martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

La via nuova della riforma
Pubblicato il 05-03-2014


Facciamo il punto. Renzi ha accettato un nuovo itinerario per la riforma elettorale, quello ipotizzato dal bersaniano D’Attorre. E, obtorto collo, anche Berlusconi l’ha dovuto ingoiare. Il nuovo percorso porta ad approvare una legge valida per la sola Camera dei deputati. É una soluzione logica e che nessun giornale e televisione accenni al fatto che sia soprattutto l’unica soluzione costituzionale, assieme a quella di aspettare l’abolizione del Senato per poi varare la legge della Camera, testimonia quanto sia caduta in basso non solo la categoria dei politici. È soprattutto una soluzione ben vista da Alfano e dai suoi, piuttosto preoccupati dell’asse tra Renzi e il cavaliere. Anzi, per nulla entusiasti di approvare velocemente la legge BR. In fondo, varando una legge che consenta di votare si accorcia la vita al governo, oltre che, naturalmente, al Parlamento. Questa soluzione porta ad approvare una legge che non consente di votare. Ovvero si potrebbe votare con una sistema alla Camera, di stampo bipolare e maggioritario, e con uno opposto al Senato, di stampo puramente proporzionale.

In Italia si sono approvare due leggi elettorali e poco dopo si è andati al voto. Questo è avvenuto nel 1993, con elezioni convocate nella prima primavera del 1994, e nel 2006, con elezioni pochissimi mesi dopo. Sarebbe avvenuto anche stavolta. E non solo perché non c’è due senza tre. Dunque procedere con la necessaria cautela e senza la frenesia di approvare la legge, non può che far bene anche a Renzi. Adesso iniziano le votazioni alla Camera e anche se la legge, immagino con qualche emendamento, dovesse passare, tra approvazione della Camera e del Senato, nel giro di poche settimane, si dovrebbe iniziare la procedura di riforma costituzionale per l’abolizione del Senato, con doppia lettura delle due Camere e possibile referendum confermativo. Diciamo la verità. Questo percorso non consente di indire elezioni per la primavera del 2015. Quindi se una legge elettorale accorcia la vita al governo, questo itinerario inevitabilmente l’allunga.

Cosa dovrebbero fare i parlamentari socialisti? Esporre e proporre i nostri emendamenti. Che sono sostanzialmente due. Il primo è relativo alla necessità di alzare il premio di maggioranza al primo turno. In nessun paese del mondo si vince col 37 per cento e ci si oppone col 63. La mia opinione è che un premio al primo turno possa scattare solo col 50 più uno dei voti, come opportunamente prescriveva la così vituperata legge truffa del 1953 e come é d’altronde previsto dall’attuale legge dei sindaci. A questo punto la battaglia ci sarà. E non penso che Berlusconi, che ha già ingoiato l’innalzamento dell’asticella, potrà accettarne uno ulteriore. La seconda riguarda le liste bloccate. Siano esse liste lunghe o corte, bisogna tornare ad affidare agli elettori il potere di scegliersi i propri rappresentanti. Con le preferenze o coi collegi. Con l’uno o con l’altro. No alle liste bloccate, per cortesia, che umiliano la democrazia.

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Commenti all'articolo
  1. Ancora una volta le proposte dei socialisti si rivelano le più ragionevoli.
    I due punti messi in evidenza dal Direttore sono essenziali: evitare che il premio di maggioranza si trasformi in premio di minoranza attraverso l’assegnazione dello stesso solo a chi prende il 50% più uno dei voti (in caso contrario si va al secondo turno e si assegna il premio a chi vince), rendere vera ed effettiva la scelta dei cittadini attraverso l’introduzione delle preferenze o il ricorso ai collegi.

  2. A mio parere al primo turno non devono andare le coalizioni ma i partiti singoli altrimenti che primo turno è. I due partiti che prendono più voti vanno al ballottaggio e chi vince prende il 53% dei seggi. I restanti 47% dei seggi vanno in proporzione ai partiti che hanno preso voti al primo turno. Si assicura così la governabilità e si assicura la rappresentanza a tutte le forze politiche che si presentano al voto. Al massimo si può mettere uno sbarramento al 2%.

  3. Insisto, da tempo: abbassare sensibilmente la soglia di accesso per i partiti minori, è inaccettabile la tagliola premio di coalizione basso più barriera al 4,5% e nessuna garanzia per il terzo o quarto partito coalizzato. Come socialisti saremmo fatalmente annessi o espulsi dal parlamento.

  4. Condivido la proposta di Franco da Rif. che a rigor di logica è la più vicina alle declamazioni di governabilità di tutti, ma caro Franco di mezzo ci sono i soldi dei rimborsi elettorali e pertanto PD e FI l’osso non lo mollano, il resto sono solo chiacchiere.

  5. ..l’analfabetismo è stato superato, ma l’ignoranza ci divora. Sono trent’anni che si discute della riforma della legge elettorale e ancora siamo a disquisire. Con il paese che va a rotoli ed un popolo asuefatto al non voto, non vi sono più alternative. Serve ridare senso al voto e alla democrazia, individuando il quorum di sbarramento in relazione alla media dei votanti nell’ultimo decennio per il premio di maggioranza e lo sbarramento minimo al 4%. Buon lavoro

  6. Sono completamente d’accordo con Mauro Del Bue. Credo che non vi sia abbastanza consapevolezza del presente e del serio rischio per le nostre istituzioni democratiche. Leggo così anche la caduta in basso di politici e giornalisti. Che la democrazia sia vulnerabile dall’interno non è certo una novità e la attuale miscela di ignoranza, superficialità omertosa, giustizialismo populista e irresponsabilità, è più micidiale di un golpe armato.
    E’illogico che si cerchi di dare soluzione alla difficile governabilità dell’Italia con formule elettorali e non con uno sforzo di cambiamento delle culture politiche.
    Nessun partito ha oggi nella sua mission un serio progetto di alleanze stabili e di convergenze organizzative che sostenga un programma di governo, anzi sono aumentate le tendenze isolazioniste e identitarie di ciascuna formazione politica.
    Fino al paradosso che la attuale “grosse koalition” italiana, anche se azzoppata dalla uscita di Berlusconi e dalla sostituzione di Letta, mostrerebbe che, nonostante tutto, la democrazia rappresentativa ancora funziona con regole (quasi)proporzionali. Peccato che il punto forte di questa alleanza sia una riforma elettorale che vuole liquidarla definitivamente, così che il prossimo governo rappresenterà meno cittadini italiani di quanti oggi non ne rappresenti il governo Renzi. Cioè come segare il ramo dove si è seduti.

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