sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IN ORDINE SPARSO
Pubblicato il 10-03-2014


Quote rosa

Come prevedibile, le quote rosa si sono trasfromate nella prima prova (negativa) dello “spread tra parole e fatti”. Se il governo non riesce a trovare l’accordo sulle questioni economiche, la maggioranza, su quelle politiche, no fa di meglio. Sulla questione delle “quote rosa”, dopo una giornata convulsa in cui non si è giunti ad un accordo, è arrivato l’ordine: liberi tutti, si voti secondo coscienza.  Solo tre gli emendamenti rimasti in piedi dopo il respingimento di quelli di SEL e dei socialisti: l’Aula di Montecitorio mette al voto, senza parere del governo e del relatore, un emendamento sull’alternanza di genere, uno sulle quote 50 e 50 per i capilista e uno, figlio della mediazione tra PD e FI, sulle quote 40-60 per i capilista.

Ancora una volta, alla prova dei fatti, il cambiamento “adesso” sembra essere un po’ in ritardo. Su tutte le divisioni e i tatticismi spicca, infatti, la decisione delle deputate “renziane” di non appoggiare l’iniziativa trasversale delle parlamentari per votare a favore della parità.

Insomma, più che una battaglia ideale e politica, quella che si consuma in Parlamento, sembra una vera e propria lotta tra interessi all’interno della maggioranza come opposizione: sulla parità di genere si andrà al voto segreto e i numeri lasciano poche speranze visto che il documento-appello sulle “quote rosa” è stato da sole 90 deputate su 197.

In casa socialista, invece, a difendere la parità di genere è Marco Di Lello, presidente dei deputati del Psi, che alla Camera indossava una maglia bianca sopra la camicia: «Pia Locatelli», ha spiegato Di Lello «non è alla Camera, si trova a New York, quindi ho deciso di indossare io qualcosa di bianco. Noi socialisti abbiamo presentato un emendamento perché le donne siano il 50% dei capilista. Se poi si troverà un compromesso per il 40% lo voteremo, ma per noi la parità e’ il 50%».

Sulla questione delle “quote rosa” è intervenuto anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione che ha affermato che non c’è da stupirsi se «nel Paese dei femminicidi, governo e Parlamento si comportino in questo modo: sono il tragico specchio del peggio del Paese. Fa impressione che una porcheria di questo tipo sia il biglietto da visita con cui si presenta Renzi, il nuovo che avanza». Ferrero ha poi aggiunto: «Che l’Italicum fosse una legge elettorale contro le minoranze, peggiore del Porcellum lo sapevamo già. Adesso sappiamo anche che è una legge contro le donne. Una legge pensata consapevolmente per non favorire la presenza delle donne nelle istituzioni».

Ma i problemi non finiscono qui. Il capogruppo NCD, Fabrizio Cicchitto, ha fatto notare, infatti, che «il problema non sono le quote rosa, ma le preferenze. Con le liste bloccate c’è una democrazia dimezzata».

Raggiunta, invece, l’intesa sula questione dei collegi. Secondo la riformulazione dell’emendamento sulla legge elettorale, «i collegi plurinominali non possono essere superiori a 120, ma saranno le

multicandidature fino a otto collegi», come ha fatto sapere in Aula il relatore Sisti che ha parlato di «intesa è stata raggiunta in zona Cesarini».

Infine è da rilevare la posizione dei penta stellati che hanno fatto sapere di non condividere il principio stesso delle “quote rosa”. Per i grillini, infatti, Gli emendamenti per la parità di genere «dimostrano l’ipocrisia che regna sovrana in questo Parlamento: non è corretto stabilire per legge delle quote di partecipazione». Lo ha detto Federica Dieni, parlando in Aula a nome del M5S. «Chiediamo asili nido e assistenza per consentire alle donne di lavorare senza essere obbligate a scegliere tra lavoro e famiglia. Qui in Parlamento invece noi siamo l’emblema del fatto che se il voto è libero i cittadini scelgono per il meglio. Tra gli uomini come tra le donne».

RdA!

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