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Opinioni e commenti
 

La “Questione Meridionale”
Pubblicato il 03-03-2014


Nel corso degli anni, è maturata in me la convinzione che il Mezzogiorno d’Italia sia stato utile, come materia per scrivere e parlare, a molti giornalisti, scrittori, professori universitari e uomini politici. E’ stato utile anche a molti “prenditori”, che, con la scusa di aiutarlo a uscire dal sottosviluppo, hanno avuto montagne di contributi. Molte aziende nacquero per morire o per giustificare il trasferimento di macchinari obsoleti, con la collaborazione di politici e studi professionali meridionali. Come mai, nessuno si è preoccupato di quantificare i miliardi caduti sul Mezzogiorno, grazie alle varie leggi, e lo sviluppo provocato (sviluppo non progresso). Per il mio corso di studi e per il lungo impegno politico ho letto molti libri, moltissimi articoli e ascoltato infinite relazioni sull’argomento. Negli ultimi giorni è scoppiata l’ennesima polemica tra i sostenitori della tesi, secondo la quale il Nord , con l’Unità d’Italia, saccheggiò risorse meridionali e ne indebolì la florida struttura industriale e i sostenitori della tesi secondo la quale le colpe sono da attribuire alle classi dirigenti meridionali.  L’ultimo ciclo di infervoramento meridionale, per dirla alla Marcello Veneziani, è stato innescato dal volume “Perché il SUD è rimasto indietro” di Emanuele Felice. Sul Corriere del Mezzogiorno, hanno scritto Antonio Polito (Le colpe sono anche nel nostro meridione), Maddalena Tulanti (Il disastro di una classe politica sconfitta), Isaia Sales e Pietro Graveri . Abituato a leggere , periodicamente, dispute tra borbonici e unitari, ho solo consumato  del mio tempo, senza trovare niente di nuovo e niente di interessante. Anzi, le argomentazioni riportate  restringono le menti e bloccano sul tempo che fù e danno argomenti alla Lega Nord per farla farneticare.  Dopo gli scritti dei grandi meridionalisti, che non si piangevano addosso e si preoccupavano di fare proposte, valga per tutti Manlio Rossi-Doria, si doveva solo pensare  al CHE FARE. Ma il FARE viene dopo  il programmare, che richiede conoscenza e creatività. Luigi Einaudi diceva: “Conoscere per programmare”. Un esempio, tra i tanti,  mi sembra utile per capire l’arretratezza culturale di molti di quelli che parlano o scrivono. Sono molti decenni che la finanza è diventata il settore più importante dell’economia, tanto da influenzare la politica non solo nazionale, ma mondiale.   La finanza ha bisogno della merce-risparmio per operare. Nel 2002, il risparmio medio annuale campano era di 5.000 euro. Nelle altre Regioni del SUD non doveva essere molto diverso. Se moltiplichiamo 5.000 Euro X 6.000.000 campani abbiamo 30 miliardi di Euro di risparmio annuale. Se li moltiplichiamo, come dovremmo fare, per un numero di anni congruo (20), abbiamo 600 miliardi di Euro. Una montagna di soldi, che viene gestita non da meridionali, ma da Banche del NORD o estere. Se aggiungiamo il costo dei servizi assicurativi e finanziari, vediamo altri eserciti di milioni attratti (per dirla alla De Filippo) dal Nord e dall’estero.  Da Roma in giù, non ci sono assicurazioni, esiste solo qualche piccola finanziaria.

Esiste un sacco del Nord, come dice Ricolfi o il “saccone” è pieno di soldi del Sud, che dai furbastri meridionali viene regalato al Nord? E ,non è tutto. Gli scrittori, i giornalisti, i politici e qualche cantante (Bennato), anziché accapigliarsi sul passato, perchè non si sforzano di divulgare concetti illuminanti e provocatori di sviluppo? Negli Stati Uniti, non si parla più della guerra tra Sudisti e Nordisti e il Paese ha dimostrato di saper superare le crisi e, in modo intelligente, di creare sviluppo.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Certo, siamo tutti d’accordo, ma è ora di finirla di cantare la famosa canzone napoletana “…. scurdammece o’ passat…..” , ma è arrivata invece l’ora in cui il nord e le sue classi dirigenti, che hanno, proditoriamente e con la violenza, distrutto il tessuto sociale e le basi economiche del Sud solo per arricchirsi e coprire le loro nefandezze e incapacità, facciano una seria opera di ammissione delle loro enormi responsabilità. Solo allora si potrà ricominciare come hanno fatto altri in altri Paesi. Altrimenti è solo un esercizio di accademia miope che, come al solito, ha lo scopo di deresponsabilizzare il nord e invece addossare al Sud colpe non sue. Fino ad allora, egregi accademici, che amate pontificare, OSSERVATE L PIÙ RIGOROSO E RUMOROSO SILENZIO.

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