sabato, 18 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PRENDERE O LASCIARE
Pubblicato il 28-03-2014


Lavoro-Renzi

«Leggo discussioni e ultimatum sul lavoro, che capisco poco. Non è una parte a piacere, il pacchetto sta insieme». Ancora una volta, come sulla legge elettorale, è proprio da Renzi che arriva un ultimatum. Il “prendere o lasciare” c’è anche infatti sul Disegno di legge sul lavoro e non a caso ha annunciato che lunedì il Consiglio dei ministri darà il via libera pure al ddl costituzionale sulla riforma del Senato, propedeutica al passo successivo sulla legge elettorale.

È l’ukase al braccio di ferro che si profila in Senato pronunciato oggi durante i lavori della Direzione e rivolto a chi dentro il suo partito invoca modifiche. Contratti a termine e apprendistato, dice, «sono due punti intoccabili della nostra proposta. Non sono due temi a piacere».

Sul tema il segretario del PD prende di petto non solo la CGIL, ma anche l’anima di sinistra del suo partito, la radice del vecchio PCI-PDS-DS. E le repliche, due per tutte, non si sono fatte attendere.

«Non è possibile – risponde a distanza la Susanna Camusso – che non si possa mai discutere il merito dei problemi perché questo potrebbe costituire un problema» per la stabilità del governo. Insomma non è che Renzi può continuare ad andare avanti minacciando ogni volta la crisi di governo e scaricando le responsabilità su chi gli si oppone. Poi nel merito la segretaria della CGIL ribadisce critiche già avanzate da più parti: «Credo che sia utile che la discussione si faccia davvero, perché a fronte di un annuncio di dare maggiori tutele al lavoro, in realtà si è scelta di nuovo una strada di precarizzazione».

Stessi argomenti e toni da Stefano Fassina che replica: «Dire che più si precarizza e più si creano posti non è vero. La Spagna ha massacrato i contratti e ha la disoccupazione giovanile più alta. Oggi gli imprenditori non assumono perché non vendono non perché non hanno contratti: anzi ne hanno 40. Se noi i contratti a tempo indeterminati li trasformeremo in determinato, provocheremo il calo della retribuzione, il calo della domanda e il calo dell’economia».

E al fronte interno corrisponde specularmente un fronte esterno, quello di Forza Italia alla disperata ricerca di elementi utili per mettere in difficoltà il PD e la maggioranza e dare fiato alla sua campagna elettorale. «Se i propositi di Fassina (ridurre da tre a due anni il periodo dei contratti acausali e limitarne a tre il numero dei rinnovi ndr) dovessero riflettere lontanamente la direzione di marcia del Pd è ovvio che Forza Italia si preparerà a un’opposizione

Intransigente». La tenaglia per stritolare Renzi è pronta e si unisce a quella che si svilupperà sulla legge elettorale e sulla riforma del Senato proprio al Senato dove il PD non ha la maggioranza bulgara che gli ha assicurato il Porcellum per un pugno di voti in più.

Comunque a Renzi si possono dare tutte le colpe, ma non certo quella di essere titubante. La posizione sul DDL lavoro segue di poche ora l’assist offertogli da via Nazionale: «Rigidità legislative, burocratiche, corporative, imprenditoriali, sindacali», rappresentano «la remora principale allo sviluppo del nostro Paese». Questo, infatti, il duro giudizio dell’inquilino di palazzo Koch, Ignazio Visco. Secondo il governatore della Banca d’Italia nonostante gli «incoraggianti segnali di risveglio» il Paese è «scivolato indietro, accumulato ritardi nel cogliere le opportunità offerte dai grandi cambiamenti: la globalizzazione degli scambi e la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione».

Parole che non hanno mancato di destare reazioni soprattutto all’interno di quel mondo sindacale chiamato in causa come uno dei “lacci e lacciuoli” che bloccano lo sviluppo. «Ci sono alte autorità che spesso parlano a vanvera», ha detto il segretario della Cisl Bonanni commentando le affermazioni di Visco. «Non si può fare di ogni erba un fascio», dice l’esponente sindacale che sottolinea come ci siano «sindacati e sindacati, imprese e imprese e associazioni imprenditoriali e associazioni imprenditoriali, vero è che le massime autorità debbono stare molto attente a come parlano perché stanno diventando loro un problema, stanno gridando allo sfascio e stanno diventando loro gli untori del populismo italiano».

Anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha replicato al numero uno di via Nazionale:  «Mi sembra un riproporre ricette che hanno già mostrato il loro fallimento», ha detto ribadendo che Visco «ha riprodotto il vecchio concetto dei lacci e lacciuoli. Era la stagione nella quale il Paese ha cominciato a disinvestire sul lavoro e a precarizzarlo, determinando così un lungo percorso nel quale sono stati ridotti gli investimenti e i salari dei lavoratori. Non mi pare che questo abbia prodotto una qualità dello sviluppo del nostro Paese, senno non avremmo una crisi italiana dentro la crisi finanziaria mondiale».

Avanti! ha intervistato Walter Galbusera, presidente della fondazione Kulishoff ed esperto del lavoro e delle tematiche sindacali.

Galbusera, Visco ha criticato alcuni settori, incluso il sindacato, additandolo come, sostanzialmente, uno degli attori che animano la conservazione e bloccano le riforme. Condivide queste affermazioni?

Io credo che, sostanzialmente, abbia ragione Bonanni. Il problema è che il sindacato può senza dubbio essere accusato di fare confusione, di non essere in grado di selezionare gli obiettivi e di avere perso lucidità. Rimane però un fatto che il ruolo del sindacato non è istituzionale. Del resto, da tempo, il peso del sindacato si è fatto sentire solo in alcune vicende, soprattutto inerenti il mercato di lavoro,  in termini diritto di veto.

Tutto il resto, tutte le altre decisioni appartengono alla politica ed è un grave errore mettere tutti nel mucchio perche non tutti sono uguali.

Dunque non ritiene giusta l’analisi per la quale il sindacato si è tramutato in una struttura conservatrice, incapace di interpretare il mutamento e di compiere il proprio ruolo, cioè difendere i diritti dei lavoratori?

In termini generali potrebbe esserci del vero, ma si tratta di un discorso semplicistico. Bisogna individuare responsabilità per quelle che sono: a fare le scelte non è il sindacato, sono le forze politiche, le maggioranze e i governi e non possono alleggerire le proprie responsabilità criticando il comportamento di altri soggetti che sono all’opposizione.

In che senso?

Faccio un esempio. L’ultima vicenda su cui il sindacato ha pesato in termini diritto di veto si è verificata quando la CGIL ha condizionato il decreto Fornero in materia di  mercato del lavoro che rappresentava un provvedimento mostruoso in cui erano rese difficili le assunzioni e resi apparentemente e meno difficili licenziamenti. In quella vicenda il sindacato ha avuto peso non costruttivo ma in termini di vincolo. Che il sindacato faccia fatica a individuare nuovi modelli progettuali e che non riesca ad affrontare in termini efficaci un discorso di intervento attivo nel rafforzamento del welfare con iniziative collaterali e proprie delle parti sociali è vero. Così come è vero che non assume posizioni più coraggiose in materia di mercato del lavoro e che c’è un ritardo rispetto all’avvio della contrattazione nel pubblico impiego. Questo è tutto vero, però è anche vero che accusare il sindacato per una serie di errori e ritardi è un po’ un tentativo di scaricare le responsabilità e il potere ha una sola giustificazione morale che è proprio la responsabilità: da questo punto di vista le classi dirigenti peccano. Il principio dei ruoli è fondamentale.

Ma, insomma, parlando di responsabilità, dove si sta inceppando il meccanismo di cambiamento?

Premesso che non ci sarà nessuna norma che di per sé aumenta l’occupazione, perché questa dipende dal ciclo economico, in generale assistiamo ad un rifiuto di affrontare un ragionamento organico come quello proposto da Ichino. Di sicuro, Renzi ha delle idee che non sono prive di contenuto come quelle si contratti a termine e apprendistato che scardinano l’impianto della Fornero: bisognerà attendere la prova dei fatti.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. si Galbusera ha delle ragioni sulla prevalenza del ciclo economico rispetto alla contrattualistica ( e su certi ritardi sindacali).. Ma la spregiudicatezza del renzie e le ‘dimenticanze’ dei responsabili delle politiche economiche degli ultimi 30 anni – da Reagan al CAF italiano- pesano. Credo che una sinistra moderna debba parlare anzitutto di crescita ecososteniibile e dei nuovi lavori ‘part time’.Carlo51

Lascia un commento