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Opinioni e commenti
 

“Di padre in figlio”, il ritorno a teatro di Max Giusti
Pubblicato il 31-03-2014


Max_Giusti_sistina“Quando si smette di essere figli e si diventa genitori?” e “Quando si diventa padri, si smette di essere figli?”. Questi gli interrogativi di partenza cui Max Giusti proverà a rispondere, con tante e diverse spiegazioni, presentando una storia, che non è la sua personale, ma di un quarantenne, precario, alle prese con la nascita di un figlio e il ricovero all’ospedale di suo padre. Il soggetto ha tratto origine dalla sua paternità – essendo diventato padre due volte – e intende essere uno “spettacolo poetico e commovente” come ha confidato all’Avanti! il regista Marco Carniti.

IL RITORNO IN TEATRO E IL NUOVO SHOW – Max Giusti, uno degli artista italiani più completi – essendo partito dal teatro per poi approdare alla radio, passando per le imitazioni, la tv e il cinema – torna a teatro dopo cinque anni di assenza, e lo fa con un rientro importante, al teatro Sistina appunto, dopo dieci anni, con “Di padre in figlio”, sentendosi “finalmente pronto”, come ha annunciato con commozione ed entusiasmo.  Lo spettacolo, tutto nuovo – più serio ma non meno comico – debutterà domani sera, con repliche fino al 13 aprile. Giusti ha inoltre spiegato che più che essere un one man show è “una commedia a tre personaggi” che – fra attualità, musica, battute, sentimenti ed emozioni – intende far ridere “tutta la famiglia”.

IL REGISTA CARNITI: RIFLETTERE DIVERTENDOSI Il monologo è stato scritto dallo stesso artista romano assieme ad Andrea Lolli, Claudio Pallottini e Giuliano Rinaldi, le musiche sono firmate da Gaetano Curreri, leader dello storico gruppo “Stadio” che ha composto tre brani inediti, mentre le coreografie delle sei ballerine che accompagneranno Giusti sul palcoscenico sono di Kristian Cellini. La regia è invece di Marco Carniti che ha ideato un allestimento contemporaneo e che con la comicità poco c’entra. Carniti dirige infatti spettacoli di opera lirica e i più grandi titoli di Shakespeare al “Silvano Toti Globe Theatre” di Roma e all’Avanti! spiega che lo spettacolo ha la struttura di un monologo a tutti gli effetti che Max fa con il figlio, nato da poco. “Una scommessa per lui che – in questo show non passa da una maschera o da un personaggio all’altro – ma deve tenere una drammaturgia unica”. Nel monologo con il neonato, il protagonista fa sorridere, ridere e riflettere parlando dell’educazione che ha ricevuto dal padre e su quella che impartirà al figlio, con i sogni e le aspettative che un genitore ha nei confronti del figlio. Carniti – figlio adottivo di Giovanni Bollea (psichiatra italiano, padre della moderna neuropsichiatria infantile, ndr) – ricorda come il tema dell’educazione dei figli sia “un tema importante”, soprattutto quando va a toccare “il passaggio da una generazione all’altra”. Il regista sottolinea poi la sua scelta di spingere il protagonista verso un “personaggio zavattiniano” – ispirato al realismo italiano –  “dunque un padre poetico, pieno di sogni”. “E’ stato divertente lavorare con Max, e c’è stata una sorta di scambio”, conclude Carniti: “Lui si è messo al mio servizio, e io ho messo al servizio la mia poetica”.

Silvia Sequi

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