venerdì, 20 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Porno Mondo”: a teatro il primo documentario sul sesso virtuale
Pubblicato il 26-03-2014


Porno-mondo“Un ragazzo su quattro – tra i 14 e i 18 anni – ha ripreso un atto sessuale con un dispositivo e un ragazzo su tre – tra i 14 e i 25 anni – ha fatto sesso online, davanti a una cam, partecipando o limitandosi a guardare”. Questi alcuni dati di statistiche che hanno colpito Dario Aggioli – classe ’77, attore, regista e direttore artistico romano – tanto da indurlo a ideare e realizzare “Porno Mondo. Denunciaci, ci dà piacere!” documentario provocatorio sul binomio mondo hot e nuovi media.

Altro che arco e frecce, l’uomo cacciatore di oggi li ha sostituiti con il mouse. E l’invito sembra essere: “Non ti devi innamorare. Non c’è bisogno dell’amore per farlo: con una webcam e una carta di credito avrai il sesso che desideri”. Uno spettacolo teatrale – vietato ai minori di 18 anni – scritto da Aggioli e Katiuscia Magliarisi, blogger – che lavora su fantascienza e sesso – e che ha contributo a reperire alcuni materiali. “L’improvvisazione è su canovaccio” (il canovaccio fa riferimento agli elementi di base della trama di un’opera, ndr) spiega all’Avanti! Dario Aggioli, regista dello spettacolo che ha debuttato ieri – in anteprima nazionale – al Teatro dell’Orologio di Roma, presentato dal Teatro Forsennato in collaborazione con Jon Jon Fisherman Media Group – impresa editoriale operante nel settore dell’Adult Entertainment. La pièce teatrale, in scena fino al 13 aprile, rappresenta un esperimento di docu-fiction interattiva perché per la costruzione drammaturgica in fieri è determinante il coinvolgimento del pubblico, sia quello in sala che quello in Rete.

Aggioli, da dove origina l’idea di realizzare un documentario sul mondo del porno?

Nasce da varie cose che mi sono capitate. In particolare mi hanno colpito alcune statistiche, tra cui quella secondo la quale il 90% delle persone che fa sesso in cam pensa di non farlo da solo. Secondo loro significa fare sesso con qualcuno, anche se questo qualcuno non è fisicamente lì presente. La psicologa che abbiamo contattato per un consulto non è rimasta sorpresa da questi dati, sostiene che si tratta di un problema di percezione.

Qual è il tema da cui parte “Porno Mondo”

Esaminare a quale punto siamo arrivati con la nostra percezione del sesso ora che sono subentrati i nuovi media. Il 30% di tutto il materiale sulla Rete è pornografico. 

Nello spettacolo ci sono attori che non vogliono rivelare la propria identità. Altri attori che non sanno di esserlo. Che significa?

Utilizziamo, per esempio, la chat “Cam4”: la nostra attrice fa finta di essere una camgirl, cerca un uomo, spiega di non essere da sola e, dopo averlo adescato, lo fa “intervistare” dal pubblico, senza che questi che se ne accorga. Alla fine l’attrice rivela alla persona di essere all’interno di uno spettacolo teatrale, in cui gli spettatori indossano delle maschere per non farsi riconoscere. Inoltre usiamo l’ormai nota e diffusa applicazione “Grindr”, un social network rivolto a un target maschile gay e bisessuale, basato sulla geolocalizzazione compatibile con dispositivi iOS, che mette in contatto immediato l’utente con persone che si trovano nelle vicinanze. Lo scopo è quello di raccontare storie vere degli utenti di sesso virtuale, quelli che abitualmente fruiscono di social network di settore, chat room e web-cam.

Per nulla facile proporre un documentario in teatro.

E’ difficile. Noi facciamo vedere le cose, raccontandole, e facendo emergere che esiste il fake (falso/contraffatto, ndr) anche nel porno: di base ci sono due attori, che fanno finta di essere non professionisti, ma in realtà lo sono. Per esempio dietro ad alcuni video diffusi su Youporn (uno tra i sex portali più noti, ndr) ci sono case di produzione del porno. A volte si tratta di finti video amatoriali.

Il documentario può definirsi una sorta di studio/indagine sociologica?

Lo è. In alcuni momenti il linguaggio diventa quello del mockumentary, ossia del finto documentario, ma al contrario. Il mockumentary usa quel linguaggio per costruire e raccontare come verità ciò che è finto, mentre noi vogliamo realizzare un documentario che utilizzi il linguaggio del mockumentary per raccontare quanto c’è di falso in quella verità. Nel nostro spettacolo, per esempio, le interviste sono finte, ma veri i contenuti.

Aggioli, ma alla fine, questa pornografia dove sta?

Non parlerei prettamente di pornografia, ma del rapporto tra sesso e nuovi media. Il genere porno era nato per distinguersi da ciò che è artistico. Non volevamo fare un prodotto artistico, ma che fosse fuori dal concetto di arte. E poi l’attenzione è sul concetto di oscenità

“Ob-scenum”, dal latino, fuori dalla scena. Voi però mettete l’oscenità al centro della scena.

Lo spettacolo mette al centro della scena ciò che di solito lasciamo nel privato, e dunque ciò che è osceno.

Silvia Sequi

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