lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Presidente, capo del Governo, segretario del Partito …
Pubblicato il 21-03-2014


Vogliamo buttare fuori dal parlamento questi partiti. La classe media è in ginocchio, le casse dello Stato sono vuote? Ecco chi lo gridava

di Riccardo Ruggeri editore@grantorinolibri.it @editoreruggeri  

«_I nostri avversari ci accusano, e me in particolare, di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti, che non siamo affatto democratici, perché vogliamo sfasciare tutto. Sarebbe forse democratico avere molti piccoli partiti? Devo ammettere una cosa, questi signori hanno perfettamente ragione: siamo intolleranti. Ci siamo dati un obiettivo, spazzare via questi partiti politici, buttarli fuori dal Parlamento. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni_ Invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati in cui sono stati al potere, ma solo degli ultimi sei mesi in cui ci siamo stati anche noi. Chi sono i responsabili? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno governato e dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le casse dello Stato vuote, milioni di operai disoccupati.. sono loro i responsabili! Su di me fanno molta confusione: un giorno sono socialista, un altro comunista, oggi sindacalista, domani borghese. Pensano che noi siamo come loro, ma noi non siamo come loro! Loro sono morti, noi siamo vivi e vogliamo vederli tutti nella tomba! Sopporto a fatica questa sufficienza alto borghese verso il nostro movimento_.pensate mi hanno proposto persino un’alleanza.

Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico_noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. Il nostro è un movimento che non può essere fermato_ non capiscono che noi siamo uniti da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. Noi rappresentiamo tutto il popolo, un popolo nuovo. _».

Questo discorso potrebbe essere stato pronunciato lo scorso fine settimana in qualsiasi città europea, la tensione politica che vi è sottesa è tipica del momento di profonda crisi che stiamo vivendo. L’oratore si riferisce a una drammatica situazione del suo popolo, a una disoccupazione selvaggia, alla miseria dilagante, all’impoverimento e alla scomparsa della classe media, alle casse pubbliche vuote. Pare di capire che il suo partito viene attaccato dalle élite al potere perché costoro vogliono continuare a mantenere i privilegi di cui godono. Questo leader potrebbe essere portatore di ideologie di destra o di sinistra, all’apparenza pare, a suo modo, rispettoso del metodo parlamentare. Si capisce anche che non gradisce il sistema elettorale proporzionale in essere nel suo Paese, vorrebbe liberarsi del «ricatto» dei partitini, affermazioni a noi famigliari, pare che sogni una legge elettorale simil Italicum.

Proiettato all’Italia di oggi, con tutte le sfumature e prudenze del caso, potrebbe trattarsi del discorso di Grillo, di Salvini, di Berlusconi, di Renzi, altrettanto varrebbe per molti dei politici europei, in vista delle elezioni del 25 maggio prossimo.

Sveliamo l’arcano. Questo discorso fu pronunciato il 27 luglio del 1932 a Eberswalder, un cittadina agricola del Brandeburgo. Sei mesi dopo, alle elezioni generali, costui prese il 44% dei voti. Per governare dovette fare una coalizione col Pptn (popolari). Per avere i «pieni poteri» (la Costituzione imponeva una maggioranza dei 2/3), «alla luce del sole» si disse, negoziò col Centro Cattolico una «seconda maggioranza per le riforme istituzionali». Ottenne così dal Parlamento i «pieni poteri». Un anno dopo il Presidente della Repubblica, vecchio e stanco, si dimise.

Lui unificò in se le funzioni di presidente, capo del Governo, segretario del Partito, ma volle essere chiamato semplicemente Führer.

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Commenti all'articolo
  1. sono molto scettico rispetto a analogie fondate su superposizioni di parole e contesti storici con in comune forse la sottomissione alle regole dei ricorsi storici, una teoria vichiana ripresa nell’enunciato dell’eterno ritorno delle stesse vicende umane di sempre; questo vale per la natura univoca dell’uomo, ancora a uno sputo dalla sua origine primitiva, giunto con i suoi esemplari più brillanti ai limiti dell’infanzia dell’umanità; sempre troppo umano l’uomo porta i sé il capitale genetico dei primati che l’hanno generato e spinto fino ai primi passi sul nostro pianeta, perché epigenetico come ogni esser vivente che popola il pianeta; la tragedia del nazifascismo è troppo grave e violenta per poter essere ricalcata sul profilo di un movimento nato davanti ai nostri occhi, generato dal crollo del senso più comune di dignità; quel popolo che ha scelto di lasciarsi sedurre dal sogno di un paese a 5 stelle si sarebbe accontentato anche di un alberghetto purché onesto e pulito; non una sola parola di speranza, un indizio di solidarietà per questi moderni “miserabili” predestinati alla mattanza che li aspettava nella “rete” del tonnaro di turno; non sono lo scafista o Caronte che traghettano gente verso l’inferno della miseria i responsabili, gli ideatori di questo terzo reich dell’inettitudine e dell’arroganza, il responsabile è il re di turno e la sua corte, ormai quasi sempre nudi, e non il suo giullare per geniale che sia; la casa socialista non ha mai preteso di vantare servizi a 5 stelle e, mentre i figli dei costruttori delle case del popolo sono in altre faccende affaccendati, mi sembrerebbe più giusto vantare la genuinità dei nostri servizi, offrire un tetto semplice ma sicuro a quanti vagano in cerca di un rifugio adeguato all’importanza dei mali che ci affliggono: allarmi, non son fascisti ! son disperati

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