venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Io sono Abruzzo! Il borgo
natio di Federico Perrotta
Pubblicato il 03-03-2014


Io sono AbruzzoDue giorni di “riscoperta delle origini” al teatro Brancaccino di Roma, dove è andato in scena sabato 1 marzo e domenica 2 marzo lo spettacolo teatral-musicale “Io sono Abruzzo! Fortemente e Gendilmente”, scritto e interpretato da Federico Perrotta, insieme a Piero Di Blasio. La pièce, già rappresentata in quattro teatri abruzzesi nel dicembre 2013, esprime bene il complesso sentimento che si prova verso la propria terra, croce e delizia che ci  portiamo addosso, talvolta a fatica.

L’Abruzzo pullula di una ricchezza artistica, infusa direttamente o per successione familiare, ai più famosi artisti del mondo.  Ennio Flaiano, Micheal Bublè, Rocco Siffredi, Dean Martin, Bruno Vespa, persino Madonna, tutti abitano dentro al corpo pastoso e accogliente di Federico, che prende coscienza di quanto la regione natia sia fondante per la sua educazione artistica.

L’essere abruzzesi non è un insieme di caratteristiche lombrosiane, quanto piuttosto un magma che nutre la sua individualità, che ne permea l’arte e lo spirito, che lo circonda e lo abbraccia completamente. “Federico Perrotta, 35 anni, Chieti Scalo, Abruzzo”: questo  il suo vanto, un modo di presentarsi al mondo per ricordare le sue origini. E nel parlare della sua terra, si inserisce immancabilmente il “lessico familiare”, popolato da un fratello, rimasto un passo indietro rispetto ai ritmi considerati normali della vita e da un padre che, nell’ottica di un’oculata spending review familiare, fissa le vacanze ad Amalfi a ottobre.

Però la nostra casa, ovunque andiamo, è dentro di noi. È bello ricordarne i limiti e le piccinerie, i pettegolezzi telefonici delle casalinghe poco disperate o l’invidia omertosa degli “uomini da bar”, fanno sorridere quando diventano ricordi. Quello che tocca veramente le corde dell’anima è la rabbia amara di Federico che rammenta l’aprile 2009, quando quella terra, che è madre e padre insieme per chi ci è nato, è stata prima scossa dalla natura e poi dimenticata dagli uomini.

La scoperta dell’arte a tutto tondo insieme all’attaccamento viscerale, quasi primitivo, di un luogo che, oltre a essere memoria, costruisce la storia personale di ognuno di noi. Ovunque andremmo.

Silvia Anela

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