domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gestione separata Inps: contributo 2014
Pubblicato il 18-03-2014


E’ il contributo dovuto all’Istituto di previdenza, introdotto dalla legge di riforma del sistema pensionistico (legge 335 del 1995), dai lavoratori autonomi che esercitano un’attività professionale o di collaborazione, per la quale non era prevista una forma assicurativa pensionistica. Il predetto onere assicurativo confluisce in una Gestione separata ed ha lo scopo principale di finanziare un fondo obbligatorio che garantisce una pensione (invalidità, vecchiaia e superstiti) calcolata con il sistema contributivo in presenza di un minimo di 5 anni di versamenti. Per effetto dell’entrata in vigore della riforma Biagi, a partire dal 24 ottobre 2003 le collaborazioni, per essere considerate tali, devono essere inquadrate in un progetto, programma, o fase di essi. In caso contrario, il rapporto si presume di lavoro dipendente. La domanda di iscrizione deve essere presentata all’Inps utilizzando la modalità di inoltro telematica ( che ha sostituita quella cartacea), specificando i propri dati anagrafici, il codice fiscale, il tipo di attività svolta, l’inizio dell’attività e, quando si tratta di collaborazione coordinata e continuativa, i dati del committente. E’ quindi possibile accedere all’operazione tramite Internet, collegandosi al sito www.Inps.it.

Per quanto attiene la misura delle quote da corrispondere, sono espressamente prefigurate due aliquote contributive per i lavoratori parasubordinati aderenti alla gestione separata: la prima, destinata a tutti coloro che non risultano assicurati a forme pensionistiche obbligatorie, oltre alla gestione separata, è attualmente ancora pari al 27,72% (27% per invalidità, vecchiaia e superstiti, più l’aliquota aggiuntiva dello 0,72% per l’indennità di malattia, maternità e per gli assegni per il nucleo familiare); la seconda, è invece elevata al 22%, per tutti i rimanenti soggetti inquadrati nella gestione separata, siano essi lavoratori già pensionati oppure già assicurati presso altre forme di previdenza obbligatorie. La ripartizione dell’onere contributivo è sempre confermata nella misura di un terzo per il collaboratore e di due terzi per il committente, salvo il caso di associazione in partecipazione, per il quale la ripartizione tra associante ed associato avviene in misura pari rispettivamente  al 55 per cento e al 45 per cento dell’onere totale. E’ data inoltre la possibilità ai soggetti obbligati di riscattare cinque anni di collaborazioni coordinate e continuative, precedenti l’inizio dell’assicurazione.

L’operazione, a titolo oneroso, viene pagata in base all’aliquota contributiva vigente al momento della richiesta ed è a completo carico del lavoratore. Sono in particolare interessati al versamento del contributo: coloro che hanno redditi derivanti da attività professionale; coloro che percepiscono compensi corrisposti a seguito di una collaborazione a progetto; che espletano funzioni di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni ed altri enti, collaboratori di giornali riviste ed enciclopedie (ad esclusione delle elargizioni erogate per diritto di autore), partecipanti a collegi e commissioni; spedizionieri doganali dal 1° gennaio 1998 per effetto della soppressione del loro fondo di previdenza. A partire da questa data sono altresì tenuti all’iscrizione obbligatoria presso la gestione: gli spedizionieri doganali non vincolati da rapporto di impiego già iscritti al Fondo alla data di abolizione; gli spedizionieri doganali iscritti nell’albo nazionale successivamente alla data di soppressione del Fondo; coloro inoltre che, dal 1° gennaio 1999, ricevono borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca.

In applicazione della legge n. 30 (riforma Biagi), dal 1° gennaio 2004 sono del pari tenuti al versamento dei contributi alla gestione separata anche coloro che esercitano attività di lavoro autonomo occasionale e i venditori a domicilio, nel caso in cui i proventi annui conseguenti alla loro attività superino i 5.000 euro. I lavoratori parasubordinati che, precedentemente all’adesione al Fondo previdenziale separato, hanno contributi accreditati nell’assicurazione generale obbligatoria o in un altro fondo o in una gestione autonoma dell’Inps, possono chiedere (domanda di opzione) che tale posizione assicurativa sia conteggiata nella loro gestione per determinare il trattamento di vecchiaia con il sistema di calcolo contributivo.

L’interessato con l’opzione può sommare le contribuzioni versate nelle varie gestioni a condizione che: abbia un’anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni; abbia almeno 5 anni di assicurazione previdenziale accreditati successivamente al 31 dicembre 1995. Per avvalersi di questa prerogativa occorre tuttavia anche un ulteriore requisito, e cioè che il lavoratore abbia meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Fanno eccezione i soggetti che, pur avendo almeno o più di 18 anni di contribuzione a tale data, hanno presentato l’opzione entro il 1° ottobre 2001. Come e quanto si paga. Il contributo alla Gestione separata va corrisposto all’Inps con il modello F24. Il modulo di pagamento è unico per professionisti e collaboratori. I professionisti versano col meccanismo degli acconti e saldi negli stessi termini programmati per i pagamenti Irpef.

La quota assicurativa dovuta è interamente a loro carico. Per i collaboratori il versamento è effettuato dal committente con cadenza mensile, entro il 16 del mese successivo a quello di pagamento del compenso. L’onere da corrispondere, si ribadisce, è per due terzi a carico dell’azienda committente e per un terzo a carico del lavoratore. I committenti e gli associati in partecipazione, a partire da gennaio 2005, hanno l’obbligo di trasmettere in via telematica all’Istituto previdenziale i dati retributivi e contributivi per mezzo del modello UniEmens. Il contributo è dovuto entro il limite di un massimale annuo rivalutato sulla base degli indici Istat di variazione del costo della vita. Per il 2014 il massimale è di € 100.123,00 (il minimale invece utile per l’accredito assicurativo dell’intero anno è pari ad euro 15.516,00).

I lavoratori parasubordinati hanno la facoltà di riscattare i periodi di lavoro eseguiti, per collaborazioni coordinate e continuative, precedentemente all’istituzione della Gestione separata. Importante, dal 16 marzo 2000 i lavoratori parasubordinati sono in parallelo assicurati anche contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. La copertura assicurativa interessa non tutti i lavoratori ma soltanto quelli che: svolgono un’attività tra quelle considerate dalla legge a rischio di infortunio e quindi meritevoli di tutela (in genere si tratta di impieghi che richiedono l’uso di macchinari); esercitano le proprie mansioni (non occasionalmente) su veicoli a motore condotti personalmente. Il premio da versare all’Inail, computato sui compensi effettivamente percepiti, è suddiviso tra committente (due terzi) e lavoratore (un terzo). Pure coloro che, concludendo contratti di associazione in partecipazione, si impegnano per l’apporto di solo lavoro, devono iscriversi alla gestione separata istituita presso l’Inps. L’obbligo non riguarda gli associati già aderenti ad albi professionali. Per gli associati in partecipazione sono applicate le medesime aliquote del 27,72% e del 22% prescritte per le altre categorie di assicurati iscritti alla gestione separata. La ripartizione dell’onere contributivo da corrispondere, si ripete, è pari al 55% per l’associante e al 45% per il lavoratore associato.

Disoccupazione: +9,6% in confronto a gennaio 2013. Cassa integrazione: + 5-3% rispetto a febbraio 2013

Nel mese di febbraio 2014 sono state autorizzate 83,3 milioni di ore di cassa integrazione, tra interventi ordinari, straordinari e in deroga, con un incremento del +5,3% rispetto al mese di febbraio 2013 (79,1 milioni). L’aumento è da imputare totalmente agli interventi di cassa integrazione straordinaria e in deroga: infatti, mentre le ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono diminuite del -27,4%, quelle per gli interventi di cassa integrazione straordinaria (Cigs) e in deroga (Cigd) sono risultate in rialzo rispettivamente del +16,9% e del +55,6%. I dati destagionalizzati evidenziano nel mese di febbraio 2014, in confronto al precedente mese di gennaio, una variazione congiunturale pari a -0,4%.

Dall’analisi delle singole tipologie di intervento, emerge che le ore di Cigo autorizzate a febbraio 2014, pari a 23,5 milioni, determinano una flessione tendenziale pari a -27,4% rispetto ai 32,4 milioni di ore autorizzate nel febbraio 2013: in particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -35,0% nel settore Industria e +6,0% nel settore Edilizia. Le variazioni congiunturali calcolate sui dati destagionalizzati registrano per il mese di febbraio 2014 un decremento del -7,4% in confronto al precedente mese di gennaio. Il numero di ore di Cigs autorizzate a febbraio 2014 è stato di 38,9 milioni, con un progresso del 16,9% rispetto all’analogo mese dell’anno precedente, quando sono state autorizzate 33,2 milioni di ore. La variazione congiunturale del mese di febbraio 2014 in confronto a gennaio 2014, calcolata sui dati destagionalizzati, è pari al -5,6%.

Gli interventi in deroga, che risentono degli stanziamenti fissati a livello regionale, sono stati di 20,9 milioni di ore autorizzate nel mese di febbraio 2014, con un avanzamento del +55,6% rispetto a quelle autorizzate nel febbraio 2013 (13,4 milioni). Per la Cigd, la destagionalizzazione dei dati mostra una variazione congiunturale pari a +19,5% in confronto al precedente mese di gennaio 2014. Passando all’analisi dei dati relativi alla disoccupazione involontaria, si ricorda che dal 1° gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le relative istanze sono classificate come ASpI e mini ASpI.

Per quanto concerne i dati specifici, nel mese di gennaio 2014 sono state inoltrate 138.352 richieste di ASpI, 49.588 domande di mini ASpI, 302 istanze tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 16.412 richieste di mobilità, per un totale di 204.654 domande, il 9,6% in più rispetto alle 186.811 istanze trasmesse nel mese di gennaio 2013. Alla sintesi dei dati fornita direttamente dall’Inps, l’Istituto ha opportunamente allegato un file più completo, che offre un “Focus” sulla diversa tipologia di interventi, un’analisi per ramo di attività economica e un’analisi per regione ed area geografica.

Un opuscolo Inail aiuta a prevenirlo: il rischio chimico nel settore edile

Il cantiere edile risulta troppo spesso teatro di infortuni più o meno gravi per i suoi lavoratori, spesso stranieri. Le malattie professionali, inoltre, per quanto abbiano minore risonanza rispetto agli infortuni, hanno un’elevata incidenza nelle costruzioni. È questa la premessa da cui parte l’opuscolo “il rischio chimico nel settore edile. Se lo conosci lo eviti”, realizzato da ricercatori dell’Inail con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza e le conoscenze dei lavoratori di questo comparto su un pericolo troppo spesso sottovalutato. Dei 132 decessi collegati al rischio chimico registrati nel Sistema nazionale di sorveglianza degli infortuni mortali tra il 2002 e il 2012, infatti, circa il 18% è avvenuto proprio nel settore delle costruzioni, che figura al secondo posto, in termini di frequenza, dopo la metalmeccanica.

Un nuovo sistema per l’etichettatura e la classificazione. Solventi, adesivi, pitture, oli minerali, miscele e polveri di varia natura sono gli agenti chimici più comuni nei cantieri e il regolamento europeo Clp entrato in vigore nel 2009 prevede un nuovo sistema per la loro etichettatura e classificazione. “Il regolamento armonizza la classificazione degli agenti chimici su scala internazionale, modificando il sistema adottato dalla Comunità europea – ha precisato Mauro Pellicci, ricercatore dell’Inail tra gli autori dell’opuscolo – Questo comporta anche la necessità di aggiornare le conoscenze dei lavoratori sulle nuove simbologie utilizzate per la comunicazione del rischio e l’esigenza di avere strumenti informativi indirizzati agli addetti di questo settore”.

Tutte le informazioni da conoscere, dalla gestione allo smaltimento. Nell’opuscolo i ricercatori Inail si soffermano, in particolare, sulla illustrazione delle informazioni riportate sulle etichette, sulle schede dei dati di sicurezza e sull’associazione tra le principali mansioni svolte nei cantieri e gli agenti chimici a cui si può essere esposti. “Le illustrazioni – ha spiegato Pellicci – rappresentano lo strumento immediato per conoscere la pericolosità degli agenti utilizzati, mentre le schede consentono di completare e approfondire le indicazioni presenti sulle etichette, fornendo tutte le informazioni utili per gestire e utilizzare in modo corretto i prodotti chimici, dalle modalità di manipolazione, stoccaggio e trasporto alle misure di emergenza e protezione da utilizzare, fino allo smaltimento dei prodotti residui. La scheda di sicurezza è redatta dal fornitore o dal responsabile dell’immissione del prodotto sul mercato europeo, e per i prodotti chimici rappresenta l’equivalente del libretto di uso e manutenzione di una macchina”.

Descritte le modalità di introduzione nell’organismo. Tra le peculiarità della pubblicazione c’è l’utilizzo di un linguaggio e di una simbologia che punta a rendere più comprensibili i contenuti, tenendo conto dell’ambiente multietnico e dei diversi livelli di scolarizzazione che contraddistinguono in molti casi il comparto edile. “I temi affrontati nell’opuscolo – ha sottolineato infatti Pellicci – sono esposti facendo ricorso a varie illustrazioni. Ci siamo soffermati, per esempio, su come si presentano gli agenti chimici dal punto di vista fisico, su come vengono introdotti nell’organismo e sugli effetti che possono provocare”.

Attenzione anche alle mansioni svolte. L’opuscolo fornisce indicazioni chiare ed essenziali anche rispetto all’utilizzo sicuro per i più comuni prodotti chimici utilizzati nel settore e sulle misure di prevenzione e protezione da adottare nei casi in cui il rischio chimico non sia dovuto all’uso di agenti chimici etichettati come pericolosi, ma derivi da sostanze generate dalle lavorazioni svolte, come le operazioni di scavo, demolizione, movimento terra o le saldature, che possono rappresentare ulteriori fattori di rischio per la salute dei lavoratori.

Carlo Pareto

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