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Opinioni e commenti
 

Né ‘renziano’, né ‘antirenziano’
piuttosto ‘arenziano’
Pubblicato il 24-03-2014


Decenni fa il nostro Riccardo Lombardi disse una volta (e senza sentire il bisogno di ripeterlo) che i socialisti, in quanto forza di sinistra distinta dal Pci, non dovevano essere né filocomunisti né anticomunisti, ma piuttosto acomunisti. Con ciò voleva dire che la nostra iniziativa politica doveva, all’occorrenza, coinvolgere il “partito fratello”, ma senza vincoli o pregiudiziali di sorta.

Allo stesso modo (anche se in un contesto radicalmente diverso, in cui il nostro peso politico e i nostri margini di manovra sono estremamente limitati) dovremmo definirci oggi né renziani né antirenziani, ma piuttosto arenziani.

Perché non renziani? Per una ragione fondamentale che attiene alla cultura del Nostro e, conseguentemente, alla sua proposta politica. Per un verso, l’ex sindaco di Firenze non sente il bisogno del nostro concorso perché (speriamo a torto) dà per scontato il nostro appoggio in Parlamento e perché nutre il più sovrano ed esplicito disprezzo per i partiti e in particolare per quelli piccoli. Per altro verso si muove (mi si passi l’estrema sintesi), sia pure con diversi accenti di sinistra, su di una linea compiutamente populista, con la relativa estrema sciatteria istituzionale che, per molti aspetti, è distante dalla nostra.

Ciò detto, non possiamo assolutamente unirci al coro (per ora abbastanza muto, ma che presto diventerà assordante) degli antirenziani. Ce ne sono di due tipi: quelli che non lo sopportano per il suo modo di dire le cose; e quelli che gli sono avversi per le cose che dice.

Dei primi non è il caso di occuparsi: la futilità della loro posizione è perfettamente manifestata dalla satira di Crozza, sufficiente, in tutti gli altri casi, a demolire il personaggio preso di mira, ma da cui Renzi (da non sottovalutare mai!) non è stato nemmeno scalfito.

Con i secondi il Psi e la sinistra in generale non devono avere più niente a che spartire; anche perché li abbiamo frequentati e ascoltati anche troppo. Stiamo parlando dell’establishment, del politicamente ed economicamente corretto, del mondo degli Scalfari, dei Monti e dei Letta, degli alti burocrati, del fiscal compact, dell’Europa di Bruxelles e della magistratura, dei vincoli, della politica tradizionale con i suoi riti e le sue infinite cautele, della Confindustria e (ebbene sì) e dei vertici sindacali.

Tutta questa gente, per definizione rispettabile, non ha nulla da contrapporre alle proposte di Renzi (giuste o sbagliate che siano); spera soltanto che falliscano o, più esattamente, che lo stesso Renzi “vada a sbattere”. Ipotesi più che fondata, con la piccola aggiunta che, “rebus sic stantibus”, a rimettere insieme i cocci non ci saranno né la democrazia né la sinistra.

Allora, arenziani. Ma come e perché?

Valga, a questo riguardo, l’esperienza della sinistra italiana, dell’azione politica e sindacale agli inizi del secolo e dopo la seconda guerra mondiale e quella di capi storici, come Turati, Nenni, Togliatti e Di Vittorio, che, al di là di ogni altra considerazione di merito, conoscevano la politica e il popolo. Oggi ci direbbero presso a poco questo: compagni, Renzi non è dei nostri, ma sta oggettivamente aprendo nuove strade. Perché ha riproposto il ruolo della politica fiscale nella ripresa della domanda e nella riduzione delle disuguaglianze; perché ha aperto, pur tra pesanti silenzi, la via alla contestazione del privilegio e perché ha riscoperto il ruolo della sinistra nel contrastare la politica di rigore a livello europeo. Certo il suo approccio è ancora timido e talvolta assai miope, come nel caso della politica del lavoro e della nuova legge elettorale che continua a togliere ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentanti obbedendo alla linea contraddittoria delle larghe intese. Ma sta a voi, alla vostra iniziativa superare limiti e contraddizioni anche in vista di più avanzati equilibri politici. Marciando divisi o, come dite oggi, “diversamente renziani” ma, all’occorrenza, colpendo uniti.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. Ciao Alberto, come stai? Io bene, come spero anche tu. Mi pare che questa cosa Riccardo la disse al 40° congresso (Roma 1976). Hai ragione tu si attaglia perfettamente al caso di oggi: meglio arenziani. Un saluto fraterno

  2. caro Benzoni, sono un vecchio riformista ex PCI e uomo d’azienda e non ho certo dovuto attendere il renzie per desiderare il cambiamento (tra Prodi 2006 e Bersani 2013 c’è un mare di proposte).Mi occupo di change management, guarda un pò, e ricordo che obiettivo del cambiamento è perseguire equilibri migliori, non ‘rottamare’.Occorre condividere e cercare alleanze ampie, non fare ‘molti nemici, molto onore’. E infine occorre evitare di sentirsi ‘unto’ da qualcuno.Spero che la sinistra PD (e il PSI) respinga l’Italicum e si vada a votare a gennaio 2015.Per una legislatura costituente e senza fughe personalistiche.Carlo51

  3. Caro Benzoni il mio pensiero sul disegno di Renzi e che punti a creare la nuova democrazia cristiana sulle gambe delle truppe sparse dell’ex pci ed in parte usando la copertura del socialismo europeo ed italiano.

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