martedì, 17 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Rappresentatività e bipolarismo
Pubblicato il 12-03-2014


Possibile che, a sanare il Porcellum, si vari una soluzione che insiste nel violare la Costituzione? Impossibile ipotizzare qualcosa di diverso? Quando le liste bloccate e il “no” alla preferenza (un referendum la volle unica, ma la…. volle!) trasferiscono la scelta degli “eletti” a partiti estranei all’art.49 della Carta, il parlamentare non “rappresenta  (più) la Nazione” perché il suo “mandato” è assoggettato alla volontà di chi lo nomina. C’è un circolo vizioso: per un verso, omesso il “metodo democratico” interno all’associazione partitica, dominano le Caste o addirittura i proprietari della comunicazione; e, per l’altro verso, violando l’art. 67, si subordina il parlamentare agli interessi degli uni e degli altri. In questi giorni, il “no” alla preferenza viene giustificato dal veto di questi ultimi e dalla necessità, sebbene a scapito delle fondamenta costituzionali, di dar basi condivise alle “riforme”. Corruzione e clientelismi, certamente da contrastare – ma su altri piani e con metodi non lesivi della partecipazione e della responsabilità – strumentalizzati dai media (i medesimi  “pesanti” sia sulle istituzioni che sui fenomeni denunciati), sono utili a chiudere il cerchio dell’antipartitismo e dell’antipolitica in nome di una governabilità alternativa alla rappresentatività. Degradata quest’ultima (con le “nomine” e con i media) si legittima la personalità forte che risani, “libero” di governare! Questa linea ha inondato facilmente istituzioni e opinione pubblica svuotando le assemblee  (spesso ridottesi a “far la cresta” sui rimborsi) dinnanzi a governatori e sindaci “forti”. Ebbene, prima che questa linea giunga al suggello che Formica teme su “Il Fatto quotidiano” c’è spazio per frenarla e tentare, almeno, un parziale recupero? Può darsi che Renzi stia bleffando per conseguire l’abolizione della Camera Alta e la correzione del titolo V e che attenda l’autosufficienza (che sembra delinearsi al Senato) per poi riprendere la questione e risanare i partiti con l’art. 49 e le assemblee con la rappresentatività e la preferenza. Ma come giurarci? E però, al punto cui siamo nelle stesse Aule parlamentari e con la cultura dell’ “uomo solo al comando” nel cui ambito s’è formato egli stesso, occorre “scoprirlo” rivendicando che le assemblee possano (almeno!) incidere più direttamente sulla scelta del governante: conciliando, dai Comuni in su, rappresentatività con bipolarismo-governabilità. Certo, è possibile dimostrare – specie dai fatti dell’ultimo ventennio – quanto questo nesso sia problematico. Ma se non si vuole la resa al qualunquismo dilagante (terribile la disattenzione giovanile per una questione difficile da capire in contrasto con i media e in assenza d’incisività delle istituzioni formative!) occorre inventare un qualche approdo  che, parzialmente assecondandola, in realtà  ci sottragga alla “piena” in atto e utilizzi le residue opportunità per “uno spazio di democrazia”. Peraltro, come le ipotesi in esame dimostrano. la conciliazione di rappresentatività e bipolarismo-governabilità  non può essere ricercata nel medesimo congegno con cui si formano le assemblee, perché puntualmente si sacrifica la prima. Occorre allora, più semplicemente, provare a differenziarlo in un secondo turno esclusivamente  bipolarista. Peraltro semplice e applicabile ai tre livelli elettivi. Posta una data, l’assemblea sceglie (anche fuori dal suo seno) i due candidati da proporre al ballottaggio. Il vincente – a Costituzione vigente e fatte salve successive modifiche costituzionali per elezione diretta e durata del governo – è nominato premier dal Capo dello Stato. A irrobustire in senso maggioritario la “investitura” assembleare, copertura da eventuale sfiducia, al vincente potrebbe assegnarsi un “listino”, secondo lo schema regionale in uso. Soddisfatto così il bipolarismo-governabilità, non reggerebbe più l’avversione alla rappresentatività e al proporzionale, che rimarebbero a tutela dell’art 138 della Carta! Lo stesso “ricatto dei minori”, i quali pur peserebbero nel sostegno al candidato premier, sarebbe ovviamente ridimensionato dal ballottaggio diretto. Questa procedura in due tempi, essenzializzata a due esponenti e perciò più facile, meno costosa ed estensibile a Comuni e Regioni, ridurrebbe altresì l’influenza dei media nella selezione dei due candidati, concedendo finalmente spazio al rispetto sia dell’art 67 e all’applicazione dell’art 49. E spezzerebbe il circolo vizioso che, tanto palesemente quanto decisamente, sta denaturando la nostra democrazia. Certo, si aprirebbe la strada per l’elezione diretta del premier, ma conservando il Garante costituzionale e – in forma di filtro per il premier – con la possibilità di sfiducia al governo e di tutela del 138 – buona parte del ruolo delle assemblee non saremmo di certo alla piena attuazione della Carta. Ma occorre riconoscere che l’omessa attuazione dell’art.49, pietra miliare del sistema, è all’origine dei grandi guai attuali, e che perciò non tutti sono ormai eliminabili. A salvare le prospettive, si tratta di evitare almeno il cristallizzarsi del circuito oligarchico cui sembriamo assistere impotenti. Consapevoli che – perdurando la tendenza a soffocare le radici della partecipazione e l’inefficace formazione delle nuove generazioni – perderemmo definitivamente la strada per coniugare equità e merito, obiettivo minimo di una democrazia almeno venata di socialismo!

Nicola Savino

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Probabilmente dopo la Direzione Nazionale PSI del 19 Marzo il sogno di una lista PSI alle Europee andrà definitivamente nel cestino dei nostri sogni ma sarà solo una delle tante ******* della gestione Nencini. Per ora siamo tanti (una quarantina circa) i membri del CN che aderiscono alla richiesta di Convocazione del CN per scongiurare l’assenza della lista PSI alle Europee. Anche questa volta abbiamo buone ragioni di pensare che l’esito non sarà positivo ma attendiamo che la resa sia ufficiale e non la anticipiamo. Ci sono ancora 2-3 giorni alla Direzione dopo di che….se Il Vice Ministro Segretario Nazionale Assessore Regionale nonché capo condominio Nencini ci consegnerà per… l’ennesima volta l’inserimento di alcuni nelle liste del PD come un accordo di “alto” profilo frutto dell’accordo “paritetico” (forse voleva dire patetico ma anche in questo Riccardo non è quello con il cuor di leone) PD-PSI, ci muoveremo. Come? Lo decideremo in libertà. Chiameremo Compagne e Compagni per decidere che fare. Questa non è la posizione della sola Sinistra PSI ma dei Socialisti che come nell’autunno 2012 hanno lottato per avere il PSI con la sua lista per l’elezione dei Deputati. Perdemmo la battaglia allora come forse, forse anche un po’ per colpa nostra legittimando l’elezione di Nencini partecipando come componente a un Congresso quasi regolare che lo ha appunto riconfermato. Ma la guerra è fatta di battaglie e di fronte ne abbiamo ancora tante. L’unica trappola in cui non possiamo cadere è quella della voglia di mollare tutto. Dobbiamo restare serrati. In troppi a ragione pensano che questa è la definitiva “rottamazione” del PSI. Sbagliato. Non propongo l’ennesima Capranicata ossia illusione che anche i “nenciniani” sono pronti a mandarlo a casa. Non ci caschiamo più. Sicuramente va ripensata la nostra strategia. Dobbiamo allargare il raggio. Nencini ha solo il PD ha dargli poltrone. Noi abbiamo la passione e un ottimo rapporto non solo con tutta la sinistra ma con tutto il mondo Socialista fuori dal PSI. Da lì possiamo ricominciare a parlare Socialista con i Socialisti che ora, in maggioranza, stazionano fuori dal PSI (e si capisce il perché). Per ora un abbraccio a tutti. IO VOGLIO VOTARE PSI. Caro Nencini, ci volevi servi sciocchi e invece hai involontariamente creato un Popolo di Socialisti ribelli che non è disponibile a veder, senza tentare l’impossibile per impedirlo, seppellire un partito che ti ha dato tanto e che tu vorresti regalare al PD! NON PASSERAI! Il PSI SIAMO NOI. E LA LOTTA E’ APPENA COMINCIATA.

    Stefano Longo – Consiglio Nazionale PSI

Lascia un commento