domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Preraffaeliti: la carboneria pittorica nella società vittoriana
Pubblicato il 26-03-2014


John Everett Millais, Ofelia (1851-1852) Olio su tela, Tate Gallery, LondraRiunitisi in Confraternita nel 1848, al numero civico 83 di Gower Street a Londra, i Preraffaelliti eressero una barricata nutrita di suggestioni romantiche con la quale respingere l’invadenza dell’arte accademica britannica, svilita dall’intransigente adesione alle regole estetiche nate in epoca rinascimentale, dall’uso sporco dei colori, da un convenzionalismo tanto austero quanto sterile. I fondatori, su cui spiccavano Dante Gabriel Rossetti, (1828-1882) William Holman Hunt (1827-1910) e John Everett Millais (1829-1896), provenivano tutti dalla prestigiosa Royal Accademy, che rappresentava l’istituzionalizzazione dell’arte paludata da cui intendevano smarcarsi. Significativa in questo senso è l’origine del nome: nelle loro osservazioni critiche sugli imprescindibili punti di riferimento dell’arte rinascimentale, ebbero l’ardire di concentrare i loro attacchi su un quadro di Raffaello (1483-1520), la Trasfigurazione (1518-1520, musei Vaticani), secondo i quali “doveva essere condannato per il grande disprezzo della semplice verità, gli atteggiamenti pomposi degli apostoli, l’attitudine poco spirituale del Salvatore”.

PreraffaellitiNei suoi primi vagiti particolarmente evidente è l’influsso di Rossetti, figlio di un carbonaro italiano esiliato, che porterà all’interno della Confraternita  lo spirito della setta segreta, il senso dell’iniziazione, la scelta del sette come numero magico e delle iniziali P.R.B. (Pre-Raphaelite Brotherhood), un monogramma il cui significato, all’epoca, era totalmente oscuro. Nel pieno fervore della genesi di questo movimento pittorico, i membri della Confraternita pubblicheranno una rivista letteraria, The Germ, dalle cui pagine enunceranno in modo chiaro la concezione morale dell’arte, portatrice di un’alta funzione sociale, del primato poetico e mistico della natura, da rappresentare in maniera diretta e sincera. Tale rivista se fu un importante strumento divulgativo, scardinò in modo irreparabile la segretezza di cui i suoi membri desideravano circondarsi. Sensibili inoltre agli impulsi che provenivano da una società inquieta e colta nel suo attimo di irreversibile mutamento, i preraffaelliti furono attratti dalla ricerca scientifica  e nello stesso tempo diffidenti rispetto a quel progresso tecnico che favorirà lo sviluppo industriale.

La trasformazione del sistema produttivo comportò un generale stravolgimento delle strutture sociali dell’epoca, attraverso una impressionante accelerazione di mutamenti che condusse nel giro di pochi decenni alla trasformazione radicale delle abitudini di vita, dei rapporti fra le classi sociali, e anche dell’aspetto delle città, soprattutto le più grandi. Dai malsani sobborghi che mordevano i vecchi perimetri urbani, abitati da un sottoproletariato emigrato dalle campagne in cerca di impiego nelle fabbriche cittadine, fuoriuscivano suggestioni letterarie condensate nelle pagine letterarie di Charles Dickens, tese a descrivere un’umanità disperata e alienata dagli spietati meccanismi produttivi imposti dalla rivoluzione industriale. Un fenomeno non solo tipicamente “londinese”, ma trasversale ad altri centri urbani europei ed alle sue personalità artistiche di riferimento, come la Parigi descritta da Victor Hugo, brulicante di personaggi costretti a vivere in misere condizioni. Anche l’arte figurativa non poteva dunque rimanere insensibile a tutte queste tensioni sociali, e nello specifico della pittura preraffaellita, coniugherà la rivoluzione stilistica applicata con l’uso della tecnica del fuoco ravvicinato sui particolari, nell’uso dei colori intensi, non diluiti, nella scelta di soggetti poetici che attingevano a piene mani dalla letteratura romantica inglese (Shelley, Keats, Tennyson, Coleridge) e dal drammaturgo che fu celebrato in epoca romantica (Shakespeare).

Simbolicamente assunse un grande rilievo il linguaggio dei fiori, spesso protagonista assoluto di una composizione o nel minore dei casi, elemento scenografico inserito in una “verità di natura” che dava un forte grado di concretezza all’insieme. Il modello artistico che i preraffaelliti scelgono come idealizzazione di purezza e libertà è invece quello medievale, in particolare l’arte praticata dai primitivi italiani e dai Nazareni tedeschi, diffondendo il mito del Medioevo come epoca più vicina alla natura e ad un ordine stabilito da Dio. Il recupero di queste epoche remote risponde idealmente al desiderio di frequentare luoghi incontaminati dalle degenerazioni causate dalla rivoluzione industriale e nello stesso tempo rappresenta un atto di ribellione contro il moralismo vittoriano e della classe borghese. Luoghi dunque dove celebrare la sincerità dei sentimenti e la felicità attraverso il mito dell’eterno femminino (uno dei soggetti pittorici preferiti fu il ritratto femminile), o, più velatamente e secondo un attitudine tipicamente ottocentesca, per omaggiare le idee liberali che dilagano nella società (suffragio universale, liberalismo, coscienza democratica). L’attualità viene invece rappresentata con soggetti civili riguardanti i temi dell’emigrazione e dei contrasti fra le varie classi sociali. L’accoglienza che l’epoca vittoriana riservò ai Preraffaelliti fu decisamente ostile, ma l’aver tratto ispirazione dai versi di Keats, Tennyson e Shakespeare li collocò in una dimensione nazional-culturale che gli permise nel breve tempo di fare accettare o quanto meno diffondere le loro novità estetiche, tanto da estendere il loro influsso fino al Simbolismo e all’Art Nouveau.

Carlo Da Prato  

 

 

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