martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Europa che vogliamo: priorità al lavoro
Pubblicato il 03-03-2014


Pes-NenciniPrima volta per Matteo Renzi e per il PD nella ‘famiglia’ socialista, riunita a Roma per il Congresso del PSE che oggi ha candidato ufficialmente il socialdemocratico tedesco, attuale presidente del Parlamento europeo, alla presidenza della Commissione Europea per le elezioni del 25 maggio.

Giornata di plenaria per il congresso elettorale del PES al Palazzo dei Congressi di Roma. I leader del socialismo europeo si sono ritrovati per discutere e mettere a punto le strategie in vista dell’appuntamento del prossimo maggio. Dopo il saluto ai partecipanti del Ministro degli Esteri Federica Mogherini, la parola passa a Sergei Stanishev, già Primo Ministro della Bulgaria ed attuale presidente del PES: «Questo congresso segna il momento in cui si può dare avvio ad un vero cambiamento in Europa. Oggi è il primo marzo e in Bulgaria questo giorno rappresenta l’avvio della primavera. I socialdemocratici europei vogliono ridare speranza ai cittadini di Europa». Secondo il presidente del PES, i giovani vedono il loro futuro in pericolo ed i cittadini europei sono sempre più delusi della direzione intrapresa dall’Europa.

L’analisi del presidente sottolinea come gli euroscettici siano portatori di una visione che identifica nella stessa Europa le causa dei problemi che vivono i cittadini del Vecchio Continente: una visione che propugna che l’uscita dalla crisi possa avere luogo solo grazie ad interventi sviluppati all’interno dei singoli Paesi. Una falsa , ovviamente, per chi è profondo propugnatore di una visione europeista, un regresso per tutti. Occorre dunque porsi l’obiettivo di una alta affluenza alle urne soprattutto da parte delle forze che si richiamano al socialismo. Il supporto ad un unico candidato rappresenta, in quest’ottica, un messaggio importante di unità.

Schulz_candidato_elezioni_2014La parola è poi andata alla giovane finlandese Kaisa Penny, Presidente della Yes (Young European Socialists): «Troppa speranza si è tolta alle giovani generazioni; alle iniziative dei giovani sono stati destinati circa 6 miliardi di Euro per 6 anni, in realtà meno di un miliardo all’anno. Ormai siamo arrivati ad una svolta. Occorre far valere gli aspetti sociali ed investire sui giovani, a prescindere da dove vengono», ha spiegato.

Dopo Penny tocca a Massimo D’Alema, presidente di FEPS: «I cittadini hanno perso fiducia nel progetto europeo. C’è una mancanza di democrazia e trasparenza. L’altro lato della medaglia», analizza D’Alema, «è la rinascita dei populismi, anche come risposta alla tecnocrazia europea e all’indebolimento del modello sociale europeo, soprattutto nel Sud Europa. Noi vogliamo cambiare politica ed approccio. Vogliamo una Europa più vicina ai cittadini, non più dominata da forti governi nazionali. Forse avremo un problema di legittimità e per questo vogliamo una Commissione più forte con esponenti politici, perché la Commissione non può essere un ente tecnocratico ma deve essere un ente politico visto che influisce pesantemente sulla vita dei cittadini».

Secondo D’Alema è necessario lasciare alle spalle le politiche di austerità. Occorre investire in formazione, ricerca, sostegno alle piccole e medie imprese. Il peso delle tasse deve trasferirsi dalle spalle dei lavoratori ad altre sedi per stimolare i consumi. «Non siamo in campagna per difendere l’Europa come si presenta adesso, noi vogliamo lottare per cambiare l’Europa e con questo messaggio,possiamo vincere».
Secondo D’Alema per troppo tempo si è lasciato prevalere il pensiero neoliberista, anche quando i progressisti erano al Governo. Ad un certo punti si è pensato che il mercato potesse riequilibrare tutto. Questo ha indebolito il progetto europeo, che si basava su una concezione solidaristica e anche su una concezione cristiana. «La nostra battaglia è di carattere culturale, non è sufficiente solo agire sul piano politico. Occorre agire sul piano culturale», ha concluso D’Alema.

Prende quindi la parola il segretario socialista Riccardo Nencini, neo Vice-Ministro alle Infrastrutture e Trasporti: «Il movimento populista che sta crescendo è un fenomeno che rischia di essere durevole per due ragioni che si stanno radicando nella popolazione europea, cioè la paura e la povertà di ritorno». La povertà di ritorno riguarda in particolare il ceto medio, che prima è diventato tale, poi è precipitato in una situazione di bisogno. Questa inattesa debacle rende oggi il ceto medio più cattivo e reazionario. «Occorre dunque una risposta eretica, coma quella dei socialisti pionieri dell’Ottocento» spiega Nencini. In concreto occorre agire su due fronti: armonizzare le politiche fiscali ed economiche dei Paesi europei e confrontarsi con la crescita delle disuguaglianze all’interno dei singoli Paesi per spegnere il rischio di conflitti civili. I socialisti devono dunque offrire una dimensione unitaria alle prossime elezioni europee: visto che ci si confronterà con il partito popolare e con i partiti euroscettici, è necessario trovare con Martin Schultz forme di coesione che mettano a sistema il massimo profitto e la minima dispersione.

L’ Italia è stato uno dei primi Paesi ad approvare una mozione che impegna i Partiti a dichiarare a quale candidato alla Presidenza della Commissione va il sostegno e quale sarà la collocazione una volta che i candidati alle elezioni europee saranno stati eletti. E questo aiuterà senza dubbio una scelta trasparente verso i candidati socialisti e democratici ed a favore di Martin Schultz, a supporto di una visione europea che non potrà prescindere da una maggiore solidarietà fra i vari Paesi dell’Europa.

In chiusura, prima della conclusione di Martin Schulz, il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi ha preso la parola sottolineando che il PD intero vive un «giorno speciale» e che, insieme ai socialisti europei, sarà chiamato ad affrontare il «compito più drammatico», ovvero quello di dimostrare che «l’Europa è un’unione sociale e non solo economica».

La famiglia socialista per Renzi sarà lo spazio per discutere tutti insieme il modo di essere in Europa che non deve essere «solo quello di adempiere agli obblighi delle Istituzioni» di Bruxelles, ma un compito sociale e civile molto più alto.
Ma, sottolinea Renzi, questo non significa che, prima di qualunque negoziazione, l’Italia non debba adempiere ai suoi doveri che, ribadisce il Presidente, «non rappresentano un obbligo imposto dall’esterno ma una scelta».
Renzi promette di rimettere in ordine i conti i 3 mesi intervenendo innanzitutto sulle riforme strutturali che riguardano lavoro e fisco. La seconda tappa della road map renziana sarà la legge elettorale e la riforma del Senato. Infine gli investimenti sulla scuola e l’educazione.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Ci si può riconoscere più o meno in tutti gli interventi, ma il passaggio nell’intervento di Riccardo Nencini sulla povertà di ritorno è quello che condivido di più.
    Non si deve sottovalutare il disaggio della classe media che va scomparendo.
    I Socialisti Europei devono farsi carico dei problemi della gente e ridare speranza ai meno fortunati.

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