sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quando c’era Berlinguer…. ma anche Craxi
Pubblicato il 21-03-2014


Il film del creativo Veltroni, presentato in occasione del trentesimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer, ha aperto un confronto sulla figura del leader comunista. Anche noi rimpiangiamo un’epoca in cui le personalità politiche erano del livello di Enrico Berlinguer, al quale sono da attribuire importanti azioni politiche, su tutte lo strappo da Mosca, ma ancor prima il dialogo coi cattolici e i democristiani, già presente per la verità in Togliatti, in funzione di una politica di unità nazionale. Noi eravamo socialisti e siamo convinti di aver avuto ragione. Lo eravamo da ragazzi, quando ancora il Pci di Longo non aveva preso le distanze da Mosca, lo eravamo perché non abbiamo dovuto aspettare la prima timida dissociazione per “l’intervento sovietico in Cecoslovacchia” del 1968, per comprendere la natura del sistema comunista.

I nostri genitori la rottura l’avevano già praticata nel 1956 in occasione dell’aggressione all’Ungheria e Saragat al paradiso sovietico non aveva mai creduto. Lo eravamo perché, contrariamente al Pci, appartenevano all’Internazionale socialista, come il partito di Willy Brandt, e perché davamo un giudizio positivo sul centro-sinistra, che aveva regalato agli italiani riforme quali la scuola unica dell’obbligo, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la riforma agraria, quella sanitaria, e stava operando per approvare lo statuto dei lavoratori e le regioni. Mai nella nostra storia c’era stata e ci sarà un’analoga stagione di cambiamento. Eravamo socialisti perché in Cile come in Cecoslovacchia stavamo dalla parte di chi combatteva per la libertà, ed eravamo convinti che all’Italia non servisse il compromesso storico, ma un’alternativa socialista di stampo europeo. Eravamo socialisti perché combattevamo in prima fila la battaglia sui diritti civili grazie a Loris Fortuna, a braccetto coi compagni radicali, ed esultammo per la magnifica vittoria del referendum del 12 maggio 1974, che era in fondo una vittoria nostra.

Eravamo poi craxiani, io lo ero già da ragazzo quando Nenni e Craxi erano in minoranza nel Psi, perché non sopportavamo la subalternità dei socialisti al Pci e quel “mai più al governo senza i comunisti” del 1976, e sognavamo un socialismo democratico forte come quello europeo. Siamo stati socialisti del nuovo corso, a partire dal Midas, e abbiamo contestato il Pci perché conservatore di dogmi e miti del passato. Lo abbiamo fatto appoggiando il leader socialista nel suo affondo contro il leninismo e sulla grande riforma delle istituzioni, sul caso Moro per l’iniziativa umanitaria, sulla governabilità e sulla presidenza socialista, mentre Berlinguer e il Pci contrastavano ogni nostro sforzo di innovazione, non comprendevano e si allarmavano alla sola idea di una revisione costituzionale, gridavano al crucifige della parola “riformismo” della quale ci appropriammo a pieno titolo dal congresso di Palermo del 1981. Berlinguer era già passato dal compromesso storico all’alternativa, appoggiava l’occupazione della Fiat e il referendum sulla scala mobile, sosteneva le marce contro i missili a Comiso. Noi eravamo dalla parte opposta e anche in questo caso ci avrebbero dato ragione più tardi.

Eravamo orgogliosamente socialisti quando vincemmo il referendum del 1985, quando il governo Craxi si gettò nell’operazione Sigonella, quando contrastò gli americani anche per Tripoli e il Psi appoggiò la giusta causa di una patria per i palestinesi e quella altrettanto giusta della sicurezza di Israele. Lo eravamo forse ancor di piu per le intuizioni di Martelli sui meriti e bisogni del 1982, per i referendum vinti sulla giustizia e il nucleare del 1987. D’altronde noi crescevamo e il Pci calava. Sbagliò Craxi a giustificare i fischi a Berlinguer al congresso di Verona del 1984, sbagliò, non c’è dubbio, Craxi a sottovalutare in seguito tutti i fenomeni degenerativi della politica italiana, e soprattutto le conseguenze politiche della caduta del comunismo e del Muro. Ma siamo già al dopo Berlinguer.

Quel che fece Occhetto non fece Berlinguer, ma anche Occhetto dovette aspettare che il comunismo uscisse di scena dall’Europa per espungerlo dall’Italia. Continuo a ritenere più rilevante la trasformazione del Pci avvenuta per iniziativa di Togliatti, che seppe trasformare un piccolo gruppo di rivoluzionari di professione in un grande partito di massa. Berlinguer ne continuò la politica adeguandola ai tempi e la rottura con Mosca fu a mio avviso perfino tardiva. I figli di Togliatti, senza comunismo, divennero riformisti e socialisti, quelli di Berlinguer hanno fondato il Partito democratico.

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Commenti all'articolo
  1. Già, i figli di Togliatti, senza comunismo, divennero riformisti e socialisti, quelli di Berlinguer hanno fondato il Partito democratico. Bisogna poi anche riconoscere che dopo la caduta del muro di Berlino occorreva trovare uno sbocco positivo alla crisi del comunismo e di quello italiano per quanto riguardava noi del PSI, piuttosto che affrontare quel terremoto rinsaldando l’intesa con la DC: che errore ragazzi!

  2. Caro direttore, finalmente metti a fuoco la vera natura di noi Socialisti degli anni settanta. Non puoi immaginare la mia grande soddisfazione nel leggere queste tue, mie riflessioni.
    Io c’ero al Congresso di Verona ,ero delegato ligure assieme al comune amico compagno Sauro Baruzzo,il mio fischio fu assordante. Ho vissuto in prima persona tutte le battaglie che hai elencato, ero giovane anch’io e la forza delle idee e l’entusiasmo giovanile mi fecero entrare nella mischia in contrapposizione al P.C.I. di Berlinguer e alla C.G.I.L., sulla scala mobile, Sauro era dall’altra parte.
    Il rievocare quegli eventi mi ridà la carica; ma purtroppo non so come e per cosa scaricare questa ritrovata energia.

  3. Non c’è dubbio che sul piano storico-politico il Comunismo è fallito e il Socialismo Riformista rimane il punto di riferimento di ogni vero progressista sostenitore della solidarietà e della giustizia sociale. Nella storia Socialista ci sono anche errori, riconosciuti da Nenni e Craxi, come l’alleanza frontista con il PCI e quella ricordata da Sposi di giocarsi la partita verso il PCI in termini di alleanza con la DC e per imporre sostanzialmente una sorta di “adesione del PCI al PSI” invece di un processo di unificazione Socialista. Oggi parleremo di altro.

  4. …Hanno fondato il PD e stanno distruggendo la Democrazia rivelandosi degli antidemocratici pericolosi.
    Ho sempre creduto, invece, che in questo paese si potessero ricucire tutte le scissioni quella di Saragat del 1946 e quella del 1925 di Gramsci sono stato un illuso. Craxi l’ho sempre ritenuto un socialdemocratico anche se in economia troppo liberale oggi abbiamo una prova evidente che senza Stato regolatore la giustizia sociale va nel cestino.

  5. Con il tuo abituale acume Mauro, poni una questione non di poco conto, che è quella di Togliatti (personaggio paragonabile a Craxi per le contraddizioni, diverse ma forti, che caratterizzano entrambi). Sono d’accordo, la svolta di Salerno fu molto più importante delle svolte (non di poco conto) berlingueriane. Qui si inserisce la mia idea, suffragata anche da scambi di opinione con autorevoli ex comunisti, che in realtà Berlinguer ad un certo punto segna una discontinuità proprio con Togliatti. Non a caso come tu dici i togliattiani doc, non più comunisti trovano naturale diventare socialisti riformisti e gli eredi di Berlinguer no. Per come la vedo io la discontinuità avviene con la famosa intervista sulla “questione morale”, laddove Berlinguer postula l’appoggio ad un governo slegato dagli accordi di partito e i partiti fuori dalle istituzioni, di fatto negando che il conflitto politico, essendo la rappresentazione del conflitto sociale, rappresenta l’essenza più vera della democrazia. Al contrario Togliatti, più di altri, volle un modello costituzionale imperniato sui partiti (“i partiti politici sono la democrazia che si organizza”). Il che rende “naturale” il fenomeno che tu evidenzi con acutezza. Mi viene in mente che forse l’errore madornale (quello di cui parla Gigi Sposi) è stato quello di perder tempo, negli anni ’80, a demonizzare lo stalinismo di Togliatti (pure innegabile) invece di prendere in contropiede i comunisti rilevando il sostanziale abbandono della “via italiana” teorizzata con la svolta di Salerno e il protagonismo togliattiano nella Costituente.

  6. Con il suo diploma in cinematografia, Veltroni, facendo il film su Berlinguer, ha finalmente trovato la sua dimensione.
    Purtroppo tutti ricordano quando, in occasione del congresso del suo partito nel 2000, individuò quale propria fonte ispiratrice il socialismo liberale di Carlo Rosselli.
    Misteri della politica cinematografica!

  7. Purtroppo invece di fare come Mitterand hanno spasimato e si sono accapigliati per amore della DC… la sinistra si è ammosciata… e ora difatti a capo della sinistra abbiamo un democristiano… l’unità della sinistra rimane un sogno…

  8. “I figli di Togliatti, senza comunismo, divennero riformisti e socialisti, quelli di Berlinguer hanno fondato il Partito democratico”. ..non dimentichiamo che i figli (politici) di Craxi diedero vita a (o si rifugiarono in) Forza Italia. Nutro qualche dubbio sul fatto che oggi, il Partito Democratico sia costituito da ex-comunisti, è piuttosto un “melting pot” abbastanza confuso e contrastante di forze (tante) e idee (poche) politiche.
    I socialisti, quelli che non hanno subìto le “mutazioni genetiche” – non fu Grillo a ricorrere a questa definizione e i socialisti dovrebbero ricordarlo – sono e rimangono quelli che hanno aderito alla Sinistra Lombardiana.
    Invito i veri socialisti a recuperare e rifarsi ai valori di quella grande figura che è stata Riccardo Lombardi.

  9. Giusto, ma per la verità un gran strappo del catto-comunista Berlinguer da Mosca allora non lo si vide: ricordo una ambigua frase a proposito della “perdita di spinta propulsiva del comunismo” mentre il PCI continuava a ricevere i finanziamenti sovietici e Berlinguer a baciare in bocca i dirigenti di Mosca; ben altra fu l’innovazione e la svolta di Craxi…

  10. Trovo in questa analisi una punta di subalternità verso il pci, come se il partito comunista nella storia della Repubblica nei momenti di scelte importanti non si fosse sempre schierato contro la politica dei socialisti, noi le analisi verso il nostro partito le facciamo sempre in modo molto chiaro ed approfondito, mentre i comunisti nelle loro analisi hanno la forza l’arroganza l’orgoglio di partito che nasconde le vergogne e gli errori commessi dal dopoguerra ad oggi. Quando anche noi troveremmo quella forza di difendere il nostro passato???.

  11. Quando Berlinguer cominciò ad esserci, era il ’72. Il XIII congresso del Pci lo nominò segretario. “Il socialismo è una realtà mondiale, una realtà in sviluppo, una realtà che si esprime in lotte grandiose , che si esprime in grandi conquiste, a cominciare da quelle che si realizzano in una nuova fase di slancio delle forze produttive, nella grande Unione Sovietica, e in tutti i paesi socialisti, senza eccezione. […]” disse il nostro nelle conclusioni del Congresso e, rivolgendosi ai socialdemocratici: “La classe operaia può divenire forza egemone in ogni singolo paese e nell’insieme dell’Europa e se la sua azione acquista un respiro europeo e mondiale, e se si collega con i movimenti dei popoli oppressi . I socialdemocratici odierni hanno davvero dimenticato il grande motto di Marx: non può essere libero un popolo che opprime un altro popolo”. Berlinguer c’era o non si era accorto dell’invasione di Ungheria e della Cecoslovacchia?

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