martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Perché condivido l’obiezione della Camusso
Pubblicato il 10-03-2014


Dunque il governo Renzi si appresta a tagliare l’Irpef per i redditi inferiori ai 1200-1500 euro mensili. Dopo un tira e molla sulla opportunità di tagliare l’Irpef o l’Irap il governo avrebbe optato per la prima. Ancora non è chiaro da dove ricavare i dieci miliardi che vengono ritenuti necessari. Si dice dalla spending review e dalla lotta all’evasione. Vedremo. Intanto la Cgil annuncia battaglia. Perché, in sostanza, sostiene la Camusso, tagliare l’Irpef e non le solo tasse sul lavoro dipendente, visto che in Italia esiste un’area di evasione fiscale ampia che porta a dichiarazioni dei redditi al di sotto dei 1500 euro anche di chi guadagna ben di più, è assurdo e iniquo. Tornano alla memoria, a tale proposito, i casi di imprenditori che dichiarano meno dei loro dipendenti, di gioiellieri che sostengono di guadagnare meno dei loro commessi, di dentisti alla fame, di avvocati senza un soldo. Ma anche di lavoratori dipendenti col doppio lavoro e dovremmo premiare anche costoro? Insomma censire la povertà attraverso i redditi denunciati in Italia pare impossibile. Sia per il lavoro autonomo, sia per quello dipendente. E questo per la verità è anche discutibile perché la priorità è oggi non dare più soldi a chi ha un lavoro, ma dare un lavoro a chi non ce l’ha.

Ho pensato alle tante battaglie che i socialisti riformisti hanno condotto anche senza l’appoggio della Cgil. A volte anche contro la Cgil, una su tutte quelle del referendum sulla scala mobile. Ho pensato anche all’ideologismo col quale una forte componente della Cgil come la Fiom, conduce la battaglia sulla rappresentanza sindacale, come se fosse la cosa più importante del mondo, molto più importante del salario dei lavoratori. Ho pensato anche all’assurda intransigenza con la quale è stato combattuto il piano Biagi, prima e quello di Ichino poi. E mi sono detto che l’affermazione di Renzi sulla negazione del diritto di veto ricorda proprio quella di Craxi sul decreto di San Valentino. Ma stavolta, devo scriverlo, mi pare che l’obiezione della Camusso sia sostanzialmente condivisibile.

Non si può tagliare l’Irpef agli evasori. In un Paese in cui l’evasione fiscale è ancora ai massimi termini porsi come obiettivo l’Irpef significa fondare il riferimento della povertà a un punto davvero contraddittorio. È mai possibile che si continui da un lato a sostenere che l’evasione fiscale è ampia e nello stesso tempo ritenere l’Irpef alla stregua dell’oracolo di Delfo? E se non lo è, è mai possibile che un governo l’assuma come indiscutibile spartiacque? È proprio vero che i lavoratori dipendenti sono gli unici sui quali la denuncia dei redditi non può mentire, perché le tasse le pagano a monte? La Camusso su questo deve porsi qualche interrogativo. Certo è vero che la crisi oggi porta anche gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti a dichiarare purtroppo redditi minimi quando non assolutamente azzerati. Resta anche nelle categorie autonome e produttive l’esigenza che la Camusso non coglie. La crisi ha spesso posto imprenditori e lavoratori insieme, nuova alleanza anti marxista, al muro di una drammatica estinzione, a volte anche fisica. Bisognerebbe però selezionare, evitando che il bisogno si confonda con l’abuso. E che il reato non si tramuti in premio. E soprattutto che la priorità del lavoro, che forse un taglio dell’Irap avrebbe meglio consentito, non si traduca in indifferenza.

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Commenti all'articolo
  1. La quota di PIL distribuita attraverso i salari e gli stipendi si è notevolmente ridotta, è più che necessario dare più soldi in tasca alla gente.
    Un tempo neanche troppo lontano , il costo del lavoro in Italia, per effetto degli alti contributi ( contributi non imposte) faceva si che i lavoratori Italiani avevano in tasca un netto inferiore ma avevano un costo maggiore rispetto ai lavoratori degli altri paesi europei.
    Ora non più ,tra contratti da rinnovare , lavori precari e le troppe eccezioni ,il costo del lavoro italiano è inferiore a quello degli altri paesi europei industrializzati.
    Ergo ho si detrae l’iperf oppure , per me sarebbe meglio per non incorrere rnella non costituzionalita, si riforma il salario togliendo le varie ritenute sulla busta paga relativa ai contributi a carico del dipendente che degono andare a carico della fiscalita generale.
    Per le imprese occorrerebbe pagare , nel più breve tempo possibile i debiti della pubblica amministrazione , almeno quelli relativi alle spese per le partite correnti.
    Questo tipo do debito (spese correnti) per la UE sono gia stati conteggiati , al fine del deficit del 3% pertanto il loro pagamento può aumentare il debito pubblico , ma non il deficit di bilancio un aggravio di spesa conpensato da :
    1) Pagamenti di Iva da parte dei fornitori che hanno fatturato in sospensione
    2) riduzione nei conti delle banche dei crediti in sofferenza per anticipi su forniture alla pubblica amministrazione.
    3) fallimenti evitati per imprese sane che falliscono per forniture non pagate con i reletivi danno di disoccupazione etc.
    4) stante la banca d’Italia , per le sole partite correnti, 60/miliardi che rientrano in circolo con il relativo benessere per l’aumento del PIL.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari fed. di Torino

  2. Ho sempre considerato l’evasione il problema dei problemi e questo articolo è pienamente condivisibile. Non so se i lavoratori dipendenti siano gli unici a non poter mentire; io sono uno di loro (operaio ad 800 euro netti circa) e non facendo altri lavori (in nero) mi sento nel giusto. Nelle altre categorie bisogna distinguere, senz’altro, ma centinaia di miliardi evasi ogni anno….. . Sacrosanto il discorso sull’ irpef.
    Ale Bravi tesserato Psi Sant’Angelo in Vado PU
    Saluti socialisti!

  3. sì Del Bue, la questione evasione impone attenzione e spero che il garrulo boy scout fiorentino ascolti le considerazioni della Camusso e dei sindacati. Anche se il Renzie dimostra di tenere in scarsa considerazione i ‘corpi intermedi’ e preferisce singoli consiglieri più o meno trasparenti (v.Corriere Economia del 10 marzo). Lascerei invece da parte alcuni riferimenti storici come il referendum 1985 sulla scala mobile, perchè allora la questione era eminentemente politica e non economica e il problema del recupero di capacità di acquisto dei redditi fissi resta anche oggi.
    Carlo51

  4. già, non si può tagliare l’irpef agli evasori ed è però necessario che la CGIL si interroghi anche sulla falcidia subita dai redditi di artigiani e commercianti, perchè hai ragione tu direttore, la crisi ha messo lavoratori e datori di lavoro insieme, al muro di una drammatica estinsione, anche fisica.

  5. Tutti gli approfondimenti sono utili al dibattito in corso l’importante che la scelta di mettere un po di euro in più nelle buste paga non venga vanificata perchè è l’unica che può far riprendere i consumi e quindi rilanciare l’economia e l’occupazione. Sulla evasione fiscale sono state dette tante cose è un modo a volte per non scegliere e dare sempre le colpe ad altri soggetti sapendo che questo problema cronico per il nostro Paese verrà superato con una revisione culturale e politica del modo di essere in Italia.

  6. ..se la memoria non mi tradisce, vi fu un tempo che furono istituiti gli uffici tributari comunali. Chi meglio di una seria amministrazione comunale è in grado di conoscere e verificare il tenore di vita dei propri cittadini e ridurre drasticamente l’evasione fiscale? E magari anche coloro che vivono di espedienti e delinquenti? Il problema è, che tante volte va ricercato in chi deve attuare gli strumenti per contrastare il malaffare e non chi li ricerca.

  7. Come spesso succede, con il suo ultimo editoriale, Mauro ha messo in
    campo una vera provocazione intellettuale, schierandosi con le
    considerazioni della Camusso sui provvedimenti del governo, in merito
    alla riduzione dell’Irpef.
    Vorrei se il direttore me lo permette affrontare le cose a partire
    dalla questione centrale e non dai dettagli. L’Italia è un paese in
    profonda crisi, un paese nel quale chiudono aziende ogni giorno ed in
    ogni settore, e se non si fa ripartire la macchina e non si pone al
    centro la questione della crescita, come paese saremo senza alcun
    dubbio destinati ad un declino certo e alla depauperazione definitiva
    del nostro apparato industriale.
    Se il governo vuole davvero porre le basi della crescita, deve
    assolutamente porre al centro della propria azione la centralità del
    lavoro industriale, consentendo da un lato alle aziende di poter
    scommettere sul futuro, diminuendo significativamente l’Irap,
    sostenendo gli investimenti sulla ricerca detassandoli totalmente per
    tutti gli anni riferiti alle ricerche, e detassando i contributi per
    tutti gli imprenditori che assumono o hanno assunto i propri
    dipendenti a tempo indeterminato o con contratti di lavoro dipendente,
    Senza porre questo in contrapposizione con la doveroso e necessaria
    tutela delle persone colpite dalla crisi che non possono essere
    lasciate al loro destino, a meno che non si voglia arrivare ad una
    situazione simile alla grecia.
    Per raggiungere questi obiettivi esiste una sola e unica strada, che
    personalmente credo Renzi potrebbe scegliere ed è quella di fare un
    grande patto sociale con il sistema sindacale e imprenditoriale che
    rievochi i tempi degli accordi del 1993 che seppero tracciare la via
    e portarono il paese in europa a dispetto dei tedeschi che già ci
    consideravano parte dell’africa meridionale. ,
    E rispettando la provocazione iniziale di mauro ,io sto invece con
    Landini, invece che con la Camusso , con Landini che chiede appunto a
    Renzi un patto per lo sviluppo, e che capisce che se c’è qualcuno che
    deve capire qualcosa da questa crisi il primo è sicuramente il mondo
    sindacale.

    Marco Andreini

    • Andreini, giuste le tue ananlisi ma quì discutiamo di 10/miliardi che per me devono andare per una riforma del salario , togliendo dal costo del lavoro quei contributi che non possono più gravare sul costo del lavoro,. sul costo del lavoro devono gravare il netto, imps ( solo pensione) e inail il resto a carico della fiscalita generale e visto che , pur gravato da tanti balzelli, il costo del lavoro in Italia e calato rispetto ai nostri diretti competitor, queste riduzioni de vono aumentare il netto in busta paga.
      Certo , restano invariati tutti gli altri bisogni dell’Italia in agonia ma , sono parte di un altro capitolo, circa la tassasione delle imprese , prima bisogna togliere di mezzo i debiti che le pubbliche amministrazioni hanno verso i suoi fornotiri (sono decine di migliardi ) dopo occorre una politica indiustriale che deve puntare a far ritornare l’Italia un paese manifatturiero e quì, prima, bisogna vedere su quali settori puntare e su questi fare i dovuti investimenti, la produttività non si a togliendo 1/4 d’ora per le pause ma investendo nei processi produttivi. Un’ultima cosa l’Italia non spende troppo, l’Italia non ha bisogno di risparmiare ma di spendere meglio ,di evitare sprechi di far si che ogni €.dia il giusto beneficio.
      Fraterni saluti
      compagno maurizio Molinari Fed. di Torino

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