domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Ucraina non è la Cecoslovacchia
Pubblicato il 09-03-2014


La crisi ucraina sta volgendo lentamente, ma inesorabilmente verso l’epilogo annunciato : una secessione della Crimea da Kiev per aderire alla Federazione Russa di Putin. Questa Repubblica ex-sovietica, è già tristemente famosa per essere divenuta, con il suo seggio “autonomo” (di nomina moscovita) alle Nazioni Unite, uno degli emblemi degli Stati a sovranità limitata, mesta creatura di quel “socialismo reale” spazzato via dall’impietoso giudizio della Storia.

In questi tempi di difficoltà economiche è facile, e molto, cadere nel tranello di snobbare la politica estera al suono ed al pensiero del vecchio adagio “ma a noi che ce ne viene? Pensiamo a casa nostra”.

Una metodologia di ragionamento antiquata propria di chi non vuole tener conto che, con la globalizzazione, oggi più che mai, l’effetto del sasso lanciato contro una vetrina ad Odessa piuttosto che a Sebastopoli, si propaga anche da noi.

La tematica del gas, certo non prodotto, ma trasportato attraverso l’Ucraina, non può far dormire sonni tranquilli a noi occidentali. Soprattutto a chi non si accontenta dell’insana dichiarazione apparsa sui “media” recitante l’inconsulto “tanto andiamo incontro all’estate”.

Perchè se questo è vero, lo è altrettanto il fatto che la crisi si prospetta triste e così dirompente da giungere e, forse, oltrapassare il prossimo autunno/inverno.

Senza contare, oltre a ciò, che al di là degli interessi economici, ci sono quelli legati al prestigio internazionale ed alla strategia militare messì lì sul piatto dalla storia e dalla geografia, e tutti volti a rendere la crisi ucraina di non facile soluzione.

Quest’ultima,poi, non è detto che sia incruenta e pacifica.

Ho sentito e letto auspici perchè ciò avvenga, che la risoluzione del “nodo” ucraino sia di tipo cecoslovacco del 1993 e non di quello jugoslavo.

Ora, a parte alcuni episodi che potrei ricordare e che dimostrerebbero come la “velvet revoluce” non fu priva di vittime nell’immediato e nella consegunze (come dimenticare il quanto meno insolito incidente d’auto che costò la vita a Dubcek ), però ci sono alcune cose che mi fanno dissentire da tale auspicio.

Per prima cosa la Cecoslovacchia era un’entità federale dai confini ben definiti.

E questo, riguardo al territorio, sin dall’epoca dell’Impero Asburgico, con la Slovacchia inserita nel Regno d’Ungheria e la Cechia nella parte austriaca.

La forma federale, poi, ha continuato ad esistere durante i periodi totalitari sia nella sua declinazione nazista ( Protettorato di Boemia-Moravia e Repubblica Nazional-fascista), che in quella comunista (due Repubbliche a “socialismo reale”).

La Crimea, è vero, è un’entita autonoma all’interno dell’attuale ordinamento ucraino, ma non è la sola zona russofona.

Perciò, mancheranno le enclaves, ma le premesse per una riuscita non pacifica del conflitto, ci sono tutte. Spero, da socialista democratico di sbagliarmi, ma ripeto, le basi per una “quasi Jugoslavia”sono molto presenti. E di che tinta.

FABRIZIO MANETTI

 

 

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