domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Lavoro. Critiche alla riforma: più precarietà
Pubblicato il 27-03-2014


Lavoro-apprendistato

Continua la bufera sulla riforma targata Poletti, il dl in discussione in materia lavoro sta incontrando più obiezioni che consensi anche all’interno del partito stesso, dove ad alzare gli scudi è proprio il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano (Pd) che ha sottolineato la ferma convinzione di modificare alcuni aspetti cruciali sulla riforma: “Il decreto legge non è un dogma e tantomeno deve essere blindato. Durante il confronto parlamentare si possono e si potranno fare modifiche anche se non penso che dobbiamo stravolgere il provvedimento”. Anche se Damiano alla fine vuole modificare proprio i punti salienti della riforma, dall’abrogazione delle causali per i contratti a termine, alla norma che prevede la possibilità di ripetere il contratto 8 volte in 36 mesi, fino al contratto di apprendistato senza obbligo di formazione.

Fermamente contraria Sel e il suo leader, Nichi Vendola che ha accusato i parlamentari di replicare l’atteggiamento durante la riforma Fornero: “Tutti plaudenti e ora nessuno disposto a giustificare quella riforma”. Infine ha sottolineato come “precarietà significa meno diritti e anche una economia meno intelligente perché lavoro povero non diventa fattore di sviluppo della capacità competitiva del sistema Paese”.

I nodi della riforma sembrano far storcere il naso a tanti, eppure c’è chi al contrario ne sottolinea i punti “utili” come Giuliano Cazzola, ex sindacalista e Vicepresidente della XI Commissione (Lavoro Pubblico e Privato) durante la XVI legislatura. Secondo Cazzola la riforma proposta dal governo Renzi risponde alle esigenze delle imprese e di conseguenza può essere utile anche in materia di lavoro e di lavoratori. “Il monitoraggio della legge Fornero, ad esempio, ha messo in evidenza come la liberalizzazione dei contratti fino a 12 mesi ha portato ad un alto gradimento delle imprese su questa misura, per cui liberalizzare i contratti fino a 36 mesi con 8 proroghe può solamente incentivare le imprese e di conseguenza creare più occupazione”.

Per quanto riguarda la contrarietà del sindacato su queste misure Cazzola mette in conto il protocollo d’intesa firmato dai sindacati sull’assunzione e impiego del personale durante i sei mesi dell’Expo 2015: “In quel frangente i sindacati sono stati molto furbi, sono stati i primi ad accettare i contratti a termine con il ‘poi si vedrà’”.

Sulla curiosa pretesa di un apprendistato senza apprendimento (ormai non più obbligatorio) contenuta nel Dl in discussione Cazzola evidenzia come nel caso dei contratti di apprendistato “spesso la formazione avviene già prima che l’assunto arrivi in azienda”, per quanto riguarda invece i corsi di formazione “sono alquanto obsoleti e non bisogna dimenticare che alla fine in molti casi sono alquanto inutili se la formazione vera e propria avviene in azienda”.

Infine sull’approvazione del Dl e sulla contrarietà che sta incontrando Renzi su questa riforma Cazzola sottolinea: “Dubito che con mezzo partito contro e con lo stesso Damiano sfavorevole questa riforma passi”.

In effetti il Dl sul lavoro ha incontrato più oppositori all’interno del Partito Democratico che nel Parlamento, tanto da far dire a Matteo Orfini uno dei “Giovani Turchi” che il provvedimento in materia di lavoro è da cambiare e che “se Renzi si intestardisse a volerlo lasciare com’è, beh, vorrà dire che se lo approva con Forza Italia”.

Teresa Olivieri

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