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Opinioni e commenti
 

L’altra metà del mondo in lotta per l’uguaglianza
Pubblicato il 17-03-2014


Millennium-development-goalsNew York, 17 marzo – Non manca molto, ormai solo una manciata di mesi e il 2015 arriverà di volata. E con lui la necessità di fare i conti su quanto dei Millennium Development Goals, la lista di obiettivi da conquistare nell’arco di 15 anni che le Nazioni Unite si erano date allo scoccare del nuovo millennio, sia stato effettivamente realizzato. La suspance, tuttavia, non è altissima; molti dei risultati, lo sappiamo già ampiamente, non saranno raggiunti, ed è per questo che, già da mesi, si discute su come affrontare il post 2015, e su quali siano le nuove sfide da porsi.

È quello che già da tempo stanno facendo le esponenti dell’Internazionale Socialista Donne, che venerdì scorso (14) erano all’ONU per fare il punto su quanto realizzato finora e delineare i prossimi obiettivi in ambito di uguaglianza di genere nella “Post- 2015 Development Agenda”, con un incontro organizzato in collaborazione con la Missione Permanente del Messico presso le Nazioni Unite.

La Presidente dell’Internazionale Socialista Donne, Ouafa Hajji, dopo aver ricordato come la crisi economica e finanziaria abbia colpito soprattutto le donne, sottolinea la necessità, per gli anni a venire, di cambiare la maniera e il metodo prima di tutto. Una necessità condivisa dalla Vice Presidente onoraria dell’Internazionale Socialista Donne, Pia Locatelli, deputata del PSI, che la scorsa settimana ha partecipato alla UN Women, la dieci giorni di incontri sulle questioni di genere che si tiene all’Onu ogni anno dopo l’8 marzo.

Gli impegni di Pia Locatelli sono stati numerosi e importanti e comprendono anche un tavolo con Canada, Regno Unito e Olanda sulle spose bambine, tema sul quale l’Italia si sta impegnando da tempo.

L’incontro dell’internazionale Socialista Donne è la conclusione di una settimana di lavori impegnativi e serve a tirare le somme di quanto fatto e, soprattutto, a ricordare quanto ancora va fatto.

I dati, ricordati dalla Vice-Presidente ed esponente del Institutional Revolutionary Party, la Messicana Diva Gastélum Bajo, sono ancora allarmanti: 6 milioni di bambine si sono sposate prima dei 18 anni, mentre ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 14 milioni di adolescenti diventano madri. Ogni giorno circa 1000 donne muoiono per complicazioni prevedibili legate al parto e alla gravidanza, per un totale di 358.000 all’anno. E ben 340 milioni di bambine e donne nel mondo vivono conseguenze della mutilazione genitale femminile.

3 sono gli obiettivi che l’Internazionale Socialista Donne si pone, mettendo l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne al centro di questa nuova agenda politica: eliminare la violenza sulle donne, incrementare l’accesso allo studio, unico strumento reale di emancipazione, e implementare la lotta alla povertà. Ben il 70% di quanti vivono al di sotto della soglia di povertà, infatti, sono donne.

La speranza è che l’agenda post-2015 integri le questioni di genere all’interno di ciascuno dei propri obiettivi, in quanto essenziali alla loro realizzazione, e che abbandoni finalmente alcune cautele eccessive che, come ha spiegato l’onorevole Locatelli, hanno reso difficile il raggiungimento degli scopi.

Alcuni argomenti sono ancora considerati troppo sensibili per essere trattati dalle Nazioni Unite, ma non possono essere ignorati: come si può parlare di mortalità da parto e di mortalità infantile senza considerare i diritti sessuali e la salute sessuale? I Millenium Development Goals chiedevano “universal access to reproductive health” invece che “to sexual and reproductive health and rights”; si era scelto evidentemente di utilizzare una definizione molto meno compromettente e però per questo necessariamente meno incisiva. Non è solo una questione di definizioni, ma una scelta deliberata di lasciare fuori dal programma i punti più controversi, con il risultato di rendere impossibile la realizzazione degli obiettivi e di penalizzare le donne incidendo sulla loro autodeterminazione.

Rispetto a quanto ci si era ripromessi con i Millennium Goals, infatti: la mortalità infantile è diminuita del 41% invece che del 66% e la mortalità da parto del 50% invece che del 75%, con l’aggravante che (dati del 2011) un terzo dei parti è avvenuto con madri sole o senza adeguata assistenza sanitaria. Occorre, ha affermato la Locatelli, cambiare completamente approccio nel modo in cui le misure per l’uguaglianza di genere vengono portate avanti: le donne vanno considerate come attrici delle politiche di sviluppo e non più solamente come destinatarie passive.

“Non possiamo ripetere gli stessi errori” afferma la Locatelli, “gli strumenti ci sono già perché molto del lavoro è già stato fatto, non abbiamo bisogno di nuovi pezzi di carta ma di azione”.

Costanza Sciubba Caniglia

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