domenica, 17 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Le fiabe medievali e i canti aulici del menestrello Branduardi
Pubblicato il 28-03-2014


Branduardi-Auditorium“Io voglio schiattare sul palcoscenico” dichiarò perentorio qualche anno fa. Domani sera, dopo aver portato il suo violino in giro per l’Europa – con tappe in Germania, a Parigi e in varie città nel nord Italia, Angelo Branduardi lo farà vibrare all’Auditorium Conciliazione di Roma. Un’occasione unica per ascoltare uno tra i cantautori italiani maggiormente apprezzati in Italia e all’estero che da quarant’anni calca le scene, danzando, suonando e cantando sentimenti e storie del passato. Durante la sua lunga carriera il cantautore lombardo ha infatti avuto – e ha a tutt’oggi – il merito di aver introdotto nella canzone italiana la sua propensione per il fiabesco che attinge dal repertorio delle favole popolari di tutto il mondo, soprattutto francesi, ma anche inglesi, tedesche, irlandesi ed ebraiche. Una vita dedicata ad escogitare forme sempre nuove di fusione tra musica e poesia, accompagnato da Luisa Zappa, conosciuta a Milano all’università, principale collaboratrice e moglie, con cui ha avuto due figlie.

IL TOUR E L’ALBUM– “Il rovo e la rosa, concerto 2014” questo il nome della fortunata tournée del poeta, polistrumentista e compositore lombardo mentre “Il rovo e la rosa. Ballate d’amore e di morte” è il titolo del nuovo album, con testi di Luisa Zappa e musiche dell’artista, liberamente ispirate alle ballads del periodo elisabettiano. Tra queste anche “Geordie”, reinterpretata nella versione di Fabrizio De André, ma con l’accompagnamento di un arciliuto.

UNA CARRIERA LUNGA 40 ANNI – La prima volta che Branduardi compose aveva diciassette anni, musicando il sonetto di Dante Alighieri “Tanto gentile e onesta pare” contenuto ne “La Vita Nova”. Il 1974 è stato l’anno del suo debutto discografico con l’album “Angelo Branduardi”, l’anno successivo fu la volta del disco “La luna”, contenente la celebre canzone “Confessioni di un malandrino”, il cui testo è frutto di una traduzione e adattamento di una poesia del 1920 del poeta russo Sergej Esenin – uno dei suoi preferiti – intitolata “Confessioni di un teppista”. Nel 1976 pubblicò “Alla Fiera dell’Est”, rivisitazione di un canto pasquale ebraico che gli valse il Premio della critica discografica italiana, mentre “La serie dei numeri” è una ripresa d’un canto bretone e il testo di “Sotto il tiglio” si basa un lied (canzone/romanza, ndr) medievale tedesco. Questi alcuni dei titoli di canzoni imperiture – e per molte generazioni indimenticabili – del menestrello par excellence. 

Silvia Sequi

 

 

 

 

 

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento