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Opinioni e commenti
 

“Linapolina”, Lina Sastri in scena tra poesia e note
Pubblicato il 20-03-2014


LinaSastri-teatro“Il mio nome finisce con l’inizio del nome della mia città, il nome della mia città finisce con l’inizio del mio nome, il nome della mia città comincia con la fine del mio nome, il mio nome comincia con la fine del nome della mia città. LinaNapoliLina”. A spiegare il calembour che da’ il titolo allo spettacolo – “Linapolina” – è la stessa Lina Sastri, poliedrica artista, attrice e cantante che omaggia la sua città, Napoli, combinando il suo nome nel titolo della rappresentazione teatrale, da lei stessa scritta, diretta e interpretata. Un concerto di musica e parole dove la città partenopea viene raccontata “senza fine”, l’artista canta Napoli “all’infinito”. E lo fa con la voce, il corpo, il cuore, l’anima. Accompagnata da otto musicisti e un danzatore, passerà dalla parola alla musica passando per la danza, “in un flusso dell’anima che va e viene, come il mare”. “Linanapolina è un gioco di parole per significare la mia Napoli – confida all’Avanti! l’attrice – “quella dentro il mio nome. Quella che mi appartiene. Racconto la mia terra con la sua musica immortale, infinita”. Ad ospitare lo spettacolo di note e poesia è il teatro Quirino di Roma, fino al prossimo 30 marzo; sarà poi la volta del debutto, a Milano al Teatro Manzoni, in data unica, il 29 aprile.

Sastri, perché scegliere “Le stanze del cuore” come sottotitolo?

Ho concepito lo spettacolo in modo semplice, con sedie e tavoli. Mentre lo scrivevo, e lo provavo, mi sono resa conto che ogni parola, verso o nota visitavano uno spazio del palcoscenico, facevano vivere pensieri e emozioni. Passare da un brano a una poesia, da una parola all’altra, è come aprire una porta del cuore, e poi chiuderla. E passare a quella successiva.

Per la prima volta le poesie sono scritte da lei.

Ogni verso è nato di getto, e così è rimasto. E l’ho collocato nello spettacolo, che così è diventato una “cantata poetica in musica”.

Oltre a recitare e danzare, da’ corpo e voce alla musica partenopea.

Sì, interpreto i grandi classici tra cui “I’ te vurria vasa’” e “Era de maggio”, “Reginella” e “O sole mio”, ma anche canzoni popolari come “Tammurriata nera”. Vorrei che lo spettacolo fosse per tutti una festa di teatro e musica.

Silvia Sequi

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