà’: per il gruppo che vuole far quadrato intorno al governo, insomma, i dubbi non farebbero altro che mettere a repentaglio l’esistenza stessa del partito. Insomma nel momento in cui ‘Matteo’ dovesse fallire, fallirebbe il PD, anzi sarebbe a rischio il Paese, ormai avvitato in una spirale di crisi politiche senza soluzione di continuità. Una minaccia che lo stesso segretario ha peraltro più volte sottolineato, e che è verosimile che riproponga, in forma velata, anche in Europa agitando lo spettro dei populismi per chiedere maggiore “flessibilità” sui conti.

Avanti! ha intervistato l’onorevole Ernesto Carbone, renziano di ferro, per cercare di capire su quali basi poggino le intenzioni del governo.

Onorevole Carbone, la prima domanda che viene da fare è perché Renzi abbia scelto l’inedita strada della relazione. Si tratta, di fatto, di provvedimenti solo annunciati, è ancora tutto aperto, nulla di concreto.  

Io credo che la cosa più importante da considerare è che Renzi ha preso impegni precisi. Per farlo ha scelto la formula della presentazione in conferenza stampa, di fronte al Paese, di quello che sarà fatto. C’è un impegno e c’è anche una data, quella del 27 maggio. È la prima volta che accade. Per arrivare a quel risultato si seguiranno varie formule, ma l’importante è che tutti possano, per la data stabilita, controllare le buste paga e verificare che le promesse sono state mantenute.

Anche sul fronte delle coperture, però, la situazione è tutt’altro che chiara. I 3 miliardi della spending review di Cottarelli, ad esempio, sono solo ipotetici e per poterne vedere eventuali frutti ci sarà bisogno di interventi legislativi a lungo termine. Viene il sospetto che possa essere una mossa su misura per la campagna elettorale sulle europee…

Io ribadisco, ne riparliamo il 27 maggio prossimo. Mi rendo contro che, ora, è facile attaccare tutto, capisco i dubbi. Ma, davvero, stiamo parlando di due mesi: il 28 mattina si potrà giudicare.

Di sicuro, l’unica cosa chiara è che il governo punta ad aumentare il deficit di bilancio, cioè a fare nuovi debiti. Ma, ce lo possiamo permettere?

Assolutamente sì. Il discorso, per quello che riguarda l’Europa è il seguente: bisogna dimostrare due cose, serietà, da un lato, e capacità di mantenere gli impegni presi. Il fatto che Renzi stia andando ad incontrare Hollande e Merkel non è certo casuale. Va a portare il messaggio dell’Italia, va a dire cosa faremo e, anche questa volta, indicherà delle scadenze precise, con serietà. Del resto anche l’Europa ha già degli strumenti per giudicare: il fatto che si sia fatta la legge elettorale alla Camera in due soli mesi, una misura che solo apparentemente non porta soldi, è stato un banco di prova importante su cui valutare l’azione del governo.  

Viviamo in un Paese plasmato da venti anni di cultura degli annunci. A volte a questi annunci è stato anche dato corpo con risultati disastrosi, penso all’Ici che l’anno dopo si è ripresentata sotto un’altra forma con interessi salati. Non c’è il rischio di intraprendere questa strada?

Le rispondo con una domanda che ho formulato molte volte ai giornalisti: il 2 gennaio Renzi aveva presentato una lettera ai segretari partiti, una lettera in cui annunciava che entro la metà di marzo la legge elettorale sarebbe stata approvata alla Camera. Non è forse accaduto questo?

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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