giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Giustizia sociale, libertà e democrazia per il Venezuela”
Pubblicato il 22-03-2014


2013-01-04T081523Z_1_AMIE9030MYI00_RTROPTP_2_OITTP-VENEZUELA-SALUTE-CHAVEZGustavo Paniz è il segretario dei giovani socialdemocratici venezuelani di “Un Nuevo Tiempo”, uno dei maggiori partiti dell’opposizione al regime di Maduro. Il 12 marzo è stato arrestato dalla Guardia Nacional Bolivariana (GNB) a Plaza Altamira, Caracas. L’ingiusta detenzione di Gustavo, motivata da ragioni politiche, ha portato alla mobilitazione dei giovani socialisti italiani, che hanno lanciato una campagna internazionale per la sua liberazione, unici in Europa.
Gustavo, dopo due giorni trascorsi nel carcere militare di Fuerte Tiuna, è stato rilasciato con obbligo di firma ogni 30 giorni e divieto di lasciare il Paese. Abbiamo raggiunto Gustavo Paniz per conoscere la sua vicenda e per cercare di capire meglio cosa sta accadendo dall’altra parte dell’Atlantico.

Gustavo, la prima domanda non può che essere questa: come stai?

Sto bene. Sono rientrato nel pieno della mia attività politica, con una visione più completa del fenomeno che il Venezuela sta vivendo. Questa detenzione, ingiusta ed arbitraria, mi ha permesso di sperimentare sulla mia pelle quello che hanno vissuto 1500 giovani del mio paese e che, purtroppo, continua ad essere la realtà quotidiana. Credo che questa esperienza debba trasformarsi in un nuovo strumento di lotta, per raggiungere quelle rivendicazioni sociali per le quali tanto abbiamo lavorato in questi anni.

Raccontaci nel dettaglio: cosa è succeso il 12 marzo in Piazza Altamira? Quali sono state le ragioni che hanno spinto la GNB ad arrestarti? Quali accuse sono state formalizzate nei tuoi confronti?

Mercoledì 12 marzo ho deciso di recarmi in Piazza Altamira per protestare con le Forze di Sicurezza dello Stato.
La repressione era completamente fuori controllo: i gas lacrimogeni, lanciati senza pause per un mese, stavano causando problemi respiratori agli abitanti del quartiere, la GNB aveva arrestato molti dei vicini e andava e veniva per le strade intimorendo la cittadinanza con slogan politici. Quando, controllando la rassegna stampa, ho letto dell’ennesimo venezuelano deceduto durante le proteste, ho deciso di rivolgermi direttamente al reggimento della GNB appostato nella piazza, esponendo pubblicamente ed in modo chiaro le ragioni della mia protesta: “Sono morti 23 venezuelani. Oggi stesso hanno assassinato un capitano della GNB, le forze di sicurezza trascorrono giorno e notte reprimendo un popolo che soffre, la polizia arresta gli studenti, gruppi armati assasinano membri della stessa polizia, le denunce di violazione dei diritti umani crescono quotidianamente. Si sentono in lontananza le grida degli arrestati, gli insulti, le proteste. Questo è uno scenario di guerra, viviamo in una città devastata. Questa non è una festa, non c’è niente da festeggiare, il Venezuela è in lutto!”
Alcuni membri della GNB mi ascoltavano con attenzione, altri mi insultavano, mentre un furgone carico di altoparlanti percorreva il viale trasmettendo discorsi, slogan e canzoni dell’ultima campagna elettorale, come se si trattasse di una sfilata militare crudele ed improvvisata.
Nel giro di pochi minuti, vedendo che la mia determinazione nel chiedere che cessassero le intimidazioni nei confronti dei cittadini non diminuiva, alcuni membri della GNB si sono avvicinati. L’ufficiale al comando mi ha detto che i militari non dormivano da giorni e che la musica era per loro un “incentivo morale”. Ho risposto all’ufficiale dicendogli che ci trovavamo in una zona residenziale che soffriva questa situazione da settimane e che anche i cittadini dovevano essere considerati.
L’ufficiale della GNB, infastidito, ha ordinato il mio arresto, affinchè non continuassi a “istigare le truppe”. Il tribunale ha deciso di accusarmi per aver compiuto un delitto contro l’ordine pubblico.

Ti è giunta notizia della mobilitazione della Federazione dei Giovani Socialisti a favore della tua liberazione?

Anche l’Ambasciata d’Italia a Caracas, allertata dall’FGS, e due membri del Parlamento italiano, il senatore Fausto Longo e il deputato Fabio Porta, hanno preso iniziative per la tua liberazione.
Sono molto riconoscente per la solidarietà e l’appoggio che ho ricevuto dai giovani socialisti italiani, che ho avuto l’onore di conoscere durante appuntamenti internazionali. Ringrazio anche il deputato Porta e il senatore Longo, del quale conservo un disegno che mi ha voluto dedicare e che voglio incorniciare come simbolo dei profondi valori che uniscono la famiglia socialdemocratica mondiale.
Colgo l’occasione per ringraziare anche l’Ambasciata italiana e la comunità italo-venezuelana, che mi hanno accompagnato con la loro collaborazione e le loro buone intenzioni in questi momenti così difficili.

Gustavo, aiutaci a capire: cosa sta succedendo in Venezuela? Quali sono i motivi che hanno portato cittadini e studenti alle proteste degli ultimi mesi?

 

I motivi sono diversi.I venezuelani sono stanchi di sentire che il Governo non è in grado di garantire condizioni minime di vita. Lo scorso anno ci sono stati più di 25.000 omicidi secondo le stime ufficiali: sono cifre da paese in stato di guerra. Il fallimento del modello socioeconomico, inoltre, ha causato la chiusura di una grande quantità di aziende, pubbliche e private. La continua svalutazione della moneta e il difficile accesso alle valute straniere hanno poi creato un enorme mercato nero, che ha contribuito alla crescita degli indici di disoccupazione, corruzione, inflazione ed ha portato alla scarsità di beni di consumo. I più colpiti da questa situazione sono gli strati più bassi della popolazione, la classe media e i giovani.
La politicizzazione delle istituzioni pubbliche ha inoltre distrutto il sistema sanitario e quello educativo, diventati centri atti alla distribuzione di prebende e alla ideologizzazione della popolazione.
Il filtro informativo del governo, che controlla tutti i mezzi d’informazione radiofonici, genera una sensazione di mancanza di libertà d’espressione.
Questa situazione di crisi sociale si inserisce poi in un quadro di mancanza di opportunità: come sempre le vittime di questa situazione sono i giovani, che non vedendo prospettive per il loro futuro si vedono costretti ad emigrare o ad unirsi a queste proteste, esigendo un cambio di sistema che li liberi da questo stato di angustia ed incertezza.

Molti, nella sinistra italiana ed europea, continuano a vedere nel “Socialismo del XXI Secolo” di Chavez e Maduro un modello valido, nonostante la mancanza di democrazia reale e di libertà. Quello che succede oggi in Venezuela dimostra che il “chavismo”, come lo conosciamo, ha fallito?

L’Europa, nel suo percorso storico, ha imparato che l’unico modello possibile per una convivenza pacifica in società è quello di una democrazia reale e profonda, dove si riconoscano le diversità di pensiero e dove i leader politici si avvalgano della mediazione e della concertazione. L’Unione Europea ne è il miglior esempio.
Il “chavismo”, sin dal principio, è stato un’avventura militarista, inaugurata con un colpo di stato e che ha al centro del suo discorso politico l’odio sociale e la divisione dei cittadini tra fascisti, senza patria, borghesi, squallidi… è impossibile che un sistema basato sulla divisione si mantenga nel tempo.
Chavez era un leader carismatico che ha deciso di rompere la continuità istituzionale per concentrare tutti i poteri pubblici nella sua persona, aiutato dalla congiuntura internazionale e dall’alto prezzo del petrolio, che gli hanno garantito una certà stabilità. Con la sua morte è crollato il castello di potere su cui si sosteneva quella che lui chiamava la “rivoluzione”.
Quelle che voglio dire è che un modello che pretenda di essere duraturo nel tempo deve basarsi sulla mediazione democratica e sulla continuità istituzionale, per garantire la creazione e il mantenimento di un tessuto sociale tollerante e pacifico. Il modello chavista si è basato invece sulla retorica, sul revanchismo e sull’odio sociale, pertanto è stato condannato al fallimento sin dall’inizio.

Cosa è cambiato nell’avvicendamento alla guida del paese, da Chavez a Maduro?

Il modello “chavista”, in realtà, non ha una solida base ideologica, non si sostiene su una corrente di pensiero concreta. Si è costruito su un leaderismo “messianico”, nel cui quadro il Governo dipendeva dalla linea dettata dal “Comandante” come principio di ogni ragione e azione politica. Con la morte di Chavez il Governo si è ritrovato alla deriva dal punto di vista ideologico, e Maduro non è in grado di guidare i gruppi eterogenei della galassia “chavista”. E’ prigioniero di gruppi di potere che si stanno radicalizzando, percependo la perdita del sostegno popolare e il logoramento del governo.
Quello che appare più chiaro, ad un anno dalla scomparsa di Chavez, è che il “Comandante Eterno” era la vera forza che manteneva l’adesione al chavismo dei differenti gruppi di potere, che oggi sono entrati in una fase di lotta interna, generando l’attuale situazione di pericolosa instabilità che si è andata aggravando negli ultimi sei mesi.

Quale credi che possa essere la soluzione alla crisi degli ultimi mesi? L’opposizione ha piani credibili ed affidabili?

La crisi attuale si compone di molti fattori e ognuno abbisogna di analisi e soluzioni differenti.
Il primo problema è quello economico, che ha portato all’assurda situazione del fallimento di un Paese petrolifero in una congiuntura internazionale di prezzo del barile molto alto, e richiede un cambio totale del modello e della struttura economica. C’è poi il problema della governabilità: alla perdita di sostegno popolare del governo deve seguire un riconoscimento dell’opposizione come attore della politica nazionale. Si devono aprire le porte al dialogo, di modo che si possa arrivare alla mediazione tra i diversi gruppi sociali, fermando la radicalizzazione che si è aggravata negli ultimi mesi. Ad oggi non sembra che le fazioni estreme siano disposte a dialogare, e proprio questo ha portato ad alti indici di violenza con 30 morti e 1500 arrestati in un mese e mezzo di proteste.

Dal punto di vista dell’opposizione, considero che la Mesa de la Unidad Democrática (MUD) sia un buon esempio di mediazione politica, poiché vi coesistono le più diverse correnti ideologiche, riunite da un’agenda ed un obiettivo comune: il ritorno alla Democrazia.
Democrazia intesa non solo come legittimità originaria ma anche come pratica quotidiana dove, oltre al voto segreto universale e diretto, esistano anche la separazione tra poteri dello stato, l’autonomia delle istituzione e il principio dell’alternanza, condizioni “sine qua non” per l’esistenza di una democrazia reale. Un modello molto distante dalla attuale realtà venezuelana.

L’opposizione al regime di Maduro è, come ci hai appena detto, molto variegata: si va da partiti socialdemocratici a partiti centristi e conservatori. L’opposizione sarebbe in grado di governare il Venezuela?

L’obiettivo principale della MUD è il ritorno alla Democrazia come insieme di regole del gioco essenziali per la vita in società. Questo è il fondamento sul quale è costruita l’alleanza dei partiti che formano l’opposizione.
La mia opinione è che la MUD sarà necessaria fino al momento in cui non saranno garantite le condizioni democratiche minime. Da li in poi sarà un dovere e un obbligo di ogni partito presentarsi al paese con un proprio modello ed un proprio progetto di società.

La MUD non deve degenerare in un patto tra “elites” per la spartizione del potere, deve restare una vera alleanza per la ricostituzione della democrazia.

È possibile, nel Venezuela di oggi, costruire un governo socialdemocratico che abbia come principi guida giustizia sociale, libertà e democrazia?

Certo che è possibile. Credo che solo un governo sinceramente socialdemocratico sia in grado di creare un modello inclusivo, che ci permetta di superare in modo strutturale lo stato di povertà in cui si trova una vasta parte della popolazione venezuelana.
Solo un governo socialdemocratico può risolvere i gravi squilibri economici che esistono nella nostra società, per permetterci di inserirci in una realtà internazionale ogni giorno più complessa e globalizzata. Il Venezuela ha bisogno che le grandi ricchezze generate dalle rendite petrolifere siano messe al servizio della popolazione, per la creazione di un modello di uguaglianza sociale, libertà e democrazia.

Le forze che mantengono unita una società.

Riccardo Galetti

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