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Opinioni e commenti
 

PRECARI EQUILIBRI
Pubblicato il 05-03-2014


Governo Renzi

Si alza lo spread fra parole e fatti: alla prima verifica con il voto segreto, la maggioranza allargata anche a Forza Italia è in affanno sulla legge elettorale. Se lo scorso 25 febbraio, infatti, il governo Renzi, alla Camera, si era assicurato la fiducia con 378 voti a favore, oggi considerando che alla maggioranza andrebbero aggiunti i voti dei forzisti, è sceso alla prima votazione a soli 341 (su un emendamento dei 5 Stelle).

Tanti i nodi su cui, semplicemente, non c’è (ancora?) accordo. Dalla delega per la ridefinizione dei collegi elettorali al “Salva lega”, passando per la parità di genere fino alle candidature plurime. Nelle votazioni segrete sugli emendamenti alla legge elettorale, in Aula, la maggioranza dunque perde numeri, molti. Dopo la bocciatura del primo emendamento, i voti sono scesi a 316 e poi ancora più sotto, a 291. Un segnale significativo visto che, in una votazione a scrutinio palese, la maggioranza dovrebbe poter contare su 394 voti a favore.

Nella giornata di oggi sono stati respinti solo 7 dei 200 emendamenti rimasti in piedi e, secondo le promesse del governo, tutto dovrebbe concludersi entro venerdì.

Proprio sulla questione della parità di genere è intervenuta la deputata socialista Pia Locatelli: «Non possiamo accettare a che gli emendamenti sulla parità di genere vengano sacrificati per non disturbare chi vuole portare a casa una nuova legge elettorale a qualsiasi prezzo. Siamo molto preoccupate per l’accantonamento dei nostri emendamenti che temiamo preluda a un accordo a due come quello che ha portato a questa brutta questa legge elettorale».

Tutto questo mentre la Commissione Europea retrocede l’Italia per il debito eccessivo definendo insufficienti gli aggiustamenti strutturali e respingendo la richiesta dell’esecutivo di allungare di ulteriori 30 giorni l’invio a Bruxelles di un piano dettagliato di intervento.

Su tutto, rimane il famoso accordo che prevede la modifica della legge elettorale solo per la Camera che, all’Avanti!, la deputata democratica Sandra Zampa definisce senza mezzi termini «un triplice salto mortale nel cerchio di fuoco».

Onorevole Zampa, cosa pensa dell’accordo raggiunto sulla legge elettorale che prevede la modifica solo rispetto alla Camera?

Personalmente ho l’impressione di essere in una gabbia di matti. Come scrive Menichini (direttore di Europa ndr) se non fosse che tutti pensiamo e speriamo che un giorno ce la faremo ad abolire il Senato, sarebbe da chiamate l’ambulanza.

Perchè?

Le racconto questo: ieri, durante l’assemblea del gruppo, ho giocato il ruolo di Alice nel Paese delle Meraviglie mentre si decideva di votare una legge elettorale che vale solo per la Camera e facevano tutti finta che andasse bene così. La domanda di Alice era: “Cosa succede se noi votiamo una legge così e, poi, al Senato non succede nulla?”. Nessuno mi ha dato risposta. Gentiloni ha detto che ci stiamo mettendo su una strada pericolosa e Giachetti la pensa nello stesso modo. Mi risulta che, a oggi, nessun osservatore politico, nemmeno D’Alimonte, sia sereno rispetto al tema. Io posso solo dire che è meglio se incrociamo le dita delle mani e dei piedi perché se succede qualcosa, e le cose non stanno mica andando bene . . .

In che senso “se succede qualcosa”?

Voglio dire che è inutile che spediscano post o mail in cui si dice “adesso abolite il Senato”. Per abolire il Senato non basta la decisione della Camera, ci vuole anche quella di Palazzo Madama. L’abolizione del Senato è nelle mani dei senatori che devono auto-abolirsi. Senza considerare che è sempre possibile che sfugga qualcosa di mano.

Con i numeri della maggioranza che scendono nelle votazioni a scrutinio segreto è facile che qualcosa sfugga di mano…

Temo che ormai siamo costretti a diventare tutti strenuamente renziani, sperare e lottare affinché la riforma costituzionale arrivi in porto, altrimenti l’alternativa è un disastro.

Ma, non siamo di fronte ad una forzatura estrema?

Io l’ho definito un triplice salto mortale nel cerchio di fuoco. Questo gruppo ha deciso che va bene cosi, quindi evidentemente ci sono degli accordi, hanno fatto delle valutazioni con Alfano e che vanno bene anche a Berlusconi. Vorrà dire che che contiamo sulla parola di tutti quelli che si sono impegnati sul fatto che davvero manterranno fede all’abolizione del Senato. Su questo dovranno giudicare gli italiani.

Ma perché si è scelto di infilarsi in una sorta di cul de sac?

Questa simpatica iniziativa porta la firma di D’Attorre che ha assunto l’iniziativa, proprio lui che fa parte di una minoranza. Capisco che questo significa che dentro il gruppo del PD, e soprattutto dentro il partito, continuano ad esserci dei giochi che, secondo me, hanno sempre portato solo guai. Se vogliamo continuare così, allora che Dio ce la mandi buona e speriamo che Renzi riesca a cavarsela meglio dei suoi predecessori.

E se così non dovesse essere?

Interverrà la Corte costituzionale, oppure ci saranno le larghe intese per tanto o per sempre.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Certo che parlare in questo modo così superficiale dell’abolizione del Senato provoca brividi di inquietudine.
    Una modifica della Costituzione di questa portata non può essere adottata per motivi meramente tattici e sotto la minaccia di provocare una crisi istituzionale causata da una legge elettorale stravagante e incostituzionale.
    Il Psi, che si fregia della continuità storica con coloro che hanno “fatto” la Repubblica e la Costituzione (qui a destra c’è la foto di Nenni) abbandoni i tatticismi e la ricerca di traballanti e precari sgabelli di Governo (in altri tempi una ricerca giustificata, intendiamoci) e parli al Paese assumendo una posizione di difesa della legalità costituzionale e repubblicana. Una posizione di principio, doverosa per i socialisti. E se altri non sente il medesimo dovere peggio per lui.
    Il Psi non ne avrà che da ricavare vantaggi.

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