sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La televisione sposa cinema e sport
Pubblicato il 19-03-2014


Bruce Lee-sport-cinemaUn cinema di sport e uno sport da cinema. Si tratta di un connubio sempre vincente e sempre più adoperato da molti registi (affermati ed esordienti, di qualsiasi età ed esperienza) nel cinema, da sempre. Tuttavia, mano a mano, il piccolo e grande schermo (oltre al cinema, infatti anche la tv con fiction e mini-serie) hanno contribuito a cambiare veste allo sport stesso, andando sempre più verso una visione di quest’ultimo più idealistica e idealizzata, togliendo spazio alla fisicità. Lo sport veicola valori umani importanti: diventa simbolo di riscatto sociale, personale e collettivo; è icona di una realizzazione individuale e di un gruppo, di un intero quartiere: toglie giovani dalla strada e aiuta a combattere contro “la legge del più forte”, per un arricchimento che più che economico diventa umano.

Ci si distacca e ci si dissocia sempre più dalla violenza. Sport estremamente fisici e violenti come le arti marziali, infatti, vengono sempre messi in scena, ma in minore misura; anche se persistono sempre quale simbolo di lotta contro la criminalità, la malavita organizzata, la mafia, il contrasto a traffici internazionali di droga e armi estremamente pericolose e sofisticate, gestite da potenti reti mondiali. Hanno contribuito a rendere famosi molti attori: da Bruce Lee, a Jackie Chan, a Chuck Norris, a Jean Claude Van Damme a Steven Seagal per citarne alcuni. Anche all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma è stato presentato in anteprima mondiale un film del genere: “The White Storm” del regista cinese Benny (Muk Shing) CHAN con Sean Lau, Louis Koo, Nick Cheung, Yuan Quan, Lo Hoi Pang. Però sembra aver perso spessore, nei confronti di uno sport più “mentale”, meno fisico, in cui si mette in campo meno sangue e più doti intellettuali che corporee. Si riescono persino a superare i limiti fisici ed economici, condizioni sociali di disagio con la sola astuzia.

E a farlo in maniera onesta. Quasi un sogno, quasi pressoché impossibile. Ma, evidentemente, c’è ancora tanto bisogno di credere che ci sia una possibilità anche per i meno fortunati, che lo sport sia “pulito” e onesto, per continuare a sognare. A vincere è il più bisognoso e il meno “gettonato”. Andando a ritroso nel tempo, non ultimo lo sport è al centro del recente film d’esordio alla regia di Claudio Amendola: “La mossa del pinguino”.

Qui si incentiva una sana fruizione dello sport, fatto di impegno per inseguire il sogno di andare alle Olimpiadi di Torino del 2006. Ed è questo che vorremmo sempre vedere. Continuando, poi, si può citare: “L’oro di Scampia”.

il film tratto da una storia vera con Beppe Fiorello nei panni di un allenatore di judo, con cui cerca di togliere dalla strada adolescenti che vivono in un quartiere degradato, senza prospettive soprattutto per il potere mafioso incombente della ‘ndrangheta.

Dunque una dimostrazione di come con lo sport si possano educare intere generazioni di giovani e sollevare coscienze, facendo riscoprire lo sport come un diritto inalienabile dell’uomo, tanto quanto le altre libertà fondamentali sancite dalla Costituzione. La miniserie del 2005 de “Il Grande Torino”, per la regia di Claudio Bonivento, con Beppe Fiorello nei panni di Valentino Mazzola, che guidò la squadra di serie A del Torino prima che schiantasse sul colle di Superga nel 1949. Anche qui una storia di riscatto dalla povertà tramite lo sport, senza che ciò significasse non studiare. Mazzola/Fiorello in questo fu molto rigido coi suoi compagni e soprattutto col giovane esordiente Angelo Di Girolamo (alias Ciro Esposito). Ed ancora il film del 2013 “Rush”, di Ron Howard. Basato su una sceneggiatura di Peter Morgan, racconta l’intensa rivalità tra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda, interpretati rispettivamente da Chris Hemsworth e Daniel Brühl. Oppure “Ice princess-Un sogno sul ghiaccio”, lungometraggio prodotto dalla Disney nel 2005 e diretto da Tim Fywell. È la storia della protagonista, Casey Carlyle (alias Michelle Trachtenberg), che insegue il suo desiderio di diventare una pattinatrice professionista, ed è pronta a rinunciare a tutto e a superare molte difficoltà, anche fisiche, pur di riuscire. Per citarne alcuni, quanto mai attuali, dopo il bronzo alle stesse Olimpiadi di Sochi di Carolina Kostner. E poi, come non ricordare la serie di “Rocky” Balboa, con la sua colonna sonora “Eyes of tiger”, che viene ripresa anche in “La mossa del pinguino”.

Ed è questo che è rimasto, quella vittoria e quell’esultare finale alla conclusione di una grossa e dura scalinata, per gioire con la propria amata. Purtroppo lo sport oggi non è più così, ma si vuole continuare a pensare che sia tale o possa tornare ad esserlo. E, per questo, cambiano gli eroi sportivi: sono gente comunissima, uomini dalla fisicità assolutamente normale, non più tutto muscolo, alla Arnold Schwarzenegger o alla Sylvester Stallone (tra l’altro presente al Festival Internazionale del Film di Roma, ndr). Gli stessi eroi di Benny Chan in “The white storm” sono uomini dalla struttura fisica anche minuta. È la figura dell’anti-eroe, un eroe ante-litteram che, pur non avendo perso l’astuzia e l’ingegno intellettuale delle note serie con le arti marziali (da Karate Kid a Mortal Combact ad esempio), si allena più a sviluppare il cervello quasi piuttosto che il fisico. In tv le repliche di queste serie sono meno diffuse, speriamo che anche nei giochi per computer o nei videogames venga tolta un po’ di violenza.

Barbara Conti

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