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Opinioni e commenti
 

LA SCOMMESSA
Pubblicato il 17-03-2014


Renzi-Merkel-Hollande

«L’Italia sta lavorando per riempire il bicchiere mezzo vuoto». Se per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, quella di Berlino, doveva essere una trasferta esplosiva, in cui avrebbe riaffermato il ruolo dell’Italia in Europa, nella realtà i risultati sembrano piuttosto tiepidi.

La Cancelliera Merkel, che ha ricevuto l’inquilino di Palazzo Chigi, ha certo lodato l’operato di Renzi dicendosi favorevolmente colpita delle “ambiziose” riforme promesse. Ma, allo stesso tempo, con un linguaggio velato, ha lasciato intendere che gli spazi di manovra sono quelli già stabiliti e tali dovranno rimanere. Insomma, bene le intenzioni, pieno appoggio politico, ma quanto ai fondi per finanziare le riforme il portafogli resta chiuso.

«Certamente credo che il Fiscal compact e il Patto di stabilità e crescita siano validi per l’Italia: non c’è la minima ragione di dubitare e mi auguro che le riforme vengano attuate, credo ci siano ottime possibilità», ha detto Merkel. Un giro di parole che, a una lettura più attenta, parla chiaro: vale più il non detto che il detto. Il Fiscal Compact, infatti, prevede di non superare la soglia dello 0,5 per cento del PIL e si unisce all’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60 per cento del PIL, (l’Italia è a quota 132), di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità. Sui duemila e duecento miliardi accumulati dal nostro Paese, fanno a occhio e croce la bazzecola di 50 miliardi l’anno. Numeri, non parole.

Tanto più che, accettando il Fiscal compact, l’Italia ha devoluto la sovranità delle politiche di bilancio all’Europa attraverso il nuovo articolo 81 della Costituzione. Volente o nolente, Renzi deve fare i conti con la realtà che il bilancio dell’Italia non è più “cosa nostra”.

Proprio sul punto dolente, dunque, almeno in conferenza stampa, nessuno ha scoperto le carte, Roma come Berlino: nessuno dei due leader ha, infatti, chiarito pubblicamente se la Germania abbia o meno concesso all’Italia di fare uno strappo alla regole, aumentando l’indebitamento di 6 miliardi di euro per finanziare gli “ambiziosi” piani renziani. Una mossa che porterebbe il deficit italiano dal 2,6 previsto al 2,8 per cento del prodotto interno lordo, appena al di sotto del vincolo del 3 per cento imposto dal Patto di stabilità europeo.

Ma, se non lo si è annunciato, viene il sospetto che non sia stato concesso.

Su tutto, infatti, c’è l’ombra delle prossime elezioni europee: proprio l’appuntamento su cui Renzi aveva tarato il suo punto di leva per strappare le concessioni ai tedeschi sull’indebitamento. Un po’ come se il presidente del Consiglio si fosse presentato a Berlino dicendo: davvero volete correre il rischio di far esplodere i populismi e l’antieuropeismo alle prossime europee, mettendo a repentaglio il progetto comune? Una piccola forzatura alla quale la Merkel sembra aver risposto con furbizia tutta italica: «Abbiamo esaminato tutti gli aspetti delle riforme e devo dire che gli auguro molta fortuna e coraggio».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. bell’articolo, da politico di razza.Poi però occ orre che il PSI decida da che parte stare: con il renzie o contro l’Italicum? Vogliamo superare il 4% alle europee o acconciarci subalterni al garrulo boy scout fiorentino?Carlo51

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