lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Nan Goldin e il voyerismo nell’arte. Il progetto dell’artista sbarca a Roma
Pubblicato il 25-03-2014


Gagosian GalleryConsiderata da molti una pioniera del grunge, esponente di un’arte immersa totalmente nella vita, esente da ricercati formalismi astratti e concettuali, Nan Goldin  ha il suo boom artistico già tra gli anni ’80 e ’90,  quando sulla scena musicale irrompevano i Velvet Underground e i sogni di milioni di giovani si infrangevano con la scoperta dell’Aids.  Ed è proprio questa la realtà che cattura Nan Goldin. La realtà delle paure e delle passioni, di amori violenti e di cambiamenti di genere. Una realtà nascosta tra il buio della notte delle grandi metropoli e le mura domestiche. 

Per la prima volta in Italia, la Gagosian di via Francesco Crispi a Roma ospiterà, a partire dal 21 marzo fino al 24 maggio 2014, l’opera ultima dell’artista: Scopophilia, “l’amore per il guardare”. Un progetto nato nel 2010, quando il Louvre di Parigi le aprì le sue porte, permettendole  di godere del grande privilegio di passeggiare indisturbata tra le bellissime e rinomate collezioni, durante il giorno di chiusura del museo al pubblico.

L’esperienza di Goldin ha confermato che molte delle sue ossessioni, come il sesso, la violenza e l’estasi, derivano da correnti immaginative presenti nella storia dell’arte occidentale e trovano le sue radici in miti e iconografie religiose: dalla metamorfosi di Pigmalione, fino alla scultura in marmo, del secondo secolo d.C., “L’Ermafrodito dormiente”. La fotografa, riflettendo su figure mitologiche come Amore e Psiche di Canova e su icone della pittura come “L’Odalisca “di Ingres, trova i loro equivalenti in ritratti scattati ad amici e parenti, riscoperti  grazie all’avvicinamento dell’artista alle nuove tecnologie e alla fotografia digitale, che ne hanno permesso di ritrovare il sapore e di crearne nuove ed inaspettate variazioni. Ritratti alle volte teneri e selvaggi, altre volte erotici e delicati, che creano una continuità tra storie di persone passate e presenti.

L’opera comprende anche la proiezione di uno slideshow di venticinque minuti,  dove le immagini, in virtù di questo accostamento e mediante anche la riflessione sommessa dell’artista, discorrono tra loro, accompagnate ed enfatizzate dalla colonna sonora di sottofondo del compositore francese Alain Mahé.

Un progetto, dunque, che oscilla tra la continua ricerca di una bellezza mitologica e ideale e l’irrompere di una concretezza che è tutt’altro, che lascia quel senso di vuoto e di isolamento  tanto caro alla Goldin, dove le fattezze  armoniche delle opere d’arte trovano una corrispondenza nei corpi magri dei soggetti scelti dalla fotografa, ma a loro modo sensuali anch’essi. Sono corpi segnati dalla vita e dalla solitudine, dalle malattie e dalle droghe; sono corpi che non ricevono spesso amore e carezze ma non per questo, tuttavia,  gli abbracci, sebbene rari, sono meno intensi ed avvolgenti.

Gioia Cherubini

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