giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La politica con Renzi non è
né nuova né vecchia: è pop
Pubblicato il 03-03-2014


Matteo RenziPer cercare di catalogare il nuovo premier e segretario del Pd Matteo Renzi, si è parlato di “politica pop”, come ha fatto il fondatore di “Repubblica” Eugenio Scalfari.

Già Renzi e il suo linguaggio che, parafrasando uno degli esponenti di spicco della la Scuola filosofica e sociologica di Francoforte, Max Horkheimer, si può definire del “totalmente altro”, e che ha il suo paradigma in neologismi come “rottamare”; Renzi che al Senato, mano in tasca e vestito modello Mod, dal nome del look con i tagli di capelli new french line e abiti sartoriali italiani, giacche strette e pantaloni affusolati, dei gruppi “modernisti” inglesi nati sul finire dei trascorsi anni ’50, in occasione della fiducia al suo governo ha parlato a braccio con toni immaginifici.

È la politica pop, quella di infotainment o di politainment, che ha dato addio ai comizi e alle sezioni e che chiede il consenso attraverso la televisione e i social network. Una politica a colori, “leggera”, lontana anni luce da quella delle Tribune politiche della prima Repubblica, con i mezzibusti alla Zatterin e politici compassati (e di grande spessore culturale) come Fanfani e Moro, La Malfa e Saragat, Almirante e Berlinguer, Nenni, Malagodi e Andreotti. Una politica in bianco e nero come la televisione dell’epoca, il cui grigiore fu squarciato da due grandi leader “eretici” e comunicatori: Craxi e Pannella, spazzato via dal ciclone mediatico rappresentato da Berlusconi, esasperato oggi da Beppe Grillo.

Insomma, una politica del nostro tempo, la cui dialettica non è più nelle piazze, in Parlamento o nei civici consessi, ma a “Ballarò” e “Porta a porta”, “Le invasioni barbariche” e “Le Iene”, “Striscia la notizia”, “Che tempo che fa”, “Annozero” e “In mezz’ora”, divenuta kermesse e spettacolo, fatta di battute e, sovente, di insulti, e che sembra avere espunto l’eloquio raffinato e le citazioni colte.

Una politica fatta anche di gossip e di racconto del vissuto dei leader con le loro immagini familiari e personali, per essere più vicini ai cittadini e alla vita di tutti i giorni, magari andando in bicicletta o facendosi fotografare con la bandana in testa e declamando il verbo della lotta alla “casta” e ai privilegi,

Essa però, non deve essere ritenuta fatua e vacua, in quanto costituisce già oggetto di studi scientifici, come le analisi di Giampietro Mazzoleni, sociologo della Statale di Milano, ed ha una sorta di filiazione con la politica “privatizzata” di stampo americano, che sembra costituire uno dei marchi del governo-Renzi e della sua politica pop.

Maurizio Ballistreri

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