sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pyongyang mostra i muscoli:
missili sul mar del Giappone
Pubblicato il 18-03-2014


Missili_nordcoreaniNell’ultima settimana il regime di Kim Jong Un ha testato circa 50 missili a corto raggio. Solo nella giornata di domenica 16 marzo ne ha lanciati ben 18 in un’area del Mar del Giappone.

Le agenzie di stampa sudcoreane hanno diramato le notizie e il governo di Seul ha confermato le detonazioni. Il Ministero della Difesa della Corea del Sud si dice preoccupato poiché questa prova di forza del vicino è arrivata in concomitanza alle esercitazioni militari congiunte degli Stati Uniti. I lanci sono cominciati verso le 18 di domenica 16 marzo e i missili hanno percorso circa 65-70 chilometri prima di deflagrare in mare.

Non c’è da stupirsi però, perché questo tipo di test è il quarto nelle ultime tre settimane. Il regime dittatoriale di Kim Jong Un torna così a far parlar di sé dopo i polveroni e il semi braccio di ferro con gli Stati Uniti dello scorso anno. La politica estera nordcoreana è caratterizzata infatti da frequenti esercitazioni militari e da test missilistici, finalizzati ad attirare l’attenzione delle grandi potenze politiche ed economiche mondiali.

In seguito ai continui test nucleari e al posizionamento di truppe di terra al confine con la Corea del Sud, l’Onu era giunta a sanzioni severissime nel corso del 2013. In particolare: stop all’importazione di merci di lusso; blocco di ingenti quantità di denaro contante; limitazione e requisizione di strumenti utili per lo sviluppo di un piano nucleare.

La Corea del Nord intrattiene strette amicizie e rapporti commerciali con Cuba, governata da Raul Castro, e con la Russia, governata da Vladimir Putin. La scorsa estate le Autorità ONU avevano intercettato una nave nordcoreana proveniente da Cuba con a bordo numerose armi d’artiglieria appartenute all’ex Unione Sovietica così come due cacciabombardieri MIG-21. Inoltre manovre finanziarie, per conto di Kim Jong Un, ritenute illecite dall’Onu, sono state segnalate a Singapore. Le relazioni con la Cina, da circa un trent’anni, sono ottimi. Infatti se da un lato la Cina, negli anni ’60 e ’70, respingeva gli emigrati nordcoreani pattugliando i propri confini, oggi commercia generi alimentari, componenti elettroniche per le centrali nucleari e altra sofisticata tecnologia balistica.

Il leader della Corea del Nord ha ottenuto in elezioni farsa il 100% dei consensi per entrare nell’Assemblea Suprema del Popolo. Il 17 febbraio scorso un “parlamentare” è stato condannato a 12 anni di reclusione con l’accusa di complotto e di aver tentato di organizzare una rivolta armata per rovesciare il governo. Questo fatto non ha precedenti nella storia della Corea del Nord.

Sempre lo scorso 17 febbraio un rapporto ONU ha denunciato l’esistenza di centinaia di migliaia di morti nei campi di prigionia. Chi decede tra le quattro mura della prigione, oltre ai comuni criminali, sono soprattutto detenuti politici o “cittadini sovversivi”. Si ipotizza che in circa 50 anni di regime le vittime siano state circa 300mila. Una vera e propria carneficina. Inoltre la Corea del Nord è tristemente famosa per il non rispetto dei diritti umani. Michael Donald Kirby, membro del Consiglio per il rispetto dei Diritti Umani all’ONU, il quale ha scritto il rapporto, ha paragonato le sevizie, le persecuzioni e le incarcerazioni nordcoreane ai terribili e disumani crimini perpetuati dai nazisti e dai khmer rossi cambogiani. Il regime nordcoreano si è trasformato in un gigantesco gulag, dove le libertà individuali elementari sono negate e i cittadini trasformati in sudditi oppressi.

Manuele Franzoso

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