lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gli imprescindibili ‘gialli’ dei “Braccialetti rossi”
Pubblicato il 01-03-2014


Libro Braccialetti RossiSe credi nei sogni i sogni si creeranno”. Basandosi su questo principio lo scrittore spagnolo Albert Espinosa parte per delineare un cammino che lo porterà a fare di ogni perdita in qualche modo una conquista, guardando non a ciò che si è perduto, ma a ciò che da quel momento si potrà conquistare o si è conquistato. Rifiutando le etichette è anche difficile definire il suo libro, “Braccialetti rossi”, da cui è tratta l’omonima fiction di successo, in onda su Rai Uno. Sicuramente col suo linguaggio lineare e scorrevole, apparentemente semplice, ma con cui sa esprimere concetti complessi e significativi, Espinosa riesce ad arrivare bene al pubblico, che quasi accompagna in questo racconto per immagini.

Un po’ autobiografia, un po’ diario personale, anche grazie a una strutturazione particolare del testo, l’autore applica la propria esperienza personale, i propri vissuti, positivi e negativi, le persone che ha incontrato, il suo passato forgiato sulla dura esperienza di lottare con un cancro per 15 anni, trasponendola alla vita di tutti i giorni e rendendo gli insegnamenti, che ha ricevuto dalle vicissitudini della sua esistenza, universali. Meglio di un romanzo di formazione o di un testo di psico-analisi egli riesce nello stesso intento: parlare di ciò che molti rifiutano, delle emozioni, della psiche umana e, soprattutto, della morte. Indica una strada su come affrontarla ed accettarla. Nel suo modo di parlarne Espinosa elimina ogni preconcetto su argomenti tabù: non esistono e non si devono avere remore, timori, vergogna a confrontarci con ciò che ci crea difficoltà.

Il segreto è l’auto-ironia; “chi ci ha dotato del senso dell’umorismo ha avuto un’idea straordinaria: è la soluzione a tutti i nostri conflitti”, afferma senza esitazioni. Ed è fronteggiare i nostri conflitti interiori, lottare coi propri fantasmi, che conduce a quell’equilibrio, quella pace e quella serenità interiori, che traspaiono da ogni singola pagina scritta da un uomo che ha deciso di non soccombere alle prove che la vita gli ha riservato; ne ha fatto una risorsa, per ottenere quelle che tutti comunemente chiamiamo “lezioni di vita”. Ed è in tante “lezioni”, che lui denomina “scoperte”, che divide il libro, tanti minicapitoli del suo libro della vita, poiché, in fondo, un libro è come un abito: ognuno deve trovare quello che gli calza a pennello.

E lui è riuscito nell’intento che si era preposto: scrivere qualcosa per sé, su di sé, ma per gli altri. Applicando ogni “lezione” appunto alle singole, semplici cose della vita quotidiana, valide per ognuno di noi. Pochi arrivano dritti al punto, al nocciolo del problema, della questione, senza tergiversare come Espinosa. In questa sorta di “cartella clinica della sua vita”, estrapola ciò che più gli sta a cuore: vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, sorridere e non smettere mai di sorprendersi di quante curiosità ci riserva la vita, senza che neppure ce ne accorgiamo. Anche gli eventi più scontati e banali, se non osservati con superficialità, mostrano un connotato profondo che non ci saremmo neppure mai aspettati.

È la forza di un uomo che non ha paura di mettersi a nudo, di svelare il segreto della sua personalità equilibrata, anche quando molti potrebbero pensare stia trascendendo ed esagerando. E non ha neppure timore di alzare i toni, in quanto è consapevole che spesso, per farsi ascoltare e per convincere, occorre anche osare, estremizzare i termini, esagerare appunto: “a volte sei obbligato ad estremizzare, se vuoi l’attenzione della gente”, scrive chiaramente. L’importante è non celare nessuna sensazione o stato d’animo: “un torrente di emozioni è sempre qualcosa di positivo”; non si deve rinnegare il proprio passato, né avere terrore di essere giudicati, né però si deve giudicare senza un’attenta analisi. “Il confronto è indispensabile per vivere”, a suo avviso. Ed è così, insegnando l’auto-accettazione, che arriva, dopo una preparazione accurata del lettore, a esporre ciò che ha a cuore di palesare: la più grande delle scoperte.

Un po’ come una persona nuova con cui si trascorre un periodo iniziale conoscitivo, per poi iniziare a scambiare davvero l’umano interiore individuale. I primi capitoli servono a Espinosa per presentarsi, per poi lasciare il suo regalo a chi avesse voglia di leggerlo fino all’ultima pagina. Si tratta di spiegare l’incontro coi ‘gialli’: quelle persone speciali che ci cambiano la vita, che collochiamo a metà tra la sfera dell’amicizia e quella dell’amore; più che amici, per essi non è necessario provare attrazione fisica. Però le incontriamo nella nostra vita e ci migliorano, ci completano, ci insegnano ciò che da soli non riusciremmo a vedere chiaramente.

Probabilmente molte volte ognuno di noi si è trovato di fronte a tale tipo di individui, tormentato dal dubbio di capire ciò che provasse per queste persone. Espinosa dà un nome a tutte le cose: per questa tipologia di esseri speciali, quasi angeli custodi, ha scelto ‘giallo’, quella che connota la solarità, l’allegria, la luminosità, la chiarezza, poiché i gialli ci rendono persone più limpide dentro, con meno dubbi e/o tormenti. Dunque è giunto a ciò che sin dall’inizio aveva accennato, poiché è il finale che conta: “se hai un bel finale puoi costruirci attorno un bel film”, afferma nel testo. Dunque fondamentale è l’obiettivo che ci si pone; qui, però, di fittizio c’è poco, c’è tutta vita vera, che insegna quali sono le vere priorità dell’esistenza, dando una nuova visuale e prospettiva. Bisogna distinguere quello che è imprescindibile, essenziale, fondamentale. Noi siamo il risultato di tutti coloro che abbiamo incontrato nella nostra vita, ma solo pochi ci impressioneranno in una maniera tale da forgiare il nostro carattere. Quelli sono i ‘gialli’, gli imprescindibili.

Barbara Conti

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