domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, indennità di maternità per le lavoratrici dipendenti
Pubblicato il 08-03-2014


E’ un’indennità economica, sostitutiva della retribuzione, pagata dall’Inps alle lavoratrici per il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità (congedo di maternità). Compete in particolare a tutte le lavoratrici dipendenti assicurate all’Istituto di previdenza anche per la maternità (apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti); alle disoccupate, sospese o assenti dal lavoro senza retribuzione a condizione che non siano trascorsi più di 60 giorni tra la data di inizio della disoccupazione, sospensione o assenza dal lavoro e la data di inizio del congedo di maternità; alle disoccupate che hanno diritto all’indennità di disoccupazione, mobilità o cassa integrazione, anche se sono trascorsi più di 60 giorni tra la fine del rapporto di lavoro e l’inizio del congedo di maternità; alle disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione (ad esempio lavori in capo artistico, teatrale e cinematografico) a condizione che: 1) non siano trascorsi più di 180 giorni tra la fine del rapporto di lavoro e l’inizio dell’astensione per  maternità; 2) siano stati versati all’Ente assicuratore 26 contributi settimanali negli ultimi due anni precedenti l’inizio del congedo; alle lavoratrici agricole a tempo determinato che hanno prestato la propria attività per 51 giornate nell’anno precedente quello di inizio dell’astensione per maternità oppure nello stesso anno del congedo, prima dell’inizio del congedo stesso; alle lavoratrici domestiche (colf e badanti) che hanno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio dell’astensione per maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo medesimo; alle lavoratrici Lsu o Apu (attività socialmente utili o di pubblica utilità).

La prestazione erogata consiste in un trattamento economico pari all’80% della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro. L’indennità è corrisposta per il periodo di congedo di maternità che comprende: i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (oppure il mese precedente in caso di flessibilità) ed il giorno dell’evento; i 3 mesi dopo il parto (oppure 4 mesi dopo il parto in caso di flessibilità); se l’evento della nascita avviene prima della data presunta, i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta si sommano ai 3 mesi dopo il parto; se il parto avviene dopo la data presunta, sono pagati anche i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva; altri periodi di astensione obbligatoria anticipata o prorogata disposti dal Servizio ispezione del lavoro della Direzione Provinciale del Lavoro (Dpl). La domanda per accedere al beneficio previdenziale va di norma presentata al proprio datore di lavoro e trasmessa telematicamente alla sede Inps di residenza (o domicilio se diverso dalla residenza), di regola prima della data di inizio del congedo di maternità.

Le disoccupate inviano sempre online l’istanza soltanto all’Ente assicuratore. La richiesta, in ogni caso, deve essere tassativamente inoltrata entro il termine di un anno dalla fine del congedo di maternità; diversamente, il diritto all’indennità si perde. Può essere utilizzato il modello Mod.Mat. SR01 automatizzato prelevato sul sito internet www.inps.it – Modulistica online. La domanda non può essere spedita per posta (o a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento) ma trasmessa, se del caso, tramite un ente di patronato che offre assistenza gratuita fornendo i propri servizi informatici, scannerizzando la fotocopia del documento di identità valido. All’istanza va acclusa in modalità automatizzata la seguente documentazione: certificato medico di gravidanza rilasciato dal medico dell’Asl (Servizio Sanitario Nazionale) contenente la data presunta del parto. Certificato di nascita del bambino o autocertificazione da consegnare di regola entro 30 giorni dal parto; Copia del provvedimento con il quale il Servizio ispezione del lavoro ha disposto altri periodi di astensione obbligatoria dal lavoro. Non occorre consegnare tale copia se il provvedimento viene inviato all’Inps dallo stesso Servizio ispezione; Documentazione medica da cui risulta l’interruzione della gravidanza avvenuta dopo 180 giorni dall’inizio della gravidanza; Per le lavoratrici che scelgono la flessibilità, attestazioni sanitarie rilasciate in data non successiva alla fine del 7° mese di gravidanza: 1) dal ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale (Asl) o con esso convenzionato; 2) dal medico aziendale, ove previsto. Le certificazioni vanno trasmesse in rete all’Inps. Nel caso di minori adottati o affidati anche se non preadottivi occorre espressamente allegare in modalità telematica rispettivamente per i casi nazionali: copia del provvedimento di adozione/affidamento; copia del documento dell’autorità competente da cui risulti la data di effettivo ingresso del minore in famiglia.

Per quelli internazionali: copia dell’autorizzazione all’ingresso in Italia del minore rilasciata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI); nell’ipotesi di provvedimento straniero di adozione: copia del decreto di trascrizione nel registro di stato civile emesso dal tribunale dei minori o autocertificazione; nel caso di lassi temporali di permanenza all’estero: certificazione dell’ente autorizzato a curare la procedura di adozione che attesta la durata di tali periodi. Per gli affidamenti non preadottivi, infine,: copia del provvedimento dell’autorità competente da cui risulta la data di effettivo ingresso del minore in famiglia. Generalmente, la prestazione è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. L’indennità è invece erogata direttamente dall’Ente di previdenza alle lavoratrici: stagionali a tempo determinato; domestiche; agricole a tempo determinato; dello spettacolo saltuarie o a termine; disoccupate.

La corresponsione personale è effettuata dall’Istituto secondo le indicazioni al riguardo segnalate nel modello automatizzato di richiesta; assegno circolare; bonifico presso l’ufficio postale; accredito su conto corrente bancario o postale. Una volta inviata online l’istanza, se l’Ente assicuratore non paga entro 1 anno dalla fine del congedo, l’indennità si perde per intervenuta prescrizione. Per evitare tale spiacevole situazione, è necessario interrompere i termini prescrizionali portando all’Inps una richiesta scritta di corresponsione prima che finisca l’anno di prescrizione. Il sollecito all’erogazione del trattamento economico può essere anche recapitato per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno. Dalla data della richiesta, se nel frattempo il pagamento non è avvenuto, inizia a decorrere un altro anno di prescrizione.

Modello di certificazione fiscale dei redditi, Colf: attestato a richiesta in sostituzione del Cud

Con il modello Cud il datore di lavoro, in veste di sostituto di imposta, svolge gli obblighi di certificazione previsti dal Dpr 600/73 e il lavoratore può, in alcune condizioni, considerare assolti i suoi doveri di contribuente con il fisco con il semplice possesso della dichiarazione unitaria dei redditi (Cud). Ciò, comunque, non si verifica per i collaboratori domestici che, non avendo per datore di lavoro un sostituto di imposta, devono effettuare direttamente gli obblighi fiscali. Il datore di lavoro domestico non è infatti tenuto al rilascio della certificazione unica Cud in quanto non è abilitato a operare le ritenute d’acconto sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori domestici. E’ tuttavia tenuto a consegnare al collaboratore interessato, insieme allo stipendio periodico, anche un prospetto paga e, su richiesta del lavoratore, una attestazione che indichi le somme complessivamente erogate nell’anno.

Il collaboratore domestico deve, difatti, provvedere alla predisposizione della propria dichiarazione dei redditi che, peraltro, non può essere presentata utilizzando il modello 730 per effetto appunto della mancanza di un sostituto di imposta che determini i conguagli sugli emolumenti percepiti. Devono del pari ricorrere alla denuncia fiscale dei redditi, come le colf, anche gli autisti, i custodi di abitazioni e ville private, gli addetti alla casa ecc., che hanno ricevuto compensi numerari da privati non tenuti per legge a effettuare prelievi erariali. Questi soggetti possono però essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione qualora i proventi totali comportino un’imposta, al netto delle detrazioni, non superiore a 10,33 euro. In linea di massima non sono obbligati alla trasmissione della denuncia fiscale i collaboratori domestici che hanno incassato nel 2013 retribuzioni per un importo inferiore ai 6.297,48 euro, se le detrazioni per lavoro dipendente spettano per l’intero anno. Questo non vale naturalmente per i custodi e gli addetti agli stabili condominiali ai quali viene regolarmente rilasciato il modello Cud poiché il condominio, datore di lavoro, è a tutti gli effetti sostituto d’imposta.

Carlo Pareto

                                                                          

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