lunedì, 18 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps, indennità di accompagnamento
Pubblicato il 05-03-2014


L’indennità di accompagnamento, o assegno di accompagnamento, è un sostegno economico statale pagato dall’Inps, previsto dalla legge 11.2.1980 n.18 per le persone dichiarate totalmente invalide. Tale provvidenza ha la natura giuridica di contributo forfettario per il rimborso delle spese conseguenti all’oggettiva situazione di invalidità, non è assimilabile ad alcuna forma di reddito ed è esente da imposte. L’indennità di accompagnamento è a totale carico dello Stato ed è dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare. Viene erogato a tutti i cittadini italiani o Ue residenti in Italia, ai cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo. L’importo corrisposto viene annualmente aggiornato con apposito decreto del Ministero dell’Interno. Il diritto alla corresponsione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda. Nel 2014 l’importo dovuto è pari a 504,07 euro per 12 mensilità.

L’assegno di accompagnamento si ottiene trasmettendo telematicamente la domanda per l’accertamento dell’invalidità alla Commissione Medica presso la competente Sede territoriale dell’Inps, allegando, sempre con modalità online, formale certificazione medica comprovante la minorazione o menomazione con diagnosi chiara e precisa e la eventuale dichiarazione esplicita dello stato del dichiarante, che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure che è “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere da solo gli atti quotidiani della vita”. Per avere diritto a questo trattamento economico assistenziale, non collegato a limiti di reddito o alla composizione del nucleo familiare, il certificato di invalidità deve quindi avere indicato il codice 05 o 06. L’indennità non è cumulabile con altri trattamenti simili (è possibile scegliere il sussidio più conveniente), non è subordinata a limiti di reddito o di età, non è reversibile, non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa e spetta anche in caso di ricovero a pagamento in strutture residenziali. La sussistenza dei requisiti, il non essere ricoverato in strutture residenziali oppure l’essere ricoverato gratuitamente o a pagamento deve essere auto-dichiarata ogni anno, attraverso un’autocertificazione sul modulo prestampato ICRIC01, inviato dall’Inps al domicilio. Il modello deve essere restituito compilato – in via automatizzata in rete – di norma entro il 31 marzo di ogni anno, alla struttura periferica dell’Istituto di riferimento.

In caso di ricovero a pagamento, è necessario allegare al documento un’ulteriore autocertificazione (anch’essa redatta in modalità telematica), attestante il nome e l’indirizzo della struttura di ricovero e l’ammontare della retta pagata. Importante: l’indennità di accompagnamento spetta anche: ai ciechi assoluti; alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o a altre terapie in regime di day hospital e che non possono recarsi da sole all’ospedale (sentenza Corte di Cassazione numero 1705 del 1999); ai bambini minorenni, incapaci di camminare senza l’aiuto di una persona e bisognosi di assistenza continua (sentenza della Corte di Cassazione numero 1377 del 2003); alle persone affette dal morbo di Alzheimer e dalla sindrome di Down; alle persone affette da epilessia, sia a coloro che subiscono attacchi quotidiani, sia a coloro che abbiano solo di tanto in tanto le cosiddette “crisi di assenza”; a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti elementari della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, pulirsi), necessitano di accompagnatore perché sono incapaci (in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici) di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e dei tempi in cui gli stessi devono essere compiuti” (sentenza n.1268 del 2005).

Lavoro, verbali con accuse puntuali  

Si intensificano i controlli nei luoghi di lavoro da parte degli ispettori del lavoro e dei funzionari degli istituti previdenziali secondo l’articolato programma annuale predisposto dal Ministero. La più importante e recente novità in materia di procedimentalizzazione dell’attività ispettiva è stata introdotta dall’articolo 33 della legge n. 183/2010 (“collegato lavoro”) in base al quale i verbali ispettivi devono essere chiari e trasparenti a pena d’invalidità. È ciò che potrebbe verificarsi in sede di opposizione a verbali con contestazioni approssimative o, in alcuni casi, privi di riferimenti puntuali in merito agli esiti degli accertamenti o alla mancata indicazione delle fonti di prova su cui si fonda il verbale stesso con le infrazioni contestate. È essenziale quindi, a conclusione del primo accesso ispettivo, che l’ispettore rilasci al datore o alla persona presente all’ispezione, il verbale con: l’identificazione dei lavoratori trovati al lavoro e la descrizione delle modalità del loro impiego; la specificazione delle attività accertative compiute; le eventuali dichiarazioni rese dal datore o dalla persona presente all’ispezione; ogni richiesta, anche documentale, necessaria al proseguimento dell’ispezione. Completata l’istruttoria e raggiunta la prova che sono stati commessi illeciti amministrativi, l’ispettore provvederà con un “unico” verbale di accertamento e notificazione a contestare al trasgressore e all’eventuale responsabile in solido: 1) l’esito dettagliato dell’accertamento, con indicazione “puntuale” delle fonti di prova e degli illeciti rilevati; 2) la diffida a regolarizzare gli adempimenti sanabili (non rientra tra questi, per esempio, la mancata concessione del riposo settimanale); 3) la possibilità di estinguere gli illeciti ottemperando alla diffida e al pagamento della somma, in tale ipotesi pari all’importo minimo prefigurato dalla legge, mentre per quelli non diffidabili è comunque possibile estinguerli mediante la corresponsione di un terzo dell’importo massimo stabilito sempre dalla legge; 4) l’indicazione degli strumenti di difesa e degli organi ai quali proporre ricorso, con i termini di impugnazione. Se le prove esistono ma non sono descritte o riportate nel verbale, lo stesso sarà ritenuto invalido. Si avrà comunque l’invalidità del verbale se la prova indicata sia ritenuta insufficiente a dimostrare i fatti contestati.

In merito al provvedimento in questione, il ministero del Lavoro con circolare n. 41/2010 ha chiarito che l’ispettore, nel riportare fedelmente nel verbale gli esiti dettagliati dell’accertamento, con indicazione puntuale delle fonti di prova, deve porre in condizione il trasgressore di essere esaustivamente edotto di tutte le contestazioni rilevate. Anche l’Inps, con la circolare n. 75/2011, ha precisato ai propri funzionari di vigilanza che con il verbale unico conclusivo il destinatario acquista la certezza delle verifiche effettuate, attraverso una dettagliata segnalazione e descrizione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato i provvedimenti adottati, con l’avvertenza che in difetto di indicazioni precise, da parte gli ispettori, il verbale andrà archiviato.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento