venerdì, 20 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Lo scandalo dei talk show
Pubblicato il 22-03-2014


La sventurata e perniciosa Seconda Repubblica sembra tirare le cuoia nel momento in cui sono relegati ai margine della vita politica i protagonisti del bipolarismo armato che ha prodotto solo ingovernabilità, indebitamento e recessione. E tuttavia la cancrena e la conflittualità sovrabbondano nella miriade di talK show che si moltiplicano sui piccoli schermi

Siamo al cospetto di una bulimia di discussioni ripetitive, spesso gridate, sempre stucchevoli. Il primato dei confronti televisivi dominati da conduttori esagitati spetta a La 7. Lo show di Lilli Gruber fortunatamente dura solo mezz’ora. Lilli sa fare il suo mestiere di giornalista, ma talora attenua il suo tasso di neutralità. Anche la garrula Irene Bignardi occupa il video per troppe ore. Solo Mentana non è mai partigiano, ma fa male a partecipare ogni tanto alle sceneggiate faziose dei suoi colleghi. Alcuni di loro, scamiciati e urlanti come Formigli e Pargone, sono insopportabili. Ma la massima soglia del narcisismo viene superata quando i conduttori, che si sono montati la testa, si intervistano fra loro: Floris va da Lilli e da Fazio: un incensamento biunivoco, condito da risolini auto-celebrativi. Quasi un ventriloquio.

Brunetta ha tentato di svelare qualche segreto relativo ai compensi di questi pseudo-eroi omerici della televisione. Una domanda: quando si auto-intervistano sono pagati entrambi? Confesso di avere un debole per la Gruber. Ma non sono troppi gli appuntamenti serali di questa altoatesina, tutti i giorni tranne la domenica? E lo stesso Crozza, che è bravo, non guadagnerebbe in popolarità ed ascolto se facesse qualche comparsata in meno? E che dire di Bruno Vespa, immarcescibile ciambellano con il medesimo format da troppi lustri? Altro che “Terza Camera” della Repubblica!

Solo Gad Lerner sembra aver capito che il troppo stroppia. Naturalmente queste noiose corride non esisterebbero se non ci fossero parlamentari e ministri, sindacalisti e imprenditori, economisti e uomini di cultura incapaci di resistere al fascino della apparizione in TV. Alcuni di loro sono ospiti t assidui. Primeggiano Daniela Santanchè con le chiome alla Veronica Lake e Maurizio Gasparri, che era già cantore dell’ovvio nel ’93, quando ero Ministro della Difesa: con le stesse cravatte di cattivo gusto.

Poi c’e Michele Santoro con il suo “Servizio pubblico”. Santoro ha qualità professionali elevate. Ma vi chiedo: in quale parte del mondo civilizzato esiste uno spettacolo televisivo che inizia con un comizio del conduttore? E dove mai è dato veder sedicenti cronisti con la chioma riccioluta che inseguono gli uomini politici per molestarli allo scopo carpire una insignificante ed elusiva dichiarazione volante? E dove mai un filosofo della statura di Massimo Cacciari, soggiogato dal piacere di apparire, accetta di fare il contro-canto a Santoro? E dove mai un conduttore che ha coccolato e assecondato per mesi e mesi il figlio di Ciancimino sarebbe ancora alla guida di un “servizio pubblico” degno del nome? Anche Marco Travaglio ha talento, ma i suoi editoriali al vetriolo sono ormai scontati.

Lasciatemi sognare che la pattuglia di parlamentari del PSI, composta da persone che sono sempre ignorate dai faziosi “servizi pubblici” della RAI, attiverà in Parlamento una discussione su questa deriva ciarliera, che confisca per ore e ore gli schermi delle televisioni. E quanto alla locupletazione di questi mattatori, non è il caso di lasciare a Brunetta il monopolio delle indagini.

È sempre di moda la lapidazione degli uomini politici. Ma anche i giornalisti, e soprattutto i divi delle televisione, sono parte importante della classe dirigente, proprio in ragione del loro ruolo. Dunque, si tratta di un ceto lato sensu “politico” (nel senso che concorre a formare, spesso distorcendola, l’opinione pubblica) che durante il ventennio alle nostre spalle ha ridotto il confronto sull’attualità politica ad una sfida all’ok Corral fra berlusconiani e antiberluscosiani.

Se vogliamo uscire dal pantano in cui è stata immersa l’Italia, anche per costoro dovrebbe suonare la campana della rottamazione.

E comunque, per favore, magari modernizzandole, ridateci le “Tribune politiche”, intese come dialogo senza sconti, dunque anche aspramente polemico, fra giornalisti e leader politici. Torniamo anche alle interviste secondo il modulo di Minoli. Quella di Mentana a Grillo è un buon punto di ri-partenza; ed è un esempio di buon giornalismo. E che si tratti sempre di eventi di sobria durata.

Intanto, mobilitiamoci. Quando arrivano sulle nostre TV i soliti guitti, cambiamo canale o spegniamo il televisore.

Fabio Fabbri

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Commenti all'articolo
  1. La classe non è acqua caro compagno Fabbri e tu di classe ne hai da vendere a questi quattro(si fa per dire, ma sono molti di più) lapidatori che occupano, manu militari, gli schermi televisivi. Sacrosanta l’iniziativa che invochi dalla sparuta truppa di parlamentari socialisti. Forse, per ovviare all’ostracismo di quelli di cui sopra e far arrivare ai cittadini di questo Paese l’eco della battaglia non sarebbe male andare a prendere qualche lezione dai radicali. Comunque hai ragione tu è una vergogna, non se ne può piu.

  2. carissimo ed onorevole, approfitto di questo spazio (non so come altrimenti) per farLe sapere che mercoledì nove aprile a Firenze organizzo un incontro per ricordare Ernesto Rossi in occasione di una nuova piccola raccolta di suoi scritti. So quanto vuole bene a quel Rompiscatole, vorrei farle arrivare un invito.
    Con stima, i migliori saluti
    Valerio Giannellini, Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini

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