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Opinioni e commenti
 

Lavoro, tutti i dubbi del sindacato sulla deregulation
Pubblicato il 22-03-2014


Giovani-lavoroIl bandolo della matassa della crisi nostrana resta il lavoro, sarà questo il motivo per cui chiunque arrivi nella stanza dei bottoni tenta di riformulare la legge sul lavoro. Si tenta in tutti i modi di dare una forte spinta all’occupazione anche a costo di cancellare i pochi diritti vigenti in materia di occupazione temporanea.

Già da giorni quando era uscita la prima bozza, i sindacati erano sul piede di guerra ma dopo il testo definitivo della riforma Poletti, si sono rafforzati i dubbi e le contrarietà in merito.  Nicola Marongiu, responsabile area welfare della Cgil, ha espresso il suo disappunto sulla riforma delle contrattazioni lavorative, in primo luogo sulla ‘acausalità’ (la possibilità riconosciuta al datore di lavoro di non specificare le motivazioni del licenziamento di un lavoratore a termine), che se prima veniva concessa solo per i primi 12 mesi, ora è consentita per tutti e tre gli anni.  “In questo modo”, afferma Marongiu “viene distorta la tipologia contrattuale del lavoro a termine. Non farà altro che peggiorare la situazione già di per sé drammatica in materia di occupazione temporanea portando di fatto a un peggioramento per quanto riguarda il precariato in questo Paese”. L’altro punto su cui si concentrano le critiche del sindacalista riguardano la seconda “mano libera” per i datori di lavoro: l’apprendistato.

“Con questa riforma l’apprendistato viene spogliato di ogni contenuto formativo, la formazione di fatto non è più obbligatoria ma facoltativa”.

Forte rammarico viene espresso da Marongiu per le modalità di lavoro del Governo durante i lavori per il piano di riforma: “Non c’è stata di fatto nessuna presa in considerazione né delle Parti sociali né di quelle datoriali né in sede ministeriale, né in sede di governo”. E sottolinea come in questi casi “l’ascolto delle parti sociali è indicativo, ma non lo si è voluto fare”. Infine il responsabile della Cgil conclude mettendo in chiaro che “l’intervento tramite decreto è in contraddizione con la legge delega”.

Se il bandolo della matassa per la ripresa è la riforma del lavoro quest’ultima però rischia di rispecchiare meno come un governo del fare e più un governo “autodafé”.

Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. da vecchio riformista e uomo d’azienda concordo sui rischi di precarizzazione che aumentano. Tuttavia dobbiamo accettare due fatti: il primo che l’economia OCSE è sempre più jobless per varie ragioni e -secondo- che è meglio un lavoro precario che il nulla. La Fornero era spinta da motivazioni ragionevoli ma non ha funzionato (non dimentichiamo la burocrazia..). Il governo (che non amo) al momento deve semplificare e deve calibrare con le forze sociali i paletti etici invalicabili attuando controlli improvvisi nelle aziende.Carlo51

  2. Carlo sicuramente il precariato è meglio del nulla però c’è da sottolineare come alla fine abbia creato quell’incertezza continua che porta molti a vivere con una spada di Damocle sulla testa o peggio a ritrovarsi per strada a 40 anni quando ormai sei considerato “fuori mercato”.
    Le poche garanzie precedenti erano anch’esse meglio di nulla.

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